Il presidente della Sardegna Ugo Cappellacci

Prima erano a maggio, poi quasi a rischio e ora, finalmente, è certo: saranno a giugno. Il 10 e l’11 per la precisione, con eventuale turno di ballottaggio il 24 e 25. Le elezioni amministrative in Sardegna (65 comuni al voto e circa 300mila elettori) finora sono state all’insegna dell’incertezza o meglio, di un gran pasticcio che ha varcato anche il Tirreno. Con ben due date: l’ultima, quella definitiva, è stata fissata ieri dalla giunta regionale dopo lo scontro, a scoppio ritardato, con il Governo per la gestione amministrativa e finanziaria del voto. Una soluzione trovata a soli tre giorni dalla chiusura delle liste e che vede slittare l’appuntamento alle urne di tre settimane. Inutile anche la leggina apposita votata dal consiglio regionale per spostare di quattro giorni la data ultima per le candidature: aspiranti primi cittadini e consiglieri dovranno presentare tutto tra l’11 e il 12 maggio. Più tempo per i ritardatari, con il benestare degli uffici comunali che da settimane cercano di avere lumi da Prefetture e Regione.

Il motivo del rinvio è legato al noto software del Viminale che gestisce e trasmette i dati elettorali in tutta Italia. In Sardegna sono state modificate alcune norme in materia di Enti locali, in particolare sulla composizione e sul numero dei consiglieri comunali, così il programma del ministero che ha sempre gestito le elezioni non può più funzionare se non adeguato. A ciò si aggiunge la diversa data stabilita per le amministrative: mentre nella penisola il 6 maggio si vota per le comunali, nello stesso giorno i sardi dovranno esprimersi sui cosiddetti dieci referendum “anticasta”. Due date perché non è stato raggiunto l’accordo per l’Election day, con relativo risparmio. Da qui la nota spedita da Roma alla Regione che si disimpegnava a livello organizzativo e anche economico.

In virtù dell’Autonomia sarda e del risparmio il ministero dell’Interno aveva deciso di non garantire il “sostenimento di ulteriori oneri finanziari a carico dello Stato per l’organizzazione e gestione delle elezioni amministrative in codesta Regione”. Una spesa stimata in circa 800mila euro, oltre a quella, già a carico, per i referendum. Ma ci sarebbe stato un ulteriore intoppo burocratico: si sarebbe resa necessaria una legge ad hoc, oltre ai mille dubbi. Così è arrivato l’appello del presidente Ugo Cappellacci al premier Monti: “A rischio il voto, i tempi sono troppo stretti. È una questione di democrazia”.

Eppure quella nota partita da Roma era stata protocollata in uscita il 12 marzo, ossia un mese prima rispetto all’accorata protesta del governatore arrivata solo il 9 aprile. Un ritardo definito sospetto anche dall’opposizione in Regione, in particolare dal Pd che punta il dito contro una “sciatteria inaccettabile”. Già una settimana fa i capigruppo del centrosinistra in Consiglio regionale Giampaolo Diana (Pd), Adriano Salis (Idv) e Luciano Uras (Sel) avevano denunciato il mancato coinvolgimento dell’assemblea e “l’assenza sistematica di corrette relazioni istituzionali tra gli organi della Regione”. Polemico il segretario regionale del Pd, Silvio Lai: “Così si rischia di mettere perfino in seria difficoltà la partecipazione dei cittadini al voto”.

Il governatore Cappellacci giovedì scorso era impegnato in un incontro a Roma con il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri che aveva dato rassicurazioni sull’impegno del Governo. Poi l’ultima riunione al Viminale sul caso sardo con i tecnici al lavoro per l’adeguamento del software e quindi la decisione della giunta, che era già nell’aria, come unica soluzione possibile. Attesa con preoccupazione dall’Anci Sardegna che da giorni chiedeva “comunicazioni certe” con l’auspicio che, per le prossime consultazioni, “si adottino tutte le misure necessarie affinché non si creino le difficoltà attuali e non ci sia, per l’ennesima volta, una distorsione dell’autonomia regionale che, anche questa volta, penalizza le autonomie locali della Sardegna”.

Tra disguidi tecnici, incomprensioni normative, accavallarsi di date c’è chi ha già speso dei soldi per le elezioni previste a fine maggio e ora non sa come fare. Sono i sardi emigrati che risiedono all’estero. A loro la Regione rimborsa il biglietto per tornare a votare, dopo qualche dubbio sono stati trovati i fondi. Si tratta di 361,52 euro per chi arriva dai paesi europei, e di 619,75 euro per chi si mette in viaggio da paesi extraeuropei. Qualcuno di loro ha già prenotato, e pagato, e ora chiede cosa deve fare.

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