Luciano e Alessandro Moggi

A volte ritornano. A sei anni dalla messa in liquidazione della Gea World, Alessandro Moggi ci riprova. Da lunedì sarà attiva a Dubai la GEA World Middle East, che sarà gestita da lui, insieme all’ex sodale Riccardo Calleri e a un nuovo socio. Della vecchia società di procuratori sportivi che controllava il calcio italiano, la nuova Gea prenderà solo il nome. Il nome, appunto. Moggi junior è il figlio dell’ex dg della Juventus, Luciano, che si è appena visto confermare dall’Alta Corte del Coni la sentenza di radiazione emessa nel luglio 2011 dalla Commissione Disciplinare.

Quella della GEA World Middle East è però un’altra storia. “Un bel messaggio anche per il cosiddetto Made in Italy. Così possiamo esportare il nostro modo di far calcio” ha detto Alessandro Moggi alla Gazzetta dello Sport, sottolineando che l’esordio a Dubai sarà solo “un bel primo passo”, visto che la nuova GEA – a differenza di quella vecchia – non avrà la procura di calciatori, ma si occuperà solamente di gestire l’immagine degli atleti e di offrire non meglio specificati servizi, oltre che organizzare eventi in ambito calcistico.

A questo punto, però, è doveroso ricordare cosa fu la GEA nel calcio italiano e nelle aule giudiziarie per comprendere cosa ha rappresentato quel nome. Nata nel 2001, della GEA hanno fatto parte a vario titolo nei suoi cinque anni di vita, oltre al già citato Moggi e al suo socio Franco Zavaglia, tutta una serie di ‘figli di’: Riccardo Calleri, figlio di Gian Marco (ex presidente di Lazio e Torino); Chiara Geronzi, figlia di Cesare (al tempo numero uno di Capitalia e, nel calcio, controllore di minoranza dell’As Roma e dei debiti della SS Lazio); Andrea Cragnotti, figlio di Sergio (ex proprietario Lazio); Francesca Tanzi, figlio di Callisto (ex Parma); Giuseppe De Mita, figlio di Ciriaco (DC) e Davide Lippi, figlio di Marcello (ex allenatore di Juventus e nazionale italiana).

Tra il 2001 e il 2006, la GEA era arrivata a gestire la procura di 262 calciatori e, visto chi la controllava, era palese il conflitto d’interessi. Eppure, nonostante le dichiarazioni del solito Zeman (“La Gea influenza il campionato di calcio italiano”) e le denunce di procuratori (Pasqualin, Morabito e Canovi) che si erano visti togliere procure in favore della società di Moggi junior, una commissione della FIGC stabilì che era tutto regolare. Anche perché una modifica del Regolamento FIGC per Agenti di calciatori risalente al 2001 (coincidenza: l’anno di nascita della Gea) in pratica eliminava la possibilità di conflitto di interessi se vi erano rapporti di parentela o di affari tra procuratori e club. La GEA, quindi, ha continuato a spadroneggiare nel sistema calcio italiano. Almeno fino al 2006, agli albori di Calciopoli, quando i pm romani Luca Palamara e Maria Cristina Palaia aprirono un fascicolo in relazione al sospetto di posizione dominante. Apriti cielo.

Dai verbali delle indagini emersero le dichiarazioni di diversi calciatori (tra cui Grabbi, Fresi, Amoruso, Blasi e Miccoli), che accusavano a vario titolo la GEA di avere esercitato pressioni su di loro, di essere stati minacciati, di aver subito violenze ed estorsioni e di essere stati ostracizzati dal calcio che conta per non aver obbedito agli ordini. Non solo. Le accuse, infatti, parlavano anche di commissioni gonfiate date dalle società ai procuratori della GEA e di convocazioni in nazionale pilotate. Stralciate le posizioni di alcuni imputati (Geronzi, Cragnotti), in sei vennero rinviati a giudizio: Luciano e Alessandro Moggi, Davide Lippi, Franco Zavaglia, oltre a Pasquale Gallo e Francesco Ceravolo (collaboratori di Luciano Moggi). Nel 2008, dopo oltre 400 deposizioni (in pratica tutto il gotha pallonaro), accuse di reticenza e falsa testimonianza, si arrivò alle richieste di condanna per associazione a delinquere, illecita concorrenza, violenza privata e tentata violenza per Luciano e Alessandro Moggi e i loro sodali. Nel 2009 arrivò la sentenza: Zavaglia, Lippi, Ceravolo e Gallo vennero assolti con formula piena; Luciano e Alessandro Moggi furono condannati rispettivamente a 1 anno e 6 mesi e 1 anno e 2 mesi per violenza privata e minacce. Esclusa, dunque, l’associazione a delinquere.

Il pubblico ministero, dopo la sentenza, decise di non ricorrere, denunciando che il mancato accoglimento della maggior parte delle imputazioni era stato provocato dalla “omertà del mondo del calcio”. Nel marzo 2011, la Corte d’Appello ha ridotto ulteriormente le pene, perché è andato prescritto il reato di violenza privata nell’ambito del caso Amoruso: 1 anno a Moggi senior e 5 mesi a Moggi junior. Nel frattempo, nell’aprile del 2009, era arrivata anche la condanna della giustizia sportiva: 4 anni di sospensione dall’albo dei procuratori per Alessandro Moggi, poi ridotti dal Tnas a 20 mesi. Ecco perché, da gennaio 2011, Moggi jr. è libero di operare a pieno titolo come agente dei calciatori. Anche per questo motivo, dopo aver parlato della nascita della GEA World Middle East come di un “bel messaggio per il Made in Italy”, nell’intervista alla Gazza Alessandro Moggi ha preannunciato anche altro: “Da settembre potremmo riaprire i battenti in Italia”. A volte ritornano: nomi, cognomi e fantasmi già noti.