Omissioni dolose, favoreggiamento, falso ideologico in atto pubblico e addirittura ostacolo aggravato alla difesa del disastro ambientale nel Poligono interforze di Quirra, Sardegna sud orientale. Attorno alla base più grande d’Europa, dove si testano armi e munizioni, si consuma il nuovo atto della Procura di Lanusei: ieri sono stati recapitati venti avvisi di conclusione delle indagini, partite più di un anno fa. Tra i destinatari ci sono generali, professori universitari, tecnici, fisici e addirittura il primo cittadino di Perdasdefogu, Walter Mura. Accusato, in sostanza, di aver ostacolato la giustizia. Mura negli scorsi mesi è più volte sceso in piazza per sostenere la presenza dei militari in un paese in cui la fragile economia si sostiene sulla pastorizia.

Secondo il procuratore di Lanusei Domenico Fiordalisi, le morti sospette per tumori e leucemie tra i civili sono da ricondurre all’inquinamento prodotto dagli esperimenti di armi e munizioni, nonché allo “smaltimento illecito di rifiuti”, ossia “brillamenti o interramenti di materiale bellico (bombe e munizioni) della Seconda guerra mondiale, senza nessuna cautela per l’ambiente”. Soprattutto tra i pastori che pascolavano nei terreni in co-uso con la Difesa. Nel provvedimento si citano infatti i risultati ottenuti dalla riesumazione delle salme nei paesi della zona: Villaputzu, San Vito e Perdas. Nei corpi, si legge, “veniva misurata un’anomala quantità di torio (radioattivo) superiore a chi non aveva lavorato in quelle aree”, un’analisi che è stata curata dal professor Evandro Lodi Rizzini del Cern di Ginevra a metà dicembre. Il torio sarebbe responsabile di alterazioni del dna tali da provocare malattie letali.

La Procura ogliastrina contesta informazioni omesse a scapito della salute pubblica e favoreggiamento aggravato. Il sindaco, in carica da dieci anni, secondo il provvedimento, avrebbe appunto favorito con dichiarazioni reticenti “i generali del Pisq” e in più occasioni, insieme, al professor Pierluigi Cocco dell’Università di Cagliari avrebbe diffuso alla cittadinanza “informazioni false a livello sanitario”, anche attraverso il sito Quirra.net. A cui si aggiunge l’aggravante di aver commesso il fatto con “violazione dei doveri inerenti alla funzione pubblica”. Per i due in particolare si profila la malafede perché, si legge ancora, sia Mura, sia Cocco hanno ricevuto “incarichi molto remunerativi”. Il primo dall’Aeronautica militare come privato libero professionista per importanti attività edilizie nell’area del poligono, il secondo nel 2011 dall’ammistrazione militare. Il sindaco Mura al telefono appare sorpreso: “Sono l’unico sindaco indagato, ma ho già ricevuto attestati di solidarietà, anche da colleghi. Non nascondo nulla, stasera alle 18 leggerò il provvedimento ai cittadini, pubblicamente e a tutti”. Un’assemblea che si annuncia infuocata.

Tra i nomi importanti ci sono i generali (alcuni già iscritti nel registro degli indagati) e gli ex comandanti che si sono succeduti negli anni tra la base di Perdas e il distaccamento a mare di san Lorenzo (Villaputzu). Spiccano i generali Fabio Molteni, Alessio Cecchetti, Roberto Quattrociocchi, Landi, Mauloni, i colonelli Gianfranco Fois e Francesco Ragazzon e il tenente Walter Carta (responsabile prevenzione della base). L’ipotesi di reato per loro è “omissione dolosa aggravata di cautele contro infortuni e disastri”. Viene contestata l’assenza di interdizione alla popolazione delle zone interessate da “alta intensità militare”, in particolare ai pastori, mentre i militari non avevano protezione nonostante “il persistente e grave disastro ambientale con enorme pericolo chimico e radiottivo”. A cui si aggiungono i test delle ditte italiane ed estere e “esplosioni di gas da parte del Centro sviluppo materiali Spa senza la valutazione dei rischi”. Citata anche la discarica militare Is Pibiris, vasta un ettaro, vicina a un’asta fluviale del Flumendosa, corso d’acqua che sfocia sulla costa orientale tra Muravera e Villaputzu.

Ci sono poi i professori, ricercatori e tecnici universitari: Francesco Riccobono (ateneo di Siena), Giuseppe Prolano, Fabio Baroni, Luigi Antonello di Lella. E ancora il generale Giuseppe di Donato, il maggiore Vincenzo Mauro e il dottor Vittorio Sabbattini della Commissione del ministero della Difesa; oltre a due due tecnici della Sgs incaricati dalla Nato-Namsa, Gilberto Nobile e Gabriella Fasciani accusati di “falso ideologico in atto pubblico” per aver certificato dolosamente “l’assenza di inquinamento di tipo antropico militare”. Con lo scopo, si legge nel provvedimento, di “occultare il disastro ambientale commesso in precedenza nel Pisq anche con l’utilizzo dei missili Milan (oltre mille, ndr) prodotti dalla società Mbda controllata da Finmeccanica e quindi collegata alla stessa Sgs Italia S.p.a.”. Un intrico di controllori e controllati su una presenza militare e un’inchiesta che di fatto spacca le comunità tra incredulità, rabbia, sospetti e dolore.