Il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo e il pm Paolo Filippini hanno chiesto al gip la proroga delle indagini nei confronti del presidente del consiglio regionale Davide Boni, del capo della sua segreteria Dario Ghezzi e delle altre persone indagate nell’ambito dell’inchiesta per presunte tangenti, cioè l’ennesima vicenda giudiziaria che ha coinvolto il Pirellone. Il gip nei prossimi giorni dovrà decidere se concedere o meno la proroga delle indagini.

Intanto l’immobiliarista Luigi Zunino e lo stesso Ghezzi, due delle quattro persone perquisite la scorsa settimana, hanno presentato ricorso al tribunale del Riesame contro i sequestri di carte effettuati dalla Gdf. Nei prossimi giorni inoltre il tribunale del Riesame dovrà fissare la data dell’udienza nella quale si discuterà il dissequestro della documentazione acquisita a Zunino e Ghezzi.

C’è attesa, intanto, per la seduta di domani del consiglio regionale lombardo. L’attesa è anche quella del presidente della Regione, Roberto Formigoni, che nei giorni scorsi aveva dichiarato tra l’altro che non c’è nessun complotto dei magistrati: “Domani in Consiglio ci sarò e – dice – mi aspetto che Boni, che ha rivendicato la sua estraneità ai fatti, ci dica qualcosa in più per confermarla. Boni deve dimostrare con chiarezza la sua estraneità ai fatti. Penati si dimise dopo alcune settimane, date tempo a Boni di spiegarsi e di parlare”. Alcuni giorni fa, d’altro canto, i vertici della Lega avevano parlato di fiducia assoluta nel presidente del consiglio regionale. I due rappresentanti dell’opposizione (sui 5 componenti totali) hanno deciso di disertare stamani la prima riunione dell’ufficio di presidenza del consiglio, dopo che Boni ha scelto di non dimettersi.

In realtà non è certo che Boni interverrà in consiglio. Raggiunto dai cronisti mentre si recava nel suo ufficio a palazzo Pirelli, il presidente dell’assemblea regionale ha detto, riferendosi all’annunciato intervento di domani in aula: “Non lo so, devo ancora decidere”. In forse sarebbe la stessa presenza in aula e a quel punto Boni invierebbe una nota scritta. Quel che è certo – ed è notizia della serata – è che la Lega Nord ha ribadito per l’ennesima volta che Boni non ha alcuna intenzione di lasciare la carica al momento, come emerso in un ‘incontro che Boni ha avuto con i dirigenti del partito, in via Bellerio a Milano.

Le opposizioni in consiglio hanno nel frattempo depositato la mozione urgente “di censura” a Boni, che sarà messa domani all’ordine del giorno del consiglio regionale della Lombardia. Il documento è stato sottoscritto da Pd, Idv, Udc, Sel e Pensionati e “chiede al presidente Davide Boni, come già fatto con altri componenti dell’ufficio di presidenza, oggetto di inchiesta da parte della magistratura, di voler lasciare il suo incarico di presidente”. “Nell’avanzare questa richiesta – si legge – il Consiglio gli augura che possa dimostrare la sua estraneità agli addebiti mossi dalla magistratura”. La mozione non è tecnicamente ‘di sfiducia’, perchè non è previsto dal regolamento, ma come tale appare, dopo che il centrosinistra ha chiesto per una settimana le dimissioni di Boni e di riflesso del presidente Formigoni.

A Boni chiede le dimissioni anche il segretario del Pd Pierluigi Bersani: “‘Abbiamo sempre chiesto un passo indietro – dichiara – da parte di chi copre incarichi istituzionali così rilevanti”. “In Lombardia – continua – ci sono tanti fatti, ma mi pare che da parte delle istituzioni interessate, non ci sia una risposta sufficiente. Credo che la Lombardia meriti una risposta più consapevole. Da noi ci sono stati episodi dubbi e problemi e ci siamo comportati in un certo modo davanti a tutti”.

Pierferdinando Casini, leader dell’Udc, non chiede le dimissioni (“Non è mio compito, casomai le chiederanno i consiglieri”), ma aggiunge che “l’unico modo serio per non fare fumogeni e rispondere alla questione morale è fare al più presto la legge sulla corruzione senza rimandare tutto alle calende greche”. Sulla questione è arrivata oggi la rassicurazione del ministro della funzione pubblica Filippo Patroni Griffi: “Il contrasto preventivo alla corruzione è un impegno prioritario che faremo di tutto per portare all’attenzione della Camera nel ddl ora in discussione”, perché quello della corruzione “è un problema etico e culturale i cui costi economici sono difficili da stimare e che origina da disfunzioni nella pubblica amministrazione e da complessità burocratiche”.

Invece è dal Pdl che si leva una voce inaspettata: “Al suo posto – afferma il vicecoordinatore del Pdl in Lombardia, Viviana Beccalossi – avrei fatto un passo indietro, per uscirne più forte”.