”Non c’è un complotto da parte della magistratura, che sta facendo il suo dovere, ma c’è una attenzione morbosa da parte dei media su quanto accade in Regione Lombardia, assolutamente sproporzionata rispetto ad altri casi di questo genere”. Roberto Formigoni si lamenta delle attenzioni che la stampa all’Ente che lui presiede. Che Davide Boni sia il quarto di cinque componenti dell’ufficio di presidenza della Regione a finire indagato (come Filippo Penati, mentre Nicoli Cristiani e Ponzoni sono stati arrestati) appare al Governatore una cosa quasi normale. “Basta guardare le prime quattro pagine dei quotidiani nazionali, tutte dedicate a questo caso. La strumentalizzazione da parte della stampa e dei potentati finanziario economici e l’accanimento contro Regione Lombardia, dimostra che stiamo governando bene, e questo dà fastidio a molti”, afferma. E del resto, garantisce,  “come capo di Regione Lombardia mi sono sentito in dovere di costruire dei sistemi per impedire di delinquere”, tanto che ora al Pirellone “è molto più difficile delinquere, perché c’è una pluralità di organismi di controllo”. Il Governatore nega anche che possa esserci un asse Pdl-Lega, come ipotizzato dai magistrati. “Io non ci credo, dopo di che vediamo quali sono i fatti, eventualmente saranno portati a galla”.

Intanto stamani una grande scritta “Lega Ladrona”,vergata con vernice spray azzurra, è comparsa sul muro di uno dei caselli di piazza XXIV Maggio a Milano, dove ha sede la sezione Milano Sud del Carroccio. La scritta, parafrasi del motto leghista “Roma ladrona”. Ma per il partito le dimissioni di Boni non sono all’ordine del giorno. Almeno non secondo Umberto Bossi che ieri ha incontrato l’esponente del Carroccio dicendogli di resistere e non cedere alle pressioni. Nel quartier generale della Lega c’è la convinzione che sia una manovra pilotata per attaccare il partito ora che è l’unico all’opposizione del governo Monti. Questo pomeriggio ci sarà un vertice d’urgenza convocato ieri dal Senatùr, cui parteciperanno, tra gli altri, gli ex ministri Roberto Calderoli e Roberto Maroni,  i capogruppo di Camera e Senato, Giampaolo Dozzo e Federico Bricolo, e il segretario lombardo, Giancarlo Giorgetti. Il partito ha intenzione di comprendere a pieno quale sia il reale coinvolgimento di Boni nella vicenda e soprattutto a quale livello e come la Lega potrebbe finire infangata dalle accuse. A suggerire le dimissioni spontanee di Boni, oltre al capogruppo della Lega in consiglio regionale, anche il sindaco di Verona Flavio Tosi. “Se facesse un passo indietro con questo quadro accusatorio poco chiaro sarebbe un gesto da signore”, ha detto Tosi. “Non si capisce bene, perché da quello che è emerso, ancora si deduce poco. Se Boni dovesse ridurre il suo peso all’interno dell’ufficio di presidenza sarebbe meglio per potersi difendere, però occhio a non trarre conclusioni affrettate”. Sui sospetti sollevati dalla Lega per l’operato dei magistrati a ridosso delle amministrative Tosi ha osservato: “Ecco il periodo, a poco dalle elezioni, farebbe pensare a quel modo di fare che sotto campagna elettorale attiva certe inchieste che poi finiscono nel nulla”.

In difesa di Boni si è schierato anche il presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà, sostenendo che “la Lega Nord che ho conosciuto è un movimento politico refrattario a certe logiche deviate e inquinate della politica”. Il Carroccio “s’è, infatti, sempre contraddistinto per la capacità di operare sul territorio con spirito di appartenenza e militanza. Come ho già affermato in situazioni analoghe, il garantismo impresso nella mia azione politica mi porta a ritenere la presunzione d’innocenza una prerogativa necessaria per tutti i cittadini. Sono certo che Boni saprà chiarire la sua posizione nei confronti della magistratura inquirente. Lasciamo, dunque, lavorare le Autorità in modo sereno al fine di fare chiarezza anche su questa vicenda”.