Le forze dell’esercito siriano e dei servizi di sicurezza hanno ucciso donne e bambini disarmati, usato l’artiglieria contro aree residenziali, torturato manifestanti feriti. Il tutto obbedendo a ordini arrivati “dal più alto livello possibile”. E’ la conclusione del rapporto diffuso oggi dal Consiglio Onu per i diritti umani (Unhrc), che ha creato una commissione di inchiesta ad hoc guidata dal diplomatico brasiliano Paulo Pinheiro. Il rapporto evidenzia che anche le formazioni armate dei ribelli anti-regime si sono rese responsabili di “rapimenti e uccisioni” sommarie, ma su una scala “non comparabile” a quanto commesso dalle forze governative.

“La commissione ha ricevuto prove credibili e coerenti che identificano ufficiali e alti ufficiali che hanno dato ordine ai loro subordinati di sparare su manifestanti disarmati, di uccidere altri soldati che si sono rifiutati di obbedire a questi ordini, di arrestare persone senza un giusto motivo, maltrattare i detenuti e attaccare quartieri civili con fuoco indiscriminato di carri armati e mitragliatrici pesanti”, si legge nel rapporto anticipato dall’agenzia di stampa Reuters. La commissione d’inchiesta ha detto di avere a disposizione una lista di nomi di ufficiali sospettati per la loro condotta di aver commesso crimini contro l’umanità. I nomi sono in una busta sigillata, consegnata direttamente al vertice del Consiglio Onu per i diritti umani e secondo l’emittente al Arabiya in quei nomi c’è anche quello del presidente Bashar Assad. Tutto il rapporto sarà discusso la prossima settimana, a Ginevra, in una riunione da cui potrebbe uscire la richiesta di una formale incriminazione da parte della Corte penale internazionale dell’Aja a carico dei presunti responsabili di crimini contro l’umanità. Un’ipotesi del genere era già stata avanzata alcuni giorni fa da Navi Pillay, presidente del Consiglio Onu per i diritti umani.

Le indagini della commissione d’inchiesta si basano su informazioni raccolte dall’esterno, perché il governo siriano ha vietato l’ingresso ai funzionari dell’Onu. Le conclusioni, però, sono molto chiare: il partito Baath, attraverso il suo Ufficio per la sicurezza è stato la cinghia di trasmissione delle scelte politiche ai servizi di intelligence, che, nelle loro diverse articolazioni,  “sono stati al cuore di tutte le operazioni”. Inoltre, il rapporto accusa alcuni ricchi uomini di affari siriani legati al regime di aver contribuito a finanziare ed armare le milizie filogovernative degli Shabbiha: “In un certo numero di occasioni, la commissione ha documentato che i membri degli Shabbiha sono stati usati strategicamente per commettere crimini contro l’umanità e altre gravi violazioni”. Il rapporto ha identificato 38 centri di detenzione dove gli oppositori del regime sono stati tenuti in condizioni umilianti e spesso torturati «fin dal marzo del 2011», dall’inizio quindi delle proteste contro Assad.

Il rapporto arriva a pochi giorni dalla decisione dell’Ue di inasprire le sanzioni contro il regime, decisione che sarà assunta lunedì 27 nel Consiglio dei ministri degli esteri dei 27 paesi. Secondo indiscrezioni, le misure colpiranno direttamente 7 alti esponenti del regime e includeranno l’embargo sui voli merci, misure contro la banca centrale siriana e il commercio di metalli preziosi. L’Ue però si prepara anche a chiedere una tregua umanitaria di alcune ore al giorno per permettere alla Croce rossa internazionale di portare soccorso ai civili, specialmente nella zona di Homs, dove però continua violentissima l’offensiva dell’esercito regolare.

Secondo testimonianze che arrivano dal quartiere di Bab Amro e da altre zone della città, i carri armati si sono affacciati nelle strade. Un segnale che, dopo la pioggia di colpi di artiglieria, di mortaio e di razzi degli elicotteri, potrebbe essere prossima la temuta azione da terra. Impossibile, secondo i racconti, calcolare il numero delle vittime dell’offensiva, che dura ormai dal 4 febbraio. Secondo alcune testimonianze, i morti potrebbero essere alcune centinaia. Solo negli ultimi due giorni di intensi bombardamenti, almeno 100 persone sarebbero state uccise.

Tra loro, anche la reporter statunitense Marie Colvin e il fotografo francese Remi Ochlik, uccisi ieri nel centro media allestito dai ribelli a Bab Amro. Il governo siriano, oggi, in una nota del ministero degli esteri «respinge le dichiarazioni che considerano la Siria responsabile per la morte di giornalisti che si sono introdotti illegalmente nel suo territorio, a proprio rischio e pericolo».

E in vista della conferenza internazionale che si apre domani a Tunisi, il ministro degli esteri britannico William Hague, a margine della conferenza di Londra sulla Somalia, ha detto ai reporter che l’obiettivo è «stringere la morsa economica e diplomatica sul regime di Assad». Hague ha escluso un intervento militare e l’incontro nella capitale tunisina sarà importante per creare un consenso internazionale attorno alle azioni contro Assad. Ci saranno però due assenze fondamentali: Cina e Russia, che hanno criticato l’incontro perché “unilaterale”.

di Joseph Zarlingo

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