Con la maggioranza assoluta dei voti, il socialdemocratico tedesco Martin Schulz è stato eletto presidente del Parlamento europeo per la seconda metà legislatura. La votazione si è conclusa con 29 voti nulli e 670 validi: di questi, 336 sono andati a Schulz che ha battuto così il connazionale (conservatore) Nirj Deva e la liberal-democratica britannica Diana Wallis. Nel primo discorso ufficiale, il presidente del parlamento Ue ha puntato il dito contro il potere delle agenzie di rating. ”Bisogna dire un no chiaro” al sistema delle agenzie di rating, che è “una minaccia per il progetto europeo. Cresce il sospetto che anonime agenzie con sede a New York siano più potenti di governi democraticamente eletti”.

Il tedesco è noto per lo scontro con l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che lo definì “kapò” in occasione del debutto del semestre italiano di presidenza dell’Unione europea nel 2003.


(dal film “Quando c’era Silvio”, di Enrico Deaglio e Beppe Cremagnani, Luben 2005)

Ma quelli erano altri tempi. Oggi Schulz siede in una delle poltrone più importanti d’Europa, eletto a larghissima maggioranza anche grazie all’appoggio dei Popolari, il gruppo europeo di cui fa parte il Pdl. Nessuna sorpresa a Strasburgo, dal momento che l’elezione di Schulz era nell’aria da mesi. Succede quindi al polacco Jerzy Buzek: una bella rivincita per quello che i suoi avversari politici chiamano “la creazione politica più azzeccata di Berlusconi”. L’ex premier  italiano, attraverso il capogruppo Pdl in Europa Mario Mauro fa sapere che gli “farà piacere incontrarlo”. Accetterà Schulz? La sua nuova carica di presidente del Parlamento europeo glielo impone, ma Berlusconi dovrà bussare alla sua porta cappello in mano.

“Signor Schulz, so che in Italia c’è un produttore che sta montando un film sui campi di concentramento nazisti: la suggerirò per il ruolo di kapò. Lei è perfetto!”. Si era rivolto in questo modo il leader del Pdl, rispondendo alle critiche di Schulz all’alleato di governo del premier italiano, quella Lega Nord che secondo il socialista praticava “politiche del tutto incompatibili con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea”. Parole, quelle di Berlusconi, che a Strasburgo non si erano mai sentite dire con tanto sprezzo delle istituzioni, soprattutto da un leader politico e premier di un Paese membro. Contenuta la risposta di Schulz. “Il rispetto che ho per le vittime del nazifascismo mi impedisce di rispondere con qualsiasi commento. Quello che però mi è chiaro e che è difficile accettare è che un presidente del Consiglio nell’esercizio delle sue funzioni quando deve affrontare un minimo contraddittorio possa perdere il contegno in questo modo”. L’intera Aula rispose con due minuti abbondanti di applausi. Alla fine Berlusconi rifiutò di scusarsi perché, sostenne, lui aveva parlato con “ironia” e Schulz con “cattiveria”.

Da quel momento il tedesco sembra essersela legata al dito non perdendo occasione, in veste di leader del gruppo europeo dei socialisti e democratici, di criticare l’operato politico, e non solo, dell’odiato Berlusconi. “È una vergogna. Si dimetta”, aveva dichiarato il tedesco lo scorso febbraio, in pieno Ruby gate. “Va a detrimento di tutto il Paese avere un Primo ministro coinvolto in casi così oscuri”. Peggio ancora dopo la caduta del governo Berlusconi. “Un evento da celebrare”, aveva detto pubblicamente. “Le immagini hanno parlato chiaro su come il popolo italiano ha vissuto la caduta di Berlusconi”.

Con l’elezione di oggi Schulz completa la parabola ascendente della sua carriera politica. E dire che nel 1982 gestiva una piccola libreria a Würselen in Germania, il padre un semplice poliziotto. Al Parlamento europeo è arrivato nel 1994 e nel 2000 è diventato leader dei socialisti (oggi Socialisti e democratici). Nei due anni e mezzo di legislatura che restano alle prossime elezioni europee (tanto dura l’incarico del presidente del Parlamento europeo) Schulz terrà le redini di un’istituzione europea chiave, nonostante i poteri del Parlamento europeo siano ancora limitati dai trattati Ue. “Per la prima volta dalla sua fondazione il fallimento dell’Unione europea non è più un’ipotesi irrealistica”, ha detto il socialista nel suo discorso di insediamento. Vero. E con la sua elezione, l’Europa parla sempre più tedesco.