Nei due ultimi post ho parlato dei “comodi equivoci” che Monti intrattiene con l’opinione pubblica, e di come i grandi giornali liberali li alimentino.

Ma Eugenio Scalfari non ci sta! A capodanno aveva scritto: “Molti si chiedono quali risultati abbia dato l’imponente erogazione di liquidità (500 miliardi) che la settimana scorsa Draghi ha effettuato… Lo spread diminuirà!”. Poi le cose non sembrano andare per il verso giusto; Scalfari rassicura: “L’attendismo delle banche era prevedibile e previsto”.. Ma S&P declassa l’Europa: qualcuno reclama un cambio di politica economica o “elezioni a primavera”. Scalfari si arrabbia: “ogni persona sensata … non può che giudicarli demagoghi pericolosi o personaggi fuori di testa”. E rassicura: “la fiducia nel nostro debito sta tornando”. Ma Draghi smentisce: “la situazione è gravissima: e non dobbiamo assolutamente nasconderlo”.

L’arrivo di due nuovi commentatori economici conferma la (nuova?) linea di Repubblica: Alberto Bisin (PHD a Chicago, fondatore di NoisefromAmerika), e Alessandro De Nicola (presidente della Adam Smith Society; che invoca lo sbarco in Italia del tea party. Due esperti di liberalizzazioni, che però sulla crisi in atto rappresentano un punto di vista neoliberista estremo. Non invoco contributi anti-capitalisti: ma dove sono le posizioni “liberal”, insomma di centro sinistra? Gli sporadici articoli di Krugman (sull’America) e di un sociologo, l’ottimo Lucio Gallino, sono un po’ poco per un giornale come Repubblica, no?

L’eccezione del 2012 è un articolo di Leon e Carandini, keynesiani di grande livello. Che però esprimono anch’essi un pensiero debole. Prima affermano: “Se si mettono in atto politiche di austerità… allora la crisi non è battuta. Se aumentano la spesa pubblica… possono provocare… un arricchimento del benessere della collettività”. Poi ritrattano: “Potrebbe succedere che il maggiore indebitamento … dovrebbe misurarsi con la speculazione finanziaria che, incapace di prevederne gli effetti positivi nel periodo più lungo, ne farebbe salire il costo (lo spread) tanto da vanificarne gli effetti positivi”. E allora, che si fa? Boh: “Questa è la trappola in cui si trovano oggi tutti i Paesi”. Leon e Carandini sono talmente keynesiani, talmente scettici sull’efficienza dei mercati finanziari, da considerarli addirittura… stupidi! Le trappole però sono solo nella testa della gente.

Le motivazioni di S&P, infatti, smentiscono tutti! “Declassiamo l’Europa perché fa troppa austerità e non stimola la domanda”. Tu quoque S&P?! Poveri Eurocrati. Assediati nel fortino del loro Euro disfunzionale. Con Scalfari dentro!

E Scalfari corre ai ripari. Ingenui noi! C’è una politica europea di Monti apparente: nuovo trattato per inasprire l’austerità; eurobonds nati morti; liberalizzazioni dell’offerta. Ma … (rullo di tamburi): “Sullo sfondo ci dovrebbe essere l’istituzione … dei poteri di intervento diretto della Bce anche sui debiti sovrani”. Verità scomoda o comoda bugia? Non so. Ma perché mai Monti dovrebbe nasconderci queste sue eccellenti posizioni negoziali? Una semplice dichiarazione in questo senso farebbe recuperare 80 punti agli spread.

Scalfari è il decano del giornalismo italiano, e può permettersi di apostrofare come gli pare chi dissente da lui. Ma farebbe un miglior servizio a Monti ponendogli qualche scomoda domanda. E dando qualche spazio in più ai “demagoghi liberal-riformisti.

C’è una crisi di panico nei mercati finanziari e nelle famiglie (consumi). Sì, è superabile in poco tempo. Ma solo gestendo le aspettative in senso espansivo. Non si fa mettendo toppe, ma con una svolta completa, coerente, e credibile (quindi annunciata con chiarezza) della politica economica. Come fece F.D.Roosevelt nei primi dieci giorni della sua presidenza. Dopo un’elezione.