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Fine vita, il governo impugna la legge del Veneto governato dalla Lega. Salvini non partecipa al voto, Calderoli contrario

Il Consiglio dei ministri solleva conflitto di attribuzioni contro la Regione. "Dubbi" di Forza Italia, Tajani: "Serve una legge nazionale". Zaia: "Rivendico la scelta"
Fine vita, il governo impugna la legge del Veneto governato dalla Lega. Salvini non partecipa al voto, Calderoli contrario
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Il governo ha impugnato di fronte alla Corte costituzionale la legge sul fine vita del Veneto, prima Regione amministrata dal centrodestra (il governatore è il leghista Alberto Stefani) ad approvare lo scorso settembre un provvedimento su “procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito“. A deliberare di sollevare il conflitto di attribuzioni è stato il Consiglio dei ministri: il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, a quanto si apprende, non ha partecipato né alla discussione né alla votazione. Il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, anche lui leghista, si è invece espresso contro l’impugnazione, sostenendo che si tratta di una legge ordinamentale che indica solo le linee guida per l’accesso alla procedura, attenendosi alle norme già in vigore. A quanto si apprende, dubbi sono stati espressi anche dalla ministra dell’Università Anna Maria Bernini di Forza Italia. A nome della delegazione azzurra il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha fatto mettere a verbale la necessità di approvare una legge nazionale sulla materia, mancante dal lontano 2018, quando la Consulta giudicò per la prima volta incostituzionale il reato di aiuto al suicidio a determinate condizioni.

Il governo aveva già impugnato le leggi di Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, le altre Regioni, tutte guidate dal centrosinistra, che in precedenza avevano legiferato sulla materia (nelle ultime settimane si è aggiunta l’Umbria). I primi due ricorsi sono già stati decisi: la Consulta ha “salvato” complessivamente sia la legge toscana sia quella sarda, dichiarando però illegittime alcune disposizioni che hanno invaso le competenze statali. “La legge votata dal Consiglio regionale del Veneto è sostanzialmente diversa da quelle approvate in altre regioni e oggetto di richieste di modifiche da parte della Corte costituzionale. Gli emendamenti approvati nel senso del favor vitae lo dimostrano. Per questo, dal punto di vista giuridico, sono convinto che supererà il vaglio della Consulta”, afferma il governatore del Veneto, il leghista Alberto Stefani. Il suo predecessore Luca Zaia, attuale presidente del Consiglio regionale e principale sponsor politico della legge, fa sapere di “rispettare pienamente” la decisione del Consiglio dei ministri: “È una prerogativa costituzionale del governo, che ha il diritto di rivolgersi alla Consulta quando ritiene che una norma regionale presenti profili di incostituzionalità. Come d’altronde è pienamente legittimo che i rappresentanti della Lega in Cdm non abbiamo partecipato al voto. Personalmente rivendico con convinzione la scelta compiuta dal Consiglio regionale del Veneto, che ho personalmente sostenuto e votato”, afferma.

Per Zaia, “l’impugnazione rappresenterà un’ulteriore occasione di approfondimento giuridico: la Corte costituzionale si è già espressa sulle normative di Toscana, Emilia Romagna e Sardegna, chiarendo anche gli spazi entro i quali possono intervenire le Regioni. Ora avrà modo di pronunciarsi anche sulla legge veneta. Attendiamo questo giudizio con serenità, convinti della serietà del lavoro svolto e della volontà di rispettare pienamente il quadro costituzionale”. L’ex governatore, però, sottolinea come “il vero problema sia un altro, e non possa essere attribuito a questo governo o a una singola maggioranza politica: l’Italia trascina da troppi anni un vuoto legislativo sul fine vita che nessun Parlamento non è ancora riuscito a colmare”.

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