Il marchese d’assalto targato Udc e l’ex capo Cia Mike Pompeo: torna la febbre per l’uranio della Valtellina
Un tranquillo versante alpino a oltre 2000 metri di quota in Val Vedello, versante orobico della Valtellina tra le province di Sondrio e Bergamo. Una rete di 11 chilometri di vecchie gallerie abbandonate nelle quali, tra il 1975 e il 1983, una campagna di esplorazione condotta da Agip Nucleare scavò migliaia di metri di perforazioni alla ricerca di ossido di uranio, puntando a 6mila tonnellate di materiale, una quantità capace però di coprire solo meno della metà del fabbisogno annuo europeo. Poi un uomo d’affari che si fregia del titolo di marchese, è stato nominato “responsabile energia” della segreteria dell’Udc di Cesa e un passato da finanziere d’assalto movimentato da parecchi problemi segnalati dalla stampa in Italia, Regno Unito e Belgio, che ora si rilancia con attività e aziende tra Oslo, Londra e il Canada. Infine, come ultimo ingrediente della spy story, l’ex capo della Cia. Pare la sceneggiatura di un film a cavallo tra il poliziottesco anni Settanta e la saga di James Bond. Invece è tutto vero: è quello che sta succedendo nel comune alpino di Plateda.
A cinquant’anni dalle prime esplorazioni, la febbre dell’uranio in Valtellina si è improvvisamente riaccesa. A presentare la formale richiesta per approfondire le ricerche e svolgere nuovi carotaggi nello storico giacimento orobico è la società britannica Reveille Resources, quotata dall’8 luglio alla borsa britannica Aquis, uno dei principali mercati dedicati a startup e realtà di medie dimensioni che cercano capitali. Reveille ha presentato la procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via) alla Regione Lombardia, che l’ha prontamente attivata. Ma si è scatenata un’ondata di viva apprensione in tutta la valle. Dai microfoni della Radiotelevisione della Svizzera Italiana (Rsi), il sindaco del Comune di Piateda ha espresso fortissime preoccupazioni per le possibili conseguenze sulla salute e la tutela del territorio. Se l’attuale primo cittadino Simone Luca Marchesini segue gli sviluppi con attenzione alle questioni ambientali e turistiche, l’ex sindaca Martina Simonini è stata chiarissima: “Io non sono rassicurata affatto. Abbiamo l’1,4 di incidenza sui tumori renali. Ora non è affatto detto che ci sia il nesso di causalità, ma per capire se c’è il nesso di causalità occorrerà che qualcuno conduca uno studio epidemiologico”.
Ma che cos’è Reveille Resources e chi muove le fila di questo ambizioso progetto minerario? La società britannica è stata fondata dal giovane imprenditore Ippolito Ingo Cattaneo, la cui compagine azionaria vede come azionista di riferimento – con una quota del 25% circa – il gruppo energetico Zenith Energy, cofondato dal padre, Andrea Cattaneo della Volta Adorno, nato a Genova nel 1956 che si presenta come marchese di Belforte, e quotato sui mercati di Londra e alla Borsa di Oslo. Il 7 ottobre Reveille Resources ha calato il colpo a sorpresa, nominando Mike Pompeo come presidente del consiglio di amministrazione. Proprio l’ex segretario di Stato americano ed ex direttore della Cia durante la prima amministrazione Trump, da sempre orgoglioso delle proprie origini abruzzesi, guiderà il consiglio della società che intende esplorare i giacimenti storici di uranio di Novazza e Val Vedello. Insomma, l’ex capo di una delle maggiori agenzie di intelligence Usa si dedica a un’azienda che intende studiare le mappe delle gallerie alpine in cerca di uranio.
Ma le sorprese non si fermano affatto al vertice della Cia. Il regista di Zenith Energy, Andrea Cattaneo della Volta Adorno, si è fatto notare anche dalla politica italiana: nel 2023 il segretario nazionale dell’Udc Lorenzo Cesa lo ha nominato responsabile nazionale dell’ufficio energia del partito. Per comprendere appieno la figura del manager, occorre però ripercorrere le sue disavventure finanziarie sin da quando la Fintauro, di cui era azionista assieme a Carlo Papi, diventò Ecu Sim. Nell’agosto 1993 Ecu Sim fu sospesa dalla Consob per gravi irregolarità: l’ispezione portò alla luce la mancata consegna di titoli ai clienti per sostenere società del gruppo, l’impiego arbitrario della liquidità dei risparmiatori, un finanziamento non dichiarato da 1,7 miliardi alla capogruppo Fintauro e una fidejussione da 2,5 miliardi rilasciata in favore della cooperativa Corifila. Cattaneo se la cavò con una multa. La vicenda evidenziò pure una forte contiguità con la Lega: il collegio sindacale della Sim era presieduto dall’ex ministro leghista Giancarlo Pagliarini, la Corifila vedeva al vertice l’ex segretario amministrativo leghista Alessandro Patelli e il socio Papi era attivo nella consulta economica della Lega Nord. Dopo una nuova sospensione da parte di Consob nel 1996 e il commissariamento di Banca d’Italia scattato nel 1997 che la portà alla liquidazione, il 3 giugno del 1999 l’inchiesta su Ecu Sim guidata dal pm milanese Luigi Orsi a carico degli ex vertici per un “buco” finanziario di ben 10 miliardi di lire fece scattare perquisizioni e vide tra gli indagati anche Andrea Cattaneo della Volta.
Dimenticata la sfortunata parentesi dei titoli mobiliari, Cattaneo si lanciò a capofitto nel settore manifatturiero assumendo il controllo della holding belga Uniwear, quotata a Bruxelles. Con le acquisizioni della britannica Pex (che gli valse sulla stampa il soprannome di “Re delle calze”) e della rumena Apollo, nel giugno 1999 Uniwear realizzò la scalata al Calzificio Fratelli Carabelli di Solbiate Arno, in provincia di Varese, produttore dello storico marchio Carsol. Ma l’idillio industriale si trasformò rapidamente in incubo. Già nel dicembre 1999 il calzificio piombò in una crisi nera: stipendi e tredicesime dei 300 dipendenti vennero bloccati, precipitando le maestranze nell’angoscia della cassa integrazione. Il 27 marzo 2000 l’autorità di controllo dei mercati finanziari belga inviò una segnalazione alla Consob sugli affari di Uniwear, denunciando crediti opachi verso la Walton Holding delle Bahamas e una considerevole esposizione nei confronti dell’azionista di controllo, la società Connie Inc controllata da Andrea Cattaneo della Volta. La vicenda culminò il 14 aprile 2001, quando Il Sole 24 Ore pubblicò l’articolo “Un marchese d’assalto da Piazza Affari alla City”. Il quotidiano raccontò come Cattaneo della Volta fosse stato ammanettato a Legnano dalla Guardia di Finanza mentre tentava di acquistare un’auto di lusso, accusato di bancarotta fraudolenta per aver fatto sparire 8 miliardi di lire dalla Carabelli verso una rete di società estere. Il Fatto non è riuscito a contattare Cattaneo per raccogliere la sua versione di queste vicende.
Oggi, dimostrando una straordinaria capacità di rinascita finanziaria, Cattaneo è tornato in auge con Zenith Energy, spaziando dal petrolio al gas ed ai parchi solari in Italia, fino agli arbitrati internazionali da milioni di dollari contro la Tunisia. Ma è nelle gallerie delle Alpi che il marchese di Belforte si è trasformato nel protagonista della nuova avventura delle miniere di ossido di uranio, a braccetto con l’ex capo della Cia Pompeo. Tra le paure dei residenti per la salute e le scommesse nelle Borse londinesi, la nuova corsa all’atomo lombardo promette di regalare ancora imperdibili colpi di scena.