In meno di due settimane due ragazze, poco più che ventenni, Stefania Noce e Antonella Riotino sono state uccise dai loro fidanzati coetanei. Ho letto alcuni dati sulla violenza contro le donne che non possono lasciare indifferenti né donne né uomini. Per una donna di età fra i 14 e i 40 anni, la prima causa di morte al mondo è l’omicidio per mano di un uomo.

In Italia nel 2010 ( non ci sono ancora le cifre dell’anno appena concluso) sono state uccise 127 donne. Centoventisette! In maggioranza ammazzate dal proprio compagno-marito-ex. Nel 2010 oltre 13 mila donne si sono rivolte a un centro antiviolenza. Questo significa che tante altre sono state violate ma non hanno avuto la forza, la possibilità, di chiedere aiuto. Gli omicidi sono in aumento, nel 2010 sono stati il 7% in più rispetto all’anno precedente. Per favore, basta scrivere che si tratta di “ raptus di follia”, di “litigio sfociato in tragedia”. Nessuno dovrebbe parlare di queste morti come di “omicidi passionali”. Una definizione che si porta dietro inaccettabili attenuanti. Non è certo un caso che in Italia il delitto d’onore sia stato abolito soltanto nel 1981.

Questa è una mattanza che va fermata insieme. Da donne e uomini. Ma oggi vorrei rivolgermi soprattutto agli uomini con una coscienza civile. Quelli che si battono, giustamente, contro le mafie. Contro le cricche. Contro la corruzione. Contro l’evasione fiscale. Contro le caste. Contro le leggi ad personam. Contro il razzismo. Per il lavoro. Per i diritti degli omosessuali. Per i diritti delle coppie di fatto. Per la libertà di pensiero, di religione. Contro le guerre. Per la pace.

Perché non vi mobilitate con lo stesso impegno contro altri uomini che stuprano, picchiano, uccidono le “loro” donne o la prima che passa per strada in quanto femmina? Perché, per esempio, non organizzare un evento pubblico, una manifestazione, a cui invitare anche le donne? Forse, e dico forse, se la violenza degli uomini contro le donne venisse condannata con convinzione e determinazione da altri uomini, se diventasse una battaglia comune, non solo al femminile, questa spirale di sangue e soprusi potrebbe regredire almeno un po’.

La partecipazione maschile alle manifestazioni promosse da “Se non ora quando” è stato indubbiamente un segnale positivo. Ma di fronte a questa catena, che sembra inarrestabile, di omicidi (e di altri gravi abusi), credo che ci voglia un segnale chiaro, inequivocabile da parte degli uomini. Ci vuole una vostra prima mossa per isolare i violenti di genere. Forse se sentono, forte, il disprezzo di altri uomini, qualcuno si ferma prima che sia troppo tardi.