Caro signor ministro Profumo,

mi rendo conto che l’invito a riprendere di nuovo in mano la riforma dell’Università italiana Le possa apparire bislacco. Non glielo farò, quindi, anche se mi piacerebbe. Le chiedo invece di compiere due atti che mi paiono perfettamente compatibili con i vincoli politici e temporali sotto cui Lei opera. Sono atti semplici che potrebbero però inviare un segnale forte al sistema universitario italiano e specialmente, al suo interno, ai giovani ricercatori che cercano di emergere per i propri meriti. Le saranno giunte all’orecchio le notizie di stampa che circolano da giorni riguardo un concorso svolto all’Università del Piemonte Orientale e finito in modo men che trasparente. Si tratta della “Procedura di valutazione comparativa per un posto di ricercatore nel settore scientifico-disciplinare SECS-P / 01 (Economia Politica) presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi del Piemonte Orientale ‘ Amedeo Avogadro’, con bando pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero 97 del 7 dicembre 2010”.

Le riassumo i fatti essenziali rinviandola per i dettagli alla petizione che un gruppo di giovani ricercatori italiani ha rivolto al Rettore dell’Università. Il primo gesto che La invito a prendere in considerazione è quello di apporre la Sua firma a tale petizione. Risulta che la commissione giudicatrice abbia chiuso i propri lavori proclamando vincitrice una fra i tredici candidati. Da un esame attento dei tredici curricula risulta difficile intendere la scelta compiuta, per complessa e soggettiva che la procedura di valutazione possa essere. Infatti, l’applicazione di ogni ragionevole criterio obiettivo di valutazione conduce a escludere dal novero dei possibili vincitori proprio la candidata giudicata idonea dalla Commissione.

Cito dalla petizione che Le sto chiedendo di firmare: “La vincitrice rivela una produzione scientifica significativamente inferiore a quella di tutti gli altri 12 candidati partecipanti alla procedura di valutazione comparativa. In particolare, non presenta alcuna pubblicazione su rivista, né internazionale né italiana, a differenza di tutti gli altri […] secondo le graduatorie risultanti dall’applicazione dei quattro indici bibliometrici il cui uso è comunemente riconosciuto nella disciplina di afferenza […] la vincitrice risulta invariabilmente ultima.

Questi son fatti. Gli atti non sono stati ancora approvati dal Rettore, quindi la decisione non è definitiva e potrebbe ancora essere cambiata se il Rettore di quella università trovasse l’incentivo per dare un’occhiata alla documentazione. È per questo che ho firmato ed è per questo che La invito a firmare. Caro signor ministro, Lei conosce meglio di me quante decisioni concorsuali scandalose siano andate rovinando l’università italiana da svariati decenni a questa parte.

Molte di queste decisioni, pur palesemente contrarie ai principi meritocratici, sono ambigue abbastanza da rendere impossibile un intervento censorio esterno che non rischi di finire nel labirinto delle valutazioni soggettive. Vi sono però dei casi, come quello che Le sto sottoponendo, in cui l’elemento oggettivo predomina e lascia ben poco spazio al dubbio. Per questo Le chiedo di compiere un gesto che sarebbe l’equivalente di tracciare una linea di demarcazione sulla sabbia: oltre a un certo livello di decenza non si può andare.

Fatta questa proposta me ne permetto una seconda, meno semplice ma ugualmente fattibile. Sono convinto, caro signor ministro, che senza una completa autonomia delle singole istituzioni universitarie, autonomia che permetta loro di competere meritocraticamente, non porremmo mai fine allo scempio concorsuale. In attesa che l’autonomia venga finalmente adottata, credo sia però possibile limitare i danni generalizzando lo strumento della pubblicità: ossia esponendo alla pubblica attenzione i casi più eclatanti di violazione della meritocrazia.

A questo fine le chiedo di contemplare la creazione, per grandi aree di ricerca e insegnamento, di commissioni di probiviri internazionali il cui unico compito sia quello di produrre valutazioni pubbliche, seppur non legalmente vincolanti, dei risultati dei concorsi. Son certo che, per la maggioranza dei casi, i probiviri non avranno nulla da eccepire. Ma per quell’X % in cui i risultati oscillano fra l’assolutamente scandaloso e l’altamente discutibile, la pubblica valutazione potrebbe forse aiutare a scongiurare il peggio. Il numero di prestigiosi accademici italiani che lavorano stabilmente all’estero è oramai molto abbondante in ogni maggiore disciplina, il che permetterebbe di tenersi alla larga da eventuali conflitti d’interesse.

Son due piccoli gesti, signor ministro, ma, in attesa d’una riforma vera che forse non arriverà mai, son due gesti che potrebbero aiutare i giovani meritevoli a rimanere nell’università italiana.
Cari saluti,

Michele Boldrin