Qualche anno fa, su Repubblica, Gianni Mura ebbe un buonissimo pensiero. Fece un appello ai colleghi giornalisti, chiedendo di non chiamare le persone senza fissa dimora “barboni”. Rispetto per gli emarginati, i poveri, gli sfigati, i brutti e sporchi. Questa cosa me la sono ricordata leggendo una piccola storia contro la ghettizzazione. Eccola qui.

In novembre la Provincia di Bologna ha fatto sapere di voler realizzare una cancellata attorno al liceo Copernico. Motivi di sicurezza? Verrebbe da pensare di no: dopotutto è una scuola e non una base militare o una sede diplomatica. Ma sotto i portici del Copernico, di notte, vanno a rifugiarsi i clochard. I Miserabili che non hanno un posto né un pasto, solo il freddo da combattere: la città delle Due Torri è torrida d’estate quanto gelida d’inverno.

Interpellata dal Corriere di Bologna, Antonella Agostinis, dirigente scolastica, ha spiegato: “È una cancellata molto leggera, poco invasiva, che circonda l’istituto. La Provincia vuole questa recinzione per motivi di sicurezza e d’igiene. Il porticato è sede notturna di bivacco che lascia tracce al mattino. E ci sono anche escrementi umani in queste tracce. Il personale ha vigorosamente sostenuto questa proposta, perché alle 7 di mattina deve ripulire tutto”.

Gli studenti, che già l’anno scorso si erano opposti all’installazione di un sistema di video sorveglianza, hanno cominciato a raccogliere firme. Due motivazioni, una più condivisibile dell’altra: non è con un’inferriata che si risolve il problema degli homeless e i 250 mila euro necessari per la realizzazione della struttura potrebbero essere meglio impiegati, “soprattutto in un momento di crisi come questo”. “Noi vogliamo fondi per laboratori e attività culturali”. Difficile dar loro torto.

Così è iniziata la protesta, proseguita con una catena umana attorno alla scuola: al posto del cancello, persone che si tengono per mano. I ragazzi poi sono andati in corteo fino alla sede della Provincia, dove una delegazione ha incontrato Benedetta Chiusoli, assessore ai Lavori pubblici.

La costruzione della cancellata è stata sospesa, almeno per adesso. Dal che si possono dedurre un paio di riflessioni. I dibattiti, i cortei, le proteste non sempre sono inutili. Quando c’è un’occupazione o una manifestazione, spesso qualche “adulto illuminato” si alza per dire che “sono tutte scuse per non studiare”. Non pare questo il caso. Anche perché c’è una differenza tra incendiare un cassonetto o l’automobile di un povero cristo che nemmeno ha finito di pagarla e prendersi per mano, dimostrando che l’esclusione non è mai un antidoto.

Nel ’56 Danilo Dolci fu chiamato in Tribunale a rispondere di turbamento dell’ordine pubblico per aver incitato al digiuno alcuni pescatori siciliani, rimasti senza cibo e lavoro a causa del contrabbando (tra l’altro ampiamente tollerato). Nell’arringa difensiva Piero Calamandrei chiede ai giudici: “L’ordine pubblico di chi?”. Di chi è sazio. “Non bisogna disturbare con spettacoli di miseria la mensa imbandita di chi mangia bene”. Ma, come raccontano le mani unite dei ragazzi di Bologna, non è girando lo sguardo che la fame e il dolore si cancellano.

Il Fatto Quotidiano, 11 dicembre 2011