Il luogo del duplice omicidio

La scena si chiude a tarda sera, alle 22 precise, quando la polizia mortuaria porta via il cadavere dall’interno del bar in ristrutturazione, in via Antonio Forni, nell’immenso quartiere di Ostia, nell’estremo nord del mare di Roma. Si chiude il portellone del furgone bianco e – non troppo lontano – parte la batteria dei fuochi di artificio. Un caso, forse suggestione, quasi a sottolineare quello che in tanti a mezza bocca ormai sussurrano: “Questa è la banda che è tornata, sono quelli della Magliana”.

Due morti, due esecuzioni spietate. Due obiettivi ben conosciuti nelle aule di giustizia, con alti fascicoli accumulati negli uffici della Dda di Roma: Giovanni Galleoni e Franco Antonini, quarantenni, nati a cresciuti in questa estrema periferia, a qualche centinaia di metri dall’ex idroscalo. Erano poco più che ragazzini quando Pier Paolo Pasolini venne massacrato quasi di fianco alle loro case, nelle strade sterrate della piccola città di pescatori della domenica che si affacciavano sul mare, con le reti, le baracchette di legno colorate e le auto potenti. Due amici, raccontano, cresciuti all’ombra della mafia della capitale, quella banda della Magliana data per estinta negli anni ’90, ma che da mesi ritorna come un incubo ormai ricorrente. Erano entrati in un bar che qualcuno stava risistemando sotto le loro abitazioni, trasformando i vecchi banconi in muretti con la pietra viva ed il cotto. Alle 17.30 sono arrivati i killer, forse due, a volto scoperto. E’ stato un attimo: Galleoni, detto Bafficchio, cerca la via di fuga, meno di dieci metri lungo la stradina che lo ha visto crescere, prima di cadere a terra. Per Francesco Antonini, conosciuto come Sorcanera, la fine è arrivata dietro un muretto che taglia in due il locale.

Di più, per ora, gli inquirenti non dicono. Bocche cucite, mentre una decina di uomini della Polizia scientifica cerca di ricostruire ogni secondo della loro vita. Così tutti si aggrappano al passato criminale dei due, andando a riaprire le indagini che – in misura differente – li avevano visti coinvolti. Riappaiono i nomi di Paolo Frau e Emidio Salomone, anelli storici che riportano a quelli della Magliana, ai testaccini degli anni ’70, ai criminali che volevano avere il controllo indiscusso sulla capitale. Paolo Frau, detto Paoletto, venne arrestato nel 1993, in una operazione che aveva colpito quello che allora era considerato il gotha della mala romana. Riuscì bene o male a sopravvivere ai tanti processi, per poi finire freddato a pochi metri da via Forni, nel 2002. Indagando sul suo omicidio nel 2005 Galleoni e Antonini erano stati arrestati.

La banda della Magliana – nome tratto da un quartiere periferico di Roma – non era gente di piccolo calibro. Si erano alleati con la destra eversiva e con criminali del calibro di Pippo Calò. All’occorrenza stringevano rapporti con tutti, con i camorristi del gruppo Maisto, arrivando ad uccidere per conto dei corleonesi. Una pagina della storia nera della capitale che si pensava archiviata, anche se mai del tutto chiarita. Ora la scia di omicidi e di agguati sta riaprendo quei vecchi dossier, riscoprendo legami che solo i funzionari più anziani della questura sono in grado di ricostruire.

Questo pezzo di città chiuso tra il lungomare ricco dei locali e degli stabilimenti e le vie attorno al viale del Sommegibile è la migliore icona della Roma criminale che riemerge. Case di mattoncini rossi, con i locali del piano terra abitati da ogni tipo di famiglia. Le porte accostate, madri solitarie che piazzano i figli davanti ai televisori giganteschi, con i panni lasciati in strada sotto la pioggia autunnale. Pezzi di storie che appaiono quasi per caso, come la fotocopia di una diffida contro un marito violento, attaccata lungo le strade che circondano il bar dove sono morti Sorcanera e Bafficchio.

Proprio di fronte ai corpi una piccola lapide a forma di cuore ricorda una delle tante altre vittime di questo quartiere, Giuseppe D. V., morto accoltellato a ventinove anni. Ma le vittime sono tante, in un elenco infinito, che gli abitanti di via Forni snocciolano ad uso dei cronisti. C’è il ragazzo stroncato dall’overdose, c’è quello ucciso con colpi in faccia e c’è il lavoratore che si è buttato da un balcone. Ci sono poi i segni, che in tanti non hanno voluto guardare: solo una settimana fa un’automobile è stata crivellata di colpi a pochi passi dal bar di via Forni. Tanti episodi che avevano portato ad organizzare un incontro con il prefetto di Roma, previsto inizialmente per la giornata di ieri. Riunione poi annullata dal presidente del municipio Giacomo Vizzani. Perché ad Ostia, mare di Roma, c’è un po’ di tutto, anche chi insiste nel dire che di mafie qui non ce ne sono mai state.