A Cazzago Brabbia il sabato è giorno di pulizie, ma per le strade non si vedono operatori ecologici. Ci sono solo il sindaco, l’assessore ai servizi sociali, alcuni consiglieri comunali e qualche volontario. Si danno appuntamento davanti al municipio e, ramazza alla mano, si mettono all’opera. Nel loro tempo libero fanno il lavoro che fino a qualche anno fa veniva appaltato ad una società esterna che si occupava di tenere puliti marciapiedi e spazi pubblici. Un lavoro che alle casse comunali costava 25 mila euro l’anno.

Poi sono iniziati i tagli e oggi quei soldi non ci sono più. Per non rinunciare ai servizi e non vedere il paese insozzato, gli amministratori hanno scelto di rimboccarsi le maniche e darsi da fare in prima persona “Prima di chiedere – dicono – vogliamo dare”. Così, oltre che nella pianificazione e nell’amministrazione politica della loro comunità, sindaco&co. si sono adoperati anche nella gestione pratica delle esigenze della cittadinanza. Quando hanno inaugurato questa abitudine erano stati accusati di volersi fare pubblicità, si diceva che sarebbe durata poco, che era solo una provocazione. “Non è mai stata una trovata pubblicitaria – spiega invece il primo cittadino Massimo Nicora, 38 anni, alla guida di una lista civica -, anzi, è un passaggio a cui siamo stati obbligati dai continui tagli di questi ultimi anni. Su un bilancio come il nostro, che si aggira attorno agli 800 mila euro, la cifra di 25 mila euro non è per nulla trascurabile. Sono somme che ci permettono magari di tenere in piedi un servizio, di non aumentare la retta della mensa o di garantire il contributo annuale all’asilo. Dunque soldi preziosi”.

Cazzago Brabbia è un comune di 800 anime sulle sponde del piccolo Lago di Varese, fino al 2004 è stato amministrato dal leghista Giancarlo Giorgetti, poi folgorato da una fulminante carriera politica nel Carroccio. Oggi i tempi sono cambiati: Giorgetti siede in commissione bilancio alla Camera, la Lega di Cazzago occupa i banchi dell’opposizione e i conti del piccolo Comune sono sempre più in bilico, minati dai tagli ordinati da Roma, discussi e approntati, ironia della sorte, proprio dalla commissione presieduta dall’ex sindaco del paese.

“Le prime sofferenze sono iniziate quando ci è stata tolta l’Ici – racconta Nicora -, in quella sede le nostre entrate si sono ridotte di 10 mila euro. Poi sono arrivati i tagli ai trasferimenti, con effetti negativi sul comparto dell’assistenza sociale. In un piccolo Comune basta poco per mettere in crisi un bilancio: ad esempio un anziano solo che deve andare in casa di riposo o un bambino che deve essere affidato ad una casa famiglia. Si tratta di servizi costosissimi di cui si deve fare carico l’amministrazione. Ed è successo. Così nel 2007, per la prima volta, ho dovuto mettere le mani nelle tasche dei miei cittadini, istituendo di botto l’addizionale Irpef, passando da niente direttamente allo 0,7. In questo modo abbiamo recuperato quei 60 mila euro l’anno che ci servivano, senza i quali non saremmo stati in grado di coprire le spese”.

Eppure altri comuni di strade alternative ne hanno trovate, ad esempio ricorrendo ai piani integrati di intervento, introitando soldi preziosi per finanziare la spesa corrente: “Non abbiamo mai creduto nella possibilità di fare cassa con la cementificazione – spiega Nicora -. Il nostro è un piccolo Comune, che ha nel verde e nella tranquillità una delle sue caratteristiche fondamentali. Non potevamo svendere il territorio. Certo, è una scelta che paghiamo pesantemente, lo scorso anno abbiamo incassato tra i 16 e i 20 mila euro di oneri contro i 120, 150 mila che incassano i nostri vicini. Così ci siamo dovuti ingegnare”.

Oltre alle pulizie, che fanno risparmiare 25 mila euro l’anno, i volontari del Comune di Cazzago Brabbia hanno tirato fuori altri soldi dalla manutenzione del verde: “Abbiamo alleggerito l’appalto, che è passato da 13 a 8 mila euro. Noi ci siamo tenuti i lavori più semplici, in questo modo risparmiamo altri 5 mila euro l’anno”. E non è finita qui. La premiata ditta guidata dal giovane sindaco si occupa anche delle piccole manutenzioni: “Se c’è un buco per strada si prende una carriola di asfalto e la si ripara, se ci sono delle verniciature da fare si prende il pennello e si lavora, se si rompe una panchina la si aggiusta, così anche per i piccoli interventi elettrici, magari appoggiandoci su tutte le professionalità che riusciamo ad esprimere tra i volontari e i componenti del consiglio comunale, insomma, ci arrangiamo rubando tempo alle nostre famiglie e alle nostre ferie, ma lo facciamo volentieri”.

E quando il sindaco si dà da fare in prima persona il paese non resta indifferente. L’atteggiamento dell’amministrazione, dopo la diffidenza iniziale, ha scatenato reazioni positive da parte dei residenti: “Su questa cosa si è messo in moto un processo virtuoso – ha spiegato Nicora -. La gente ha iniziato a darci aiuto in concreto. Ad esempio una signora ci ha regalato la macchina del marito, addirittura già trasformata per l’alimentazione a Gpl, attorno a questa macchina è nato un gruppo di volontari per il trasporto di persone. Così con un piccolo contributo che chiediamo ad ogni viaggio, riusciamo anche a coprire le spese per l’assicurazione e il bollo, garantendo un servizio molto apprezzato dai nostri concittadini più anziani”. Ma non è l’unico caso: “Una signora ci ha comprato fotocopiatrice nuova per la scuola, un altro signore ci ha sistemato una parte del cimitero, con una spesa che il Comune avrebbe fatto fatica ad affrontare. In questo modo stiamo riuscendo a fare parecchie cose senza intaccare il bilancio e quindi quei servizi essenziali che non mi sento di toccare”.

Insomma, quando lo Stato non aiuta ci si può anche arrangiare. Da un lato è giusto alzare la voce in segno di protesta, dall’altro si possono mettere in campo tutte le proprie doti, tirando fuori la parte migliore di una piccola comunità. Ora i nuovi tagli annunciati con la manovra estiva mettono in ulteriore difficoltà il bilancio cazzaghese, già messo a dura prova e sorretto solo dalla buona volontà dei cittadini e degli amministratori: “L’anno prossimo ci taglieranno circa 25 mila euro. È chiaro che una simile prospettiva ci avvilisce. Ormai se vogliamo mantenere i servizi, l’unico margine di risparmio che abbiamo è sul personale, ad esempio provando a condividere dei dipendenti con altri Comuni che eventualmente dovessero averne bisogno, sgravando così il bilancio da parte del costo. Anche perché, contrariamente a quello che si vuole far credere, offrire servizi in convenzione con altri Comuni, semplicemente sommando i dipendenti, non porta a nessun risparmio”.