Il 16 dicembre scorso i pm di Milano avevano avanzato una richiesta di archiviazione per il premier nell’ambito dell’inchiesta per la fuga di notizie legata all’indagine su Unipol e alla famosa intercettazione Fassino-Consorte in cui l’allora segretario dei ds chiedeva: “Allora abbiamo una banca?”. Oggi il gip Stefania Donadeo ha respinto quella richiesta ordinando ai pm di disporre la richiesta di rinvio a giudizio coatto per il Cavaliere che così potrebbe trovarsi alla sbarra assieme al fratello Paolo imputato in quanto editore de Il Giornale, il quotidiano che pubblicò quella stessa intercettazione.  Potrebbe arrivare già domani sul tavolo del giudice la richiesta di rinvio a giudizio per Silvio Berlusconi. Stando a quanto si apprende, infatti, i pm starebbero lavorando sul capo di imputazione coatto per il premier.

La telefonata risale al 17 luglio 2005. E riguarda l’inchiesta Antonveneta/Unipol. C’è però un particolare decisivo: quella telefonata all’epoca non era stata depositata e nemmeno trascritta, ma esisteva solo come file audio in possesso della Guardia di Finanza e dell’azienda Research control system di Roberto Raffaelli che, dopo aver negato per settimane, ammise di aver trafugato quel nastro e averlo portato ad Arcore. L’incontro, organizzato dall’imprenditore Fabrizio Favata, avviene alla vigilia di Natale del 2005. Raffaelli, rinviato a giudizio, nel giugno scorso patteggerà una pena di 20 mesi. Per Favata la condanna è invece di 2 anni e 4 mesi. Per Berlusconi il giudice Donadeo, dopo aver convocato un’udienza a parte per discutere la posizione del premier, ha deciso di respingere la richiesta di archiviazione, ordinando alla Procura di chiedere a un altro gip il rinvio a giudizio.

Il gip, oltre a negare la richiesta di archiviazione per il premier, ha chiesto alla procura di iscrivere sul registro degli indagati il giornalista Maurizio Belpietro che all’epoca dirigeva il quotidiano di via Negri. Il giudice per lui ha chiesto il medesimo capo d’imputazione del presidente del Consiglio. “Sono sopreso, anche perchè fino a questo istante non ne sapevo proprio nulla, lo sto apprendendo ora”, ha commentato l’attuale direttore di Libero ed ex del Giornale Belpietro. Che si è difeso: “Io ho soltanto pubblicato l’intercettazione della telefonata tra Giovanni Consorte e Piero Fassino. Per il resto, di quella vicenda non so proprio nulla”. “Mi è stata portata l’intercettazione e, come moltissimi altri direttori di giornale in casi simili, ho deciso di pubblicarla. Tutto qui”, ha spiegato Belpietro definendo “sorprendente” la decisione del Gip.

Sul punto è intervenuto l’avvocato del presidente del Consiglio. “Dobbiamo leggere ancora il provvedimento – ha detto Niccolò Ghedini – , ma a Milano nulla mi stupisce. E’ una decisione infondata, tra l’altro c’è una conclamata incompetenza territoriale”

Secondo il giudice, invece, nelle carte dell’inchiesta ci sono molti elementi per mandare a processo il premier. Questo uno dei passaggi decisivi contenuti nella motivazione del gip. Da quanto si è appreso il fatto che Berlusconi abbia ricevuto ad Arcore, il 24 dicembre 2005, gli imprenditori Fabrizio Favata e Roberto Raffaelli che volevano fargli ascoltare il nastro trafugato, che poi abbia ascoltato l’audio ed abbia anche ringraziato, sono tutti elementi che proverebbero la consapevolezza del premier nel concorrere nel reato. Il nastro sarebbe stato, scrive il gip un “regalo ricevuto” da Silvio Berlusconi “stante l’ approssimarsi delle elezioni politiche”. La pubblicazione dell’intercettazione su Il Giornale, infatti, scrive il gip, “avrebbe leso, così come è stato, l’immagine di Piero Fassino”.

Non solo il presidente del consiglio si prestò all’ascolto di un’intercettazione ottenuta illegalmente, ma “la sua reazione dinnanzi alla rivelazione di una notizia coperta da segreto d’ufficio e riguardante un esponente politico”, scrive ancora il gip, non fu “di disapprovazione bensì di compiacimento e di riconoscenza”. Quindi “la condotta tenuta da Silvio Berlusconi nella sua abitazione e il dato storico dell’avvenuta pubblicazione nei giorni immediatamente successivi” dell’intercettazione su il Giornale “costituiscono circostanze di fatto comprovanti il suo concorso nella pubblicazione”.