Il fascicolo d’inchiesta sul giro di escort portate dall’imprenditore Gianpaolo Tarantini a Palazzo Grazioli dal premier Silvio Berlusconi dovrebbe contenere non solo l’originario capo d’accusa di favoreggiamento della prostituzione, ma anche quello di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione. E’ questa una delle ultime indiscrezioni trapelate ad una settimana dal deposito dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, previsto a partire dal 15 settembre. Massimo riserbo invece da parte degli inquirenti baresi che hanno coordinato l’inchiesta.

Contestualmente, però, nei corridoi del Palazzo di giustizia di Bari cresce la curiosità, anche tra gli avvocati, di conoscere il contenuto degli atti dell’indagine che, come annunciato da Tarantini nell’interrogatorio del 3 settembre scorso davanti ai pm napoletani che lo hanno arrestato con l’accusa di estorsione ai danni del premier, “farà tremare Bari”.

Il fascicolo – altra indiscrezione – dovrebbe contenere non solo i nomi e le intercettazioni delle donne portate tra il 2008 e il 2009 alle feste nelle residenze estive del premier, ma anche collegamenti con il mondo dei grandi appalti e dell’imprenditoria. Quelle donne, cioè, non sarebbero state ingaggiate solo per divertire gli ospiti delle serate, ma anche (e forse soprattutto) per ottenere in cambio corsie preferenziali nell’affidamento di incarichi e appalti milionari. Ipotesi e indiscrezioni che saranno confermate, chiarite o ampliate soltanto con il deposito di tutti gli atti, che dopo il 15 settembre saranno a disposizione degli indagati (una dozzina, tra i quali lo stesso Tarantini).

Intanto va avanti anche il filone d’inchiesta della procura di Napoli sul presunto ricatto al premier Berlusconi che sarebbe stato messo in atto sempre da Gianpaolo Tarantini, dalla moglie dell’imprenditore, Angela Devenuto e dal direttore ed editore (ora sospeso dall’Ordine dei giornalisti)dell’Avanti Valter Lavitola. Oggi i pm di Napoli hanno convocato nella sede del Centro Direzionale l’ex legale di Tarantini, avvocato Giorgio Perroni e il vice capogruppo del Pdl al Senato Gaetano Quagliariello. I due testimoni sono stati ascoltati dal procuratore aggiunto Francesco Greco e dai pm Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock.

Alla luce degli atti di inchiesta emersi finora, sono intuibili le circostanze sulle quali è stato chiamato a deporre il penalista (le sue eventuali conoscenze sul pagamento delle somme a Tarantini attraverso Lavitola e la questione della strategia processuale che Tarantini avrebbe dovuto adottare a Bari per non danneggiare il Cavaliere). Non si conoscono invece i motivi che hanno indotto gli inquirenti ad ascoltare il parlamentare.

Oggi intanto i difensori di Tarantini, avvocati Alessandro Diddi e Ivan Filippelli, hanno presentato l’istanza di scarcerazione al Tribunale del Riesame. “Pur essendo fiduciosi in un’attenuazione della misura cautelare da parte del gip – ha spiegato Filippelli – abbiamo preso questa risoluzione per evitare che scadessero i termini”. Ieri l’imprenditore nel carcere di Poggioreale ha risposto per oltre tre ora e mezzo alle domande dei pm. L’audizione – il cui verbale è stato secretato dai magistrati – avrebbe riguardato alcuni aspetti non affrontati nel lungo interrogatorio di garanzia di sabato scorso, ovvero la questione dei pagamenti degli affitti delle sue abitazioni a Roma e il contenuto di alcune telefonate intercettate nell’ambito dell’inchiesta di Bari sulle escort. Tarantini avrebbe ribadito la propria estraneità alle accuse contestate, chiamando in causa invece responsabilità di Lavitola.

La procura sta conducendo anche un’inchiesta parallela sulle fughe di notizie che hanno caratterizzato l’indagine. Un fascicolo è stato aperto sulla pubblicazione, da parte dell’Espresso, del contenuto di una telefonata tra Berlusconi e Lavitola nel corso della quale il presidente del Consiglio avrebbe suggerito al direttore dell’Avanti di non fare rientro in Italia. Un’altra analoga indagine avviata nelle scorse settimane riguarda la pubblicazione da parte di Panorama di anticipazioni sull’inchiesta a carico di Tarantini e Lavitola prima che venissero emesse le misure cautelari.

Oggi, a quanto si è appreso, i magistrati di Napoli avrebbero incontrato il procuratore di Lecce che ha avviato nei giorni scorsi indagini su presunte irregolarità da parte dei colleghi di Bari nella gestione dell’inchiesta sulle escort.

Ultimati gli interrogatori, i magistrati dovranno fare il punto sugli elementi raccolti finora per poi, martedì prossimo, ascoltare a Palazzo Chigi Berlusconi in qualità di persona offesa. Il premier ha già dichiarato, sin dalle prime notizie diffuse sulla vicenda giudiziaria, di non aver subito alcuna estorsione ma di essersi limitato a venire incontro alle esigenze economiche di un amico in difficoltà. E oggi ha ribadito di non temere le inchieste. Non si sa ancora se la questione dell’intercettazione pubblicata ieri dall’Espresso sarà oggetto dell’audizione.