Chi stabilisce le politiche verso i migranti nel nostro paese, e in particolare alcuni politici italiani, peccano di razzismo verso i Rom e gli immigrati, negando diritti agli uni e respingendo gli altri alle frontiere anche quando potenziali richiedenti asilo, nonché impedendo l’integrazione degli uni e degli altri, anche con discorsi improntati alla xenofobia. Questa l’accusa rivolta ieri all’Italia dal commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa Thomas Hammarberg in una relazione a consuntivo di una visita effettuata in maggio nel nostro Paese.

Non era la prima volta che l’Italia era fatta oggetto di simili rimproveri: già nel luglio 2008 lo stesso Hammarberg aveva criticato alcune misure del “pacchetto sicurezza” del governo e la pratica del rimpatrio forzato dei migranti verso alcuni paesi con comprovata segnalazioni di tortura. Critiche analoghe dal suo predecessore Alvaro Gil-Robles. Questi criticava anche la legge Bossi Fini, mentre Hammarberg puntava il dito sulle norme di criminalizzazione degli immigrati (cioè l’aggravante penale dovuta alla condizione di clandestinità).

La ricetta del Commissario del Consiglio d’Europa contro i discorsi politici razzisti e xenofobi sono iniziative di autoregolamentazione da parte dei partiti politici (ve li immaginate, autocensurarsi su quello che per loro è un cavallo di battaglia politico?) e una vigorosa attuazione delle disposizioni di diritto penale contro i reati razzisti (ma già nel 2007 l’Agenzia Ue per l’immigrazione ha sottolineato che in questo campo le sentenze non vengono eseguite o si traducono in semplici paternali).

E’ una delle tante facce del nostro Paese che non soltanto lede la nostra immagine di italiani brava gente, ma che danneggia soprattutto i minori. Da un lato infatti ci sono i tanti ragazzini Rom cui sono state prese le impronte digitali nei campi e i minori migranti arrivati in Italia con le famiglie a centinaia, e sospesi in un limbo legale nei centri di “accoglienza” o respinti alle frontiere; dall’altro i nostri figli e la nostra popolazione scolastica, che cerchiamo di educare alla tolleranza e al rispetto della diversità, ma che vengono bombardati ogni giorno con slogan razzisti e con l’equazione “immigrato arabo = terrorismo” e assistono a discriminazioni che restano impunite, ricavandone l’idea che non siano gravi, se non addirittura che siano permesse e normali.

Si spiegano così molti gesti di intolleranza verso i “diversi” messi in atto da giovani e giovanissimi, ma anche i discorsi razzisti che alcuni studenti fanno come fossero dati acquisiti in un paese “avanzato”.

Certo, il Ministero dell’Istruzione avvia programmi di educazione alla multiculturalità e per l’integrazione, ma di fatto l’atteggiamento del governo, e in particolare di certi partiti, mostra quale sia la reale considerazione in cui essi tengono la dignità dei migranti, e talvolta anche la loro vita.