Facciamo un gioco di simulazione. Mettiamo che in una grande città del Nord ci sia un giovane assessore (di centrodestra), mettiamo allo Sport, coinvolto in una polemica politico-giudiziaria: perché indicato come uomo sostenuto da un leader del suo partito finito sotto indagine, con le accuse di concussione, corruzione e finanziamento illecito al partito, anche nel campo dello sport. Una brutta storia di affari & politica. Che cosa farebbe, in questo caso, l’opposizione di centrosinistra? E che cosa direbbe, soprattutto, la stampa libera? Chiederebbe innanzitutto chiarezza, e magari anche le dimissioni del giovane assessore, parte di un gruppo di potere andato al di là dei confini della legalità. Una richiesta politica, intendiamoci, non giudiziaria: anche senza alcuna responsabilità penale del giovane assessore, scatterebbe l’imbarazzo e prevarrebbe l’opportunità politica di non avere in un posto delicato (l’assessorato allo Sport) un uomo legato a un gruppo che faceva affari nel settore dello sport.

Ecco: proviamo ora a cambiare alcuni elementi della nostra storia. La città è Milano. La giunta è di centrosinistra. L’assessorato è ai Trasporti. Il giovane assessore è Pierfrancesco Maran. Dobbiamo cambiare anche le conclusioni? Io credo di no. Maran è giovane, 31 anni. È da tempo impegnato in città, prima come consigliere di zona, poi comunale. Il circolo del Pd a cui appartiene, quello di via Eustachi, in zona Venezia, è attivo e vivace. All’ultima tornata elettorale è stato il secondo consigliere del Pd più votato. Ma a quelle elezioni Maran era anche il candidato di Filippo Penati, l’ex sindaco di Sesto San Giovanni ed ex presidente della Provincia di Milano ora indagato per le tangenti del “sistema Sesto”.

Oggi poco signorilmente prende le distanze dal suo leader di riferimento e ha perfino cancellato dalla sua pagina Facebook le foto in cui era ritratto assieme a Penati. Eppure quando il suo capo era in auge, vero padrone del partito a Milano (ora abbiamo capito perché: potere dei soldi), si vantava di essere il suo delfino. È un giovane abile e non privo di capacità. Ma a Milano non si diventa il secondo dei più eletti se non si mette in moto (anche) l’apparato di partito.

Una parte dell’indagine su Penati riguarda i maneggi attorno al sistema dei trasporti in Lombardia. E Maran è diventato proprio assessore ai Trasporti: non senza i suggerimenti, anche qui, dell’apparato di partito. I “penatiani” sono ancora forti nel Pd, da Matteo Mauri, responsabile nazionale Trasporti e membro del direttivo del Pd, a Franco Maggi, direttore editoriale di You Dem.

Appena Maran mette piede in assessorato, va da lui Antonio Rugari, un personaggio che reclama soldi dall’Atm (l’azienda dei trasporti pubblici milanesi), proprio come quel Piero Di Caterina che si proclama pagatore ed ex collettore di tangenti per Penati: ho subìto richieste improprie, ammette Maran, ma le ho prontamente respinte. E allora: può la Milano del vento cambiato avere un assessore su cui, per la sua provenienza politica e per i suoi rapporti di partito, peserà sempre il dubbio che possa “essere stato messo lì” per pagare vecchie cambiali? No, la giunta di Giuliano Pisapia non può permetterselo. Sia lo stesso Maran, allora, a chiedere di essere messo in un altro posto. Sarà meglio per lui, per il Pd, per Pisapia, per la città.

Il Fatto Quotidiano, 8 settembre 2011