Si allunga l’elenco delle persone indagate nell’inchiesta della Procura di Monza sulle tangenti per i lavori di riqualificazione dell’ex area Falck di Sesto San Giovanni. Il nuovo nome è quello di Maurizio Pagani, responsabile del settore infrastrutture e finanza di Banca Intesa. L’ipotesi di reato, per lui, è di concorso in corruzione. In particolare, il manager e’ coinvolto nel filone d’indagine che riguarda la vendita delle quote della Milano Serravalle, la società autostradale di cui nel 2005 la Provincia di Milano acquistò il 15% delle quote dal Gruppo Gavio, raggiungendo così la maggioranza assoluta delle azioni.

A tirare in ballo Pagani è stato l’imprenditore Piero Di Caterina, che, nel corso dell’interrogatorio di ieri davanti al Gip Anna Magelli, ha parlato di una riunione cui Pagani avrebbe preso parte e nel corso della quale si discusse anche di un “sovrapprezzo” da pagare a favore di Filippo Penati e Giordano Vimercati. Di Caterina fa riferimento esplicito ad una “tangente pagata per la vendita della Milano-Serravalle” e a “trattative” per il suo acquisto “da parte della Provincia di Milano”. I colloqui, secondo l’imprenditore sestese, si svolsero presso lo studio di un commercialista milanese e vi presero parte Giordano Vimercati, l’ex braccio destro di Filippo Penati, che all’epoca guidava la Provincia,  Bruno Binasco, manager del Gruppo Gavio e, appunto, Pagani. In quegli incontri, sempre stando al verbale di Di Caterina, “si è anche parlato di un ‘sovrapprezzo’ da pagare a favore di Penati e Vimercati”. In sostanza, scrivono i pm, ci fu un tentativo di “costruire un’operazione finanziaria per l’acquisto a prezzi fuori mercato” della Milano-Serravalle da parte della Provincia di Milano.

Già da metà agosto, intanto, i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria Guardia di finanza di Milano, su ordine dei sostituti procuratori Walter Mapelli e Franca Macchia, avevano perquisito sia l’ufficio che l’abitazione del manager di Banca Intesa. E nelle carte dell’inchiesta il ruolo dell’istituto di credito emergerebbe anche in relazione alla tangente da 4 miliardi di lire che secondo l’accusa  l’imprenditore Giuseppe Pasini pagò a Penati per entrare nell’affare dell’area Falck. Il gip, infatti, scrive che proprio i funzionari della banca avrebbero individuato “le modalità di trasferimento” in Lussemburgo della “provvista”.

Intanto Filippo Penati, sul suo sito internet, ha scritto una lettera indirizzata al segretario provinciale del Pd Roberto Cornelli (che proprio stasera presiederà una riunione del partito), nella quale si legge: “Sono completamente estraneo ai fatti che mi vengono contestati. L’ho già ripetuto tante volte ma anche oggi voglio ripartire da qui. Non ho avuto in passato, e non ho oggi, conti all’estero o tesori nascosti. Non ho preso denaro da imprenditori e non sono mai stato il tramite dei finanziamenti illegali ai partiti a cui sono stato iscritto.” Nella lettera l’ex capo della segreteria politica di Bersani manifesta anche la sua volontà di non avvalersi della prescrizione dell’accusa a sua carico, quella di corruzione.