Un altro giorno difficilissimo per le borse europee. E Milano fa peggio di tutte, con l’indice Ftse Mib che chiude a -6,15%. Sulle piazze del Vecchio Continente pesano il rallentamento dell’economia tedesca, le ipotesi di Tobin tax sulle transazioni finanziarie, la crisi dei debiti sovrani e le previsioni al ribasso di Morgan Stanley sulla crescita economica mondiale per l’anno in corso. E quando nel primo pomeriggio vengono diffusi i dati Usa su inflazione e nuovi sussidi di disoccupazione e Wall Street apre in negativo, le perdite vengono amplificate. Alla fine, anche la piazza di scambio statunitense chiuderà con indici fortemente negativi: Dow Jones a quota -3,66%, Nasdaq a -5,18%.

Il tonfo odierno di Piazza Affari è costato 20,91 miliardi di capitalizzazione. Il valore complessivo delle società quotate sul listino della piazza milanese scende così a 328,43 miliardi di euro di controvalore. Male i titoli finanziari, con Intesa Sanpaolo in forte calo, Unicredit sotto quota un euro e lo scivolone di Fonsai. Deboli anche energia e costruzioni, mentre fra gli industriali crolla Fiat.

Crollo di Fiat. Il titolo del Lingotto ha ceduto l’11,88% a 4,33 euro, tra scambi fiume per oltre 50 milioni di pezzi pari al 4,5% del capitale. Forte tensione anche su FiatIndustrial (-13,31% a 6,09 euro) ed Exor (-9,08% a 15,32 euro) a monte della catena di controllo. Per il Lingotto è stata una giornata nera dopo i dati sulle vendite in Brasile, mercato in cui il gruppo gioca un ruolo di primo piano, mentre Goldman Sachs ha ribassato le stime sulle vendite di auto nel 2012 in Europa, che potrebbero scendere fino al 7%.

In picchiata le borse europee. Vero e proprio terremoto per le principali borse europee sulla scia di Wall Street dopo il calo segnato dall’indice Fed di Philadelphia. Londra chiude a -4,49%, Francoforte il 5,82%. Sotto pressione anche Parigi (-5,48%). Per le borse europee è stata una vera e propria liquidazione di titoli, che hanno raggiunto ormai valori a saldo. Una frenesia che ha colpito tutti i settori, ma auto e banche, ancora una volta, hanno fatto peggio degli altri. In particolare le banche hanno scontato i timori della Fed, preoccupata per le tensioni sui debiti sovrani del vecchio Continente, accendendo così un faro sugli sportelli bancari europei presenti negli Usa. Ancora una volta è stata colpita Societè Generale (-12,34%), già protagonista di uno scivolone clamoroso del 20% nella settimana prima di Ferragosto. Pesanti anche Barclays (-11,47%), Rbs (-11,31%), Commerzbank (-10,42%), Intesa Sanpaolo (-9,26%), Lloyds (-9,26%), Ubs (-8,35%), Unicredit (-7,41%) e Deutsche Bank (-7,02%).

Negative anche le borse asiatiche. Chiudono in calo le cinesi, con Hong Kong e Shanghai che superano l’1% di perdite. L’indice Hang Seng della borsa di Hong Kong ha terminato le contrattazioni bruciando 272,76 punti, pari a -1,34% rispetto alla chiusura precedente, finendo a 20.016,27 punti. La giornata, cominciata con l’indice a -0,14%, ha visto le contrattazioni arrivare anche in territorio positivo dopo poche ore, per poi cominciare a scendere fino al calo definitivo. Negativa anche Shanghai, che ha chiuso in flessione dell’1,61% a 2.559,47 punti. Male anche la Borsa di Tokyo che per la seconda seduta consecutiva, viene trascinata al di sotto della soglia psicologica dei i 9.000 punti a causa soprattutto dei timori degli investitori nipponici riguardo i rischi di un’altra recessione negli Usa. Alla tendenza negativa ha inoltre contribuito l’apprezzamento dello yen sui mercati valutari, considerato eccessivo e potenzialmente nocivo per l’export giapponese. In chiusura l’indice Nikkei dei 225 titoli principali e’ sceso cosi’ ai nuovi minimi, toccando quota 8.943,76 dopo aver lasciato sul terreno 113,50 punti apri all’1,25%. Male oggi è andato anche il Topix relativo all’intero listino, che a sua volta ha perso 9,34 punti pari all’1,20% per attestarsi infine a quota 767,31. Chiusura in calo anche per la Borsa indiana di Mumbai, con il Sensex a 16.469,79 (-2,2%). Scambi per 149,5 mln di dollari.