Cos’è un babau? Secondo l’Hoepli, “Mostro immaginario che gli adulti nominano per far paura ai bambini e tenerli buoni“. Ora, per carità: il terrorismo islamico non è affatto immaginario, purtroppo.

Quando però si fa quel che ha fatto Fiamma Nirenstein nel suo articolo apparso su Il Giornale del 23 luglio scorso, si può parlare proprio di uso del babau. La Nirenstein, per scrivere il suo pezzo, ha dovuto compiere due sostituzioni concettuali: anzitutto è passata dall’idea di “terrorismo islamico” a quella di “islamismo”, accomunando dunque l’intero mondo islamico con le sue frange terroriste. Poi, non appena accaduta la strage di Oslo e Utoya ha deciso che, date le caratteristiche dell’orrore, la colpa era “dell’islamismo“. Un doppio errore concettuale commesso da un alto numero di editorialisti in tutto l’Occidente, dal Wall Street Journal a Fox News, ma questo semmai preoccupa di più.

In modo assai istruttivo, Fiamma Nirenstein ha scritto: “Ciò che importa è che la guerra dell’islami­smo contro la nostra civiltà, se verrà confer­mata l’ipotesi che nel corso della giornata è diventata sempre più robusta, è feroce e ag­gressiva. Mentre da parte nostra diventa sempre più grande la difficoltà ad accettare che una vasta fetta della popolazione mondiale possa non volerci bene, e non per ragio­ni sociali o economiche, ma per ragioni di ideologia, […]”. Volevo appunto arrivare al concetto di “ideologia” perché non è sbagliato, solo che l’ideologia che ha mosso la mano del boia Breivik è il cristiano-sionismo, e non l’islamismo.

Quando, nel mio precedente articolo, ho parlato di “mandanti morali” che si ritrovano sfogliando le 1500 pagine del manifesto del boia di Utoya, Anders Breivik, quasi tutti i commentatori hanno compreso cosa volevo intendere. Non ho mai accennato a una corresponsabilità penale dei blogger e dei pensatori (fra loro, anche Oriana Fallaci, che appare 8 volte) citati a più riprese dal camerata Breivik a giustificare il suo credo, le sue convinzioni e le sue azioni. Viviamo in una democrazia dove esiste un principio, quello della libertà d’espressione, che non si discute. E che però non include – va detto per i più sprovveduti  – il diritto a sostenere l’odio verso un determinato gruppo di persone: quando la libertà d’espressione sfocia nell’apologia di reato o nei rilievi della Legge Mancino contro i crimini dell’odio etnico-religioso, si commette appunto un reato. In tutto l’Occidente è così, con l’aggiunta che nei crimini dell’odio sono inclusi anche quelli contro le minoranze sessuali.

I pensatori citati nel manifesto sono però responsabili da un punto di vista morale, e di questo rispondono alle proprie coscienze: quegli autori hanno, infatti, contribuito a creare un’ideologia. Si tratta di un’ideologia fondamentalista cristiano-sionista, più che cristiano-nazista come ha scritto Carlo Bonini su Repubblica affidandosi allo studioso Ugo Maria Tassinari. E’ un’ideologia che si basa sul concetto di “Eurabia“, creato nell’accezione usata da Breivik dalla scrittrice Gisele Littman, che con lo pseudonimo di Bat Ye’Or ha scritto vari saggi sul tema e ha riassunto il concetto così in un’intervista a Il Foglio: “Eurabia esiste, viviamo nell’Eurabia, non è il domani, ma oggi, qui. Eurabia rappresenta un’ideologia che, per raggiungere i suoi obiettivi, fa leva su numerosi strumenti strategici, politici e culturali. […] Eurabia è un’entità culturalmente ibrida, fondata sull’antioccidentalismo e sulla giudeofobia.” Un concetto che è stato usato alla grande da tutti i modelli di Breivik, a cominciare da Oriana Fallaci.

Se anche il manifesto di Breivik “2083: una dichiarazione d’indipendenza europea“, è un guazzabuglio di concetti diversi, spesso incoerenti e in contrasto fra loro, non credo si possa definire “nazista” uno che scrive chiaramente che avrebbe volentieri ucciso Adolf Hitler:

Se c’è una figura storica di duce germanico che odio è proprio Adolf Hitler. Se potessi viaggiare in una macchina del tempo e approdare a Berlino nel 1933, sarei la prima persona ad andare – ma con l’idea di ucciderlo. Perché? Nessuna persona ha mai commesso un crimine più orribile contro la sua tribù di quanto abbia fatto Hitler. A causa sua, le tribù germaniche stanno morendo e POTREBBERO essere completamente spazzate via se non riusciamo a vincere in 20-70 anni. Grazie alla sua campagna folle e il conseguente genocidio dei 6 milioni di ebrei, è sorto il multiculturalismo, l’ideologia dell’odio anti-europeo ideologia dell’odio. Il multiculturalismo non sarebbe mai stato implementato in Europa, se non fosse stato per le azioni sconsiderate e imperdonabili del NSDAP (il partito nazista, ndr). (pagina 1165)

Né credo che si possa definire “anti-semita” uno che dichiara di essere vicino al sionismo e che considera i sionisti come “fratelli”:

La maggioranza degli ebrei tedeschi o degli europei è stata sleale? Sì, almeno quando parliamo degli ebrei liberali, simili agli ebrei liberali di oggi, che si oppongono al nazionalismo sionista e sono per il multiculturalismo. Gli ebrei che sostengono il multiculturalismo sono  una minaccia per Israele e per il sionismo (il nazionalismo israeliano) quanto lo sono per noi. Cerchiamo quindi di combattere insieme con Israele, con i nostri fratelli sionisti, contro tutti gli anti-sionisti, contro tutti i marxisti culturali/multiculturalisti. (pagina 1166).

In conclusione, a me sembra chiaro che il problema dell’Occidente sono i fondamentalismi religiosi, da quelli di matrice islamica (esterni e interni, oggi) a quelli di matrice giudeo-cristiana (interni). L’altro problema è il riaccendersi dei nazionalismi delle piccole heimat. Questi due fenomeni – fondamentalismi e nazionalismi locali – sono armati contro la globalizzazione, il multiculturalismo, l’integrazione e anche l’immigrazione interna, dal Sud al Nord Italia, per pensare al caso leghista. Sono convinto che la globalizzazione vada governata (non proibita, che è idea infantile) in modo assai severo, perché i disvalori dell’estremismo religioso vanno combattuti da parte dello Stato laico. Ma vanno evitati sia lo scontro di civiltà che le guerre di religione, non foss’altro per la banale considerazione che il nostro Occidente – benestante, civilizzato e con la pancia piena – li perderebbe entrambi.