La manovra supera il passaggio a Palazzo Madama per arrivare domani alla Camera. Il voto di fiducia si chiude con 161 sì, 135 no e tre astenuti. La commissione bilancio del Senato aveva lavorato fino alle tre di questa notte per terminare il lavoro sugli emendamenti e stamani il relatore ha illustrato le variazioni che saranno introdotte. Ma poi è tornata a riunirsi e i lavori sono stati rinviati. La seduta è ripresa con l’intervento di Giulio Tremonti solo alle 13. “Senza pareggio – ha detto il titolare di via XX Settembre – il nostro paese sarà divorato dal debito”.  Siamo “come sul Titanic: non si salvano neanche i passeggeri in prima classe”, ha detto riferendosi alla crisi dei mercati e così invitando, implicitamente, al senso di responsabilità e coesione già invocato da Giorgio Napolitano.

Ma il testo è già stato oggetto di pesanti critiche da parte di Confindustria. Emma Marcegaglia ha espresso tutta la sua contrarietà alla manovra “che va ad aumentare le tasse”. Sottolineando come sia  “inaccettabile che sui costi della politica si sia deciso di non fare niente”.

Tra i banchi di Palazzo Madama, invece, è stata Anna Finocchiaro a intervenire duramente contro la maggioranza, ribadendo l’invito al governo a dimettersi. “Non siete stati all’altezza, non avete avuto il coraggio. Durante la speculazione annaspavate. Vi abbiamo opposto l’Italia intera e unita. L’Italia di Giorgio Napolitano”. E sui tagli decisi: “Tagliare 480 voci vuol dire tagliare tutto, anche le agevolazioni per i figli e le famiglie. Oltretutto con i ticket si specula sul diritto alla salute”.

Le misure

Di fatto, dopo aver reintrodotto il ticket sanitario già dal prossimo lunedì, si scopre che tra le correzioni apportate c’è anche il taglio lineare immediato a tutte le agevolazioni fiscali, comprese quelle relative alla famiglia. Dalle detrazioni per i figli a carico ai bonus per la ristrutturazione della casa, dalle tasse a forfait per le imprese start-up alla tassa sostitutiva sugli straordinari, dalle spese per la sanità ai redditi da lavoro dipendente, agli asili, agli studenti universitari. Sarà indistinto il taglio necessario a reperire le risorse per la riforma fiscale. Il taglio sarà lineare: del 5% nel 2013 e del 20% a partire dal 2014 anche se – ha spiegato il relatore Gilberto Pichetto Fratin – “il governo con successivi decreti potrà decidere di escludere alcune categorie”.

Il tavolo tecnico che sta lavorando alle misure, comunque, non ha ancora terminato il lavoro di “classificazione” per incasellare le numerose agevolazioni in 11 diverse categorie.

La giungla degli sconti potrebbe anche aggiungere anche alcune novità come la cedolare sugli affitti. Dal check-up eseguito sulle imposte statali e locali se ne annoverano 476. Si va dalla nuovissima cedolare secca sugli affitti alla detrazione alle agevolazioni sulle operazioni di fusione delle società, dallo sconto dell’imposta di registro per l’acquisto della prima casa alla fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno.

Ci sono le classiche detrazioni per i familiari a carico ma anche i bonus per le spese di istruzione, dai bonus per le spese sanitarie a quelle per l’asilo nido. Una pletora di voci che però spesso non fa una vera differenza nei bilanci delle famiglie.

Dalle misure finalizzate a interventi di welfare a quelle che hanno l’obiettivo di favorire l’emersione, dalle misure volte alla semplificazione del sistema a quelle che evitano doppie imposizioni, sono al momento invece undici i possibili criteri di classificazione degli sconti individuati dall’apposito tavolo sulla riforma fiscale. Inoltre, stando alla presentazione del relatore, è aumentato anche il valore della manovra sugli anni 2013 e 2014 a oltre 70 miliardi di euro, compresa la delega fiscale. A regime, infatti, l’intervento sul 2013 è di 17 miliardi a cui vanno aggiunti, per effetto delle modifiche, altri 6 miliardi. L’impatto sul 2014 è di 25 miliardi a cui si sommano altri 22 miliardi dopo i correttivi.