“Si vorrebbe il diritto a morire pagato dal Servizio Sanitario Nazionale” questo ha dichiarato Eugenia Roccella sottosegretario di questo governo in un’intervista a La Stampa. Io spero che Raffaello Masci, l’autore dell’articolo, non abbia capito o abbia fuorviato il pensiero della Roccella, ma purtroppo è un ottimo collega e ne dubito fortemente.

Sì, la Roccella ha usato prorpio il termine “pagato”. Neanche al cinico più bieco sarebbe venuto in mente. Come se in ballo con questa legge sulle ultime volontà o testamento biologico o, come le ha ribattezzate la maggioranza, la Dichiarazione anticipata di trattamento (acronimo Dat, che non è vincolante per nessuno quindi è inutile), non ci fosse il morire con dignità, ma i zoppicanti conti del nostro paese. A parte che a volerla vedere da un punto di vista prettamente economico tenere in vita qualcuno forzatamente nutrendolo artificialmente forse costa di più…

Ma non è certo questo il punto. Mettiamo da parte la bioetica, le coscienze, le credenze e le religioni. Il problema è che questa legge voluta da questa maggioranza (il sospetto di favori a una parte dei cattolici per compensare le intemperanze sessuali di Silvio è lecito…) contiene la definizione medica di “accertata assenza di attività cerebrale integrativa cortico-sottocorticale” per descrivere quella che a noi profani è stata sempre venduta come stato vegetativo… Peccato che la suddetta definizione non significhi nulla o non abbastanza a un medico rianimatore, perché non esiste nella letteratura scientifica. E non lo dico io che sono ignorante, ma lo ha dichiarato a Radio3 Scienza questa mattina Carlo Alberto De Fanti, primario emerito di neurologia al Niguarda di Milano. Di nuovo e ancora, medici e famiglie saranno lasciati soli con la propria scienza e coscienza?