Al telefono la voce tradisce un misto di stanchezza e incredulità. Lavinia Santovetti, analista finanziaria di Nomura a Londra, non usa però mezzi termini: “La rapidità e la violenza con cui l’ondata speculativa si è abbattuta sull’Italia e su altri paesi europei sono impressionanti e devono far paura”. Oggi la borsa italiana respira e chiude in positivo, ma tra venerdì e lunedì sul nostro paese si è scatenato il caos: lo spread tra Btp e Bund tedeschi si è allargato ai massimi storici, i titoli azionari delle maggiori banche italiane hanno bruciato oltre il 10% del loro valore. Ma come si è arrivati a questa situazione e cosa possiamo aspettarci per il futuro? Santovetti non ha dubbi sulle cause: “Venerdì il fattore scatenante dell’ondata di vendite sui titoli italiani è stato un evento tutto sommato futile: la minaccia di dimissioni del ministro Tremonti unita alla situazione politica italiana che appare sempre più instabile. Ma questa è stata solo la scintilla, perché i motivi veri sono altri”.

Il primo sta in una sigla di tre lettere: PMI, o Purchasing Managers’ Index, un indice creato intervistando decine di responsabili acquisti in una serie di paesi. Misura quanto sono cresciuti gli acquisti e quindi l’attività delle imprese in un mese rispetto al precedente. “E’ un sondaggio che conta molto per capire lo stato di salute di un’economia”, continua l’analista di Nomura. “Se si mantiene sopra la soglia dei 50 punti significa che il sentiment degli operatori economici è positivo, perché percepiscono che l’economia sta crescendo. Se scende sotto i 50 possono iniziare i problemi. Martedì scorso l’Italia è scesa a 47,4 nel PMI del settore servizi, il livello più basso dall’agosto del 2009, contro una media del 53,7 per l’area euro. Nel manifatturiero siamo scesi al 49,9, contro il 52 della media europea”. Il PMI, in realtà, è solo un sintomo, che deve essere inserito in un contesto più ampio. E il contesto, purtroppo, non è dei migliori. “Non c’è ancora una vera soluzione alla crisi del debito europeo e non è chiaro quanto e come le banche saranno coinvolte nel salvataggio della Grecia”, spiega Lavinia Santovetti. “Con premesse del genere ogni segnale negativo che provenga dal mondo economico può scatenare ondate di panico”.

Intanto in Italia si cerca di correre ai ripari per prevenire nuove tempeste. L’approvazione della manovra finanziaria da 47 miliardi è attesa probabilmente tra venerdì e lunedì prossimo. Ma molti sono pronti a scommettere che si tratterà solo di un palliativo. “E’ fondamentale che i policy maker italiani, nel loro piccolo, si diano scadenze più ravvicinate”, continua Santovetti, “ma l’Italia da sola può fare ben poco, la manovra è solo una goccia nell’oceano. Devono muoversi le istituzioni dell’area euro, dare segnali più chiari ai mercati”. Per esempio comprando in modo più deciso i bond greci sul mercato secondario, aumentando il volume e gli obiettivi del fondo di stabilità EFSF o creando uno strumento ad hoc, una financing facility per rispondere in modo rapido alle emergenze, ai possibili problemi di liquidità di Spagna e Italia.

Una cosa sembra certa: se non ci saranno risposte rapide a livello istituzionale, sia in Italia che a livello europeo, la tempesta è destinata a durare. “Una volta che esplode il panico è difficile farlo rientrare. Non sappiamo cosa potrà succedere, ma credo che si sia aperta in questi giorni un’estate di grande incertezza”, spiega Lavinia Santovetti. “E’ un problema che va oltre la situazione specifica e la solvibilità dell’Italia: in fondo dall’inizio dell’anno non è cambiato quasi nulla nel nostro paese: il deficit è sotto controllo, le banche hanno un buono stato di salute, il debito privato è basso. Il problema italiano rimane sempre lo stesso: cresciamo poco rispetto al resto dell’Europa, nel primo trimestre il PIL è salito dello 0,1% rispetto all’anno scorso contro lo 0,8% dell’area euro. La crescita è un ingrediente cruciale per far scendere il rapporto tra debito e PIL e se non si faranno riforme strutturali l’Italia sarà condannata ad essere bersaglio della speculazione”.

Ma alla fine del giorno quello che spaventa di più l’analista di Nomura è un fatto inedito: “Ieri, nel bel mezzo della tempesta finanziaria, hanno venduto in grande stile titoli di stato e azioni italiane anche i più grandi investitori istituzionali italiani: fondi pensione, fondi comuni, assicurazioni”. I nomi non si possono fare, ma lunedì a premere sul tasto “sell” (vendere) non c’erano solo i famigerati fondi hedge americani assetati di speculazione, ma anche i più prestigiosi gestori di casa nostra, che hanno in pancia l’altra metà del debito pubblico italiano. Meditate gente, meditate.