Oggi avrei voluto scrivere di referendum, di come il popolo si sia prepotentemente riappropriato del potere che gli assegna il nostro sistema costituzionale; avrei voluto scrivere della gente “che fa la storia”, di come l’Italia dopo anni di grigio torpore stia rialzando la testa, guardando finalmente negli occhi il baratro nella quale è stata trascinata. Avrei voluto commentare le belle notizie che arrivano da ogni parte del Paese “ove il Sì suona”.

Sono invece qui a scrivere ancora una volta dei casi siciliani, catanesi in particolare, perchè quello che si sta consumando in quella città non è più un fatto locale ma assume connotazioni di livello nazionale e rappresenta un caso sul quale le istituzioni, a cominciare dal Consiglio Superiore della Magistratura, non possono più contenersi in un ruolo pilatesco.

La notizia è presto detta ed è rimbalzata su tutte le agenzie di stampa. Il procuratore della Repubblica “facente funzioni”, Michelangelo Patanè, ha determinato uno strappo senza precedenti nella storia della Direzione distrettuale antimafia di Catania. Ha scippato l’inchiesta sul governatore Raffaele Lombardo ai quattro sostituti che la seguono sin dal primo giorno e che avevano firmato e deposto sul suo tavolo la richiesta di rinvio a giudizio per Lombardo e per il fratello Angelo, entrambi accusati di concorso esterno in associazione mafiosa. La scelta, formalmente si muove nell’ambito delle prerogative del Capo dell’Ufficio (anche privo di qualunque autorevolezza come un “facente funzioni”), ma assume una valore dirompente per la ricaduta che ha non solo sulla politica, ma sulla stessa credibilità di una delle Procure più importanti d’Italia tra quelle impegnate nel contrasto alle mafie. Una vicenda di gravità assoluta, che segue di pochissimo la scandalosa sentenza nel processo per i parcheggi di Piazza Europa che vedeva tra gli altri imputato, l’ex sindaco Scapagnini, oggi senatore del Pdl e amico intimo del premier. Processo deciso solo da una perizia firmata da un consulente del Tribunale, che è anche un esponente di primo piano del partito di Berlusconi. Ovviamente assoluzione per tutti. Vedremo in appello.

I quattro magistrati che hanno firmato la richiesta di rinvio a giudizio per Lombardo e gli altri imputati si chiamano Giuseppe Gennaro (ex presidente dell’Anm, ex componente del Csm che, recentemente, è stato fatto segno di una vera e propria campagna di veleni, al chiaro scopo di delegittimarlo), Antonino Fanara (titolare anche dell’inchiesta che vede indagato per concorso esterno in associazione mafiosa il potente editore Mario Ciancio), Agata Santonocito e Iole Boscarino. Sono tutti e quattro magistrati della Dda, sono esperti, hanno anni di lavoro alle spalle sul fronte antimafia. Non si tratta dunque di sprovveduti. Ebbene, il loro parere unanime era che Lombardo andasse rinviato a giudizio per fatti di mafia. Era quello che chiedevano al Gip, che nella sua autonomia avrebbe valutato le prove, ascoltato le difese e deciso. Patanè, che della smisurata mole di materiale investigativo che sta dietro la richiesta firmata dai sostituti processo conosce poco o niente, ha accolto e sottoscritto senza un battito di ciglia la richiesta per tutti gli altri imputati, ma ha inchiodato di brutto di fronte ai fratelli Lombardo. Ha stralciando la loro posizione e l’ha avocata a se. Mai si era arrivati a tanto, mai con tale protervia.

Insomma il lavoro dei sostituiti è ottimo per tutti gli imputati, ma diventa una “fanfariata” quando riguarda il Governatore della Sicilia. Su Lombardo deciderà lui. Sulla decisione finale si accettano scommesse.

C’è da dire che forse i tempi di questa decisone non sono casuali. Il Consiglio appare fortemente orientato a nominare alla guida della Procura etnea l’attuale Sostituto procuratore generale presso la Cassazione, Giovanni Salvi. Un orientamento maturato proprio nelle ultimissime settimane. Forse si è voluto fare in fretta proprio per chiudere il caso Lombardo prima dell’arrivo del nuovo Procuratore? Lasciargli una rogna del genere poteva sembrare poco educato. Chiudiamo tutto prima così non ci sono problemi. Non sappiamo cosa abbia guidato il Procuratore supplente nella sua discutibile scelta. Resta il fatto che l’arrivo a Catania di un “Papa straniero” come anche su questo blog si era più volte auspicato, ha tolto il sonno a molti potenti, in particolare ai nuovi cavalieri dell’apocalisse che governano Catania. Il mito dell’intoccabilità, con le inchieste su Lombardo e su Mario Ciancio, appare incrinato fortemente e l’arrivo di un Procuratore non aduso al riverente ossequio, potrebbe seppellirlo definitivamente.

Il Csm non può più attendere un solo istante nel nominare il nuovo Procuratore. A Catania la misura è colma.