Elio Di Rupo, leader del partito socialista e di origini italiane, è stato incaricato dal re Albert II di formare la nuova coalizione dopo oltre un anno d’impasse politica

In Belgio la sinistra va al governo. Elio Di Rupo, leader del partito socialista (Ps) e di origini italiane, è stato incaricato dal re Albert II di formare la nuova coalizione dopo oltre un anno d’impasse politica cercherà di dare un esecutivo al Paese. Una decisione che ha colto tutti di sorpresa, visto che le negoziazioni con la controparte fiamminga dell’N-VA di Bart De Waever sono tuttora in alto mare.

Elio Di Rupo diventerà con ogni probabilità il primo premier socialista e francofono del Belgio dal 1974. Era dal 13 giugno scorso che il paese aspettava un nuovo governo, impossibile da formare viste le nette divergenze politiche tra i due partiti maggioritari, il Ps e la N-VA. Stallo che ha fatto battere al Belgio il record mondiale tra gli Stati senza governo. Adesso Di Rupo, nominato ufficialmente “formatore” da re Albert II, dovrà trovare un accordo con il carismatico De Waever, detto il “Leone delle Fiandre”. Cosa tutt’altro che facile visto che i due parlano lingue completamente diverse, anche nei contenuti.

Alla base dell’impasse politica del Belgio c’è l’annosa questione tra Vallonia e Fiandre. La prima più povera, di centrosinistra e francofona, le Fiandre più ricche, di centrodestra e lingua fiamminga. Unito sulla carta, il Belgio rappresenta in realtà una realtà sociale, culturale ed economica molto complessa, formata da ben tre comunità linguistiche (francofona, fiamminga e germanofona) e composta da tre regioni all’interno di uno Stato federale: le Fiandre a nord, la Vallonia a sud e la regione di Bruxelles-Capitale al centro. Differenze che si amplificano sul campo economico: alle Fiandre, caratterizzate da un’economia avanzata (ricerca, innovazione, servizi) e da un commercio molto ricco (si pensi ad Anversa, hub del mercato europeo dei diamanti), fa da contraltare una Vallonia piuttosto povera che non ha saputo riconvertire la propria economia basata in passato sulle miniere di carbone e sul settore siderurgico. Nelle Fiandre vive d’altronde la maggioranza della popolazione belga, si produce quasi il 60% del Pil e il tasso di disoccupazione è quasi un terzo di quello del sud.

Tanto che negli ultimi anni la parola “secessione” non è più stata un tabù. Fino al punto in cui in molti credono che Bruxelles e le istituzioni europee che ospita siano rimaste l’unico collante di un Paese difficile da tenere unito. Almeno secondo la N-VA, partito che ha fatto della secessione, più o meno velata, la propria bandiera politica, raccogliendo così una valanga di voti nelle Fiandre. Proprio le pretese di maggiore autonomia, soprattutto fiscale, e di riforma dello stato, portate avanti con forza dalla N-VA, hanno impedito finora di trovare un accordo stabile con gli altri partiti, in primis il Ps di Di Rupo.

Scettici gli opinion leader belgi, sia fiamminghi che valloni. Secondo Véronique Lamquin, editorialista de Le Soir, si tratta di una “missione quasi impossibile”, “non a causa dei protagonisti, ma del contesto”. “Immaginare un accordo tra il Ps e la N-VA su asilo, giustizia, riforma delle pensioni e priorità socio-economiche è un vero e proprio rompicapo”. Secondo La Libre Belgique, Di Rupo si troverebbe in “un campo minato” con riferimento “all’insoddisfazione della N-VA per essere stata messa di fronte al fatto compiuto (la decisione del re, ndr)”. Secondo Les quotidiens du groupe Sud Presse, la missione è ad alto rischio per Elio Di Rupo”, visto che, scrive Hughes Danze, “l’iniziativa del re è un boccone avvelenato”. Pessimista anche anche Steven Samyn del De Morgen, secondo cui “le possibilità che Di Rupo faccia delle proposte che possano essere condivise dalla N-VA sono quasi inesistenti”.

Sullo sfondo, la situazione economica e finanziaria del Paese va di male in peggio, con il debito pubblico al 96,8% del Pil e le agenzie di rating che minacciano un ulteriore declassamento. Il compito di Di Rupo si profila tutt’altro che facile.