Giorgio Meletti, su Il Fatto, ci ricorda quel che scrivevano i nuclearisti prima dell’apocalisse giapponese. Varrebbe la pena di rileggerlo: “Il nucleare è una tecnologia sicura. Con le norme e gli standard attuali, incidenti come quello avvenuto a Chernobyl non possono più ripetersi… le probabilità di un evento catastrofico di quel tipo sono una ogni cento milioni di anni.”

Il problema è che, a quanto pare, la misura immensa del loro errore di valutazione non li ha assolutamente portati, almeno nella loro frangia governativa, a un profondo ripensamento.

Nel quasi totale silenzio dei media si è compiuto un assalto a un treno carico d’oro: il fotovoltaico è il nemico da battere per impossessarsi di mille casse d’oro. La situazione è oltre il grottesco e il demenziale.

Il 4 marzo 2011 un bel decreto legge blocca tutti gli impianti fotovoltaici che non saranno ultimati entro il 31 maggio 2011. Un disastro epocale per chi stava costruendo un impianto che avrebbe potuto essere ultimato in 9 mesi ma non in 90 giorni. Centinaia di imprenditori rovinati, e centinaia di aziende costrette a chiudere licenziando migliaia di dipendenti.

Ci dicevano: si spende troppo per il fotovoltaico, meglio il nucleare…

Poi, spaventato dalla certezza di perdere il referendum sul nucleare, il governo ha proclamato una moratoria sulle nuove centrali.

Ora la logica vorrebbe che si facesse subito marcia indietro sul fotovoltaico. Ma il testo del nuovo sistema di incentivi che il governo ha appena varato, a quanto pare, servirà a far fuori il fotovoltaico sparandogli alla schiena e nessuna forza sembra in grado di organizzare un’opposizione fattiva.

Il crimine viene commesso in modo raffinato.

Nominalmente il decreto, infatti, ristabilisce nuovi finanziamenti per il fotovoltaico (anche se in quantità e modalità vistosamente ridotte) ma c’è un codicillo che stabilisce un tetto alla spesa. Un sottocodicillo (astutissimamente) stabilisce poi che il tetto non viene calcolato sulla base degli impianti realmente costruiti ma sulla base delle domande presentate. Siamo alla cultura bizantina: la differenza, apparentemente insignificante, sta nel fatto che gran parte delle domande presentate NON vengono poi portate avanti e quindi le graduatorie ingorgate da domande farlocche impediranno a molti che vogliono veramente realizzare un impianto di entrare in graduatoria. Un ulteriore codicillo stabilisce infatti che non occorre avere l’approvazione dell’Enel per la connessione alla rete elettrica, che è molto più lunga e difficile da ottenere degli impianti di produzione di elettricità.

Cioè, si fa un finanziamento costruendolo in modo tale che poi sia in gran parte non utilizzato.

Alla prima graduatoria ci troveremo di fronte a una situazione disastrosa, con migliaia di domande per progetti con autorizzazioni impossibili da ottenere che ruberanno il posto agli impianti veramente realizzabili.

Il risultato sarà una drastica riduzione dei kilowatt installati e una grave crisi del settore fotovoltaico. E noi ci troveremo a dover pagare da subito l’energia elettrica più cara.

Se infatti è vero che finanziare il fotovoltaico ci costa circa il 5% della bolletta elettrica, è anche vero che la produzione di energia elettrica si concentra nelle ore più calde del giorno, specie in estate quando ci sono i picchi dei consumi e la corrente è più cara.

Uno studio della ASPO Italia e Cautha S.r.l. dimostra proprio questo: nei prossimi anni l’aumento del fotovoltaico sarebbe stato un contrappeso ai picchi dei consumi, tale da provocare un risparmio in bolletta per i consumatori intorno al 5% *.

E dietro a questa questione si nascondono anche le ragioni forti (dei poteri forti) che hanno portato a queste scelte scellerate.

Chi produce energia elettrica da fonti fossili ha il massimo dei suoi guadagni proprio nei momenti di picco dei consumi. Se il fotovoltaico aumenta l’offerta di energia proprio nelle ore di picco dei consumi, chi produce energia dal fossile ci perde una barca di soldi. Quindi, per i soliti interessi miopi si decide di fare un bel buco nella barca sulla quale stiamo remando.

Come è possibile pensare che il sistema Italia continui a galleggiare senza investimenti nel settore energetico rinnovabile, con i prezzi del petrolio che potranno solo salire?

Garantirsi energia elettrica a prezzi certi in futuro è un imperativo assoluto. Non è una cosa che si può rimandare. E questo dovrebbe essere prioritario per tutti i cittadini e i loro polmoni e per tutti gli imprenditori.

Senza energia elettrica è più faticoso produrre automobili.

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* Nota: Il Senatore Ferrante, vicepresidente Kyoto Club ci spiega che: “Gli incentivi per le fonti rinnovabili pesano per meno della metà del totale degli oneri di sistema: nel 2010 circa 2,7 miliardi su un totale di oltre 5,8 miliardi di euro… “