Emergenza Lampedusa. Così da giorni. E, mentre da Roma Umberto Bossi snocciola la sua soluzione (“Tutti fora dai ball”), sull’isola si consuma l’ennesima giornata di tensione a Lampedusa. Con i residenti che protestano e i migranti che temono i rimpatri forzosi. Proprio questo è l’elemento che rischia di dare fuoco alle polveri di una situazione già al limite. Dalla mattinata, infatti, il via vai sui moli del porto è stato più intenso del solito. Anche le forze dell’ordine non ostentano più la tranquillità dei giorni scorsi. E il motivo sta nelle notizie rilanciate da giornali e tv sull’iniziativa del governo di inviare sei motonavi con l’obiettivo di svuotare l’isola. Il piano è stato reso noto due giorni fa direttamente dallo stesso Roberto Maroni per il quale ” se la Tunisia non rispetterà gli impegni presi per bloccare le partenza, procederemo con i rimpatri forzosi”.

Questa sera il ministro dell’Interno, intervenendo al Tg5 promette di “risolvere da domani la situazione a Lampedusa”. Come? “Con l’arrivo di “sei navi con una capienza di oltre diecimila posti” per cercare di alleggerire la pressione di “una vera e propria emergenza umanitaria, con numeri che non hanno precedenti”. E punta il dito contro l’Europa che “dà un contributo dello zero virgola zero” perché – questo il ragionamento del ministro – “là pensano: ‘Cara Italia, il problema è tuo, risolvitelo!”. Maroni ribadisce anche che gli immigrati che arrivano in questi giorni sono “in gran parte clandestini” e “l’obiettivo è di quello di rimpatriarli. Parliamo esclusivamente di clandestini, per questo abbiamo fatto l’accordo con la Tunisia”, rimarca il titolare del Viminale. Quanto alle regioni, con loro, spiega il ministro, “abbiamo trattato il tema dei profughi, che non possono essere rimpatriati. Quindi, a differenza dei clandestini, i profughi avranno diritto a stare in Italia, per cui dobbiamo trovare strutture di accoglienza e il piano con le regioni va in questa direzione”.

Concetto contemplato nel programma varato dall’Unità di crisi del ministero e che domani sarà valutato in consiglio dei ministri. Il progetto però non prevede, almeno per ora, alcuna indicazione certa sulla destinazione dei profughi, i quali da giorni vivono tra paura e incertezza. Sulla questione, pesano anche le decisioni delle regioni. In questo momento il Viminale ha individuato 13 siti per allestire centri provvisori. Ma se l’ok non arriverà, il ministero provvederà a mettere in moto la nave San Marco e quelle della flotta Grimaldi che, imbarcati donne, uomini, e bambini, faranno rotta su Tunisi.  La situazione, dunque, è al limite. Tanto che lo stesso Viminale ha già predisposto un aumento di forze dell’ordine per gestire il problema dell’ordine pubblico.

La rabbia monta a tal punto che ieri sera si è verificata una rissa tra gruppi di tunisini. Insomma, l’operato del governo e del Viminale non sembra in grado di sanare l’emergenza senza strappi. A gettare benzina sul fuoco arrivano poi le parole del governatore siciliano Raffaele Lombardo, il quale boccia l’ipotesi della “paghetta” per favorire il ritorno in patria, ma anche quella dei rimpatri forzati. La sua soluzione è tanto semplice quanto inquietante: bloccarli in mare. Intanto, la conta degli arrivi ha superato quota 6.000. Un dato che crea un problema anche per la gestione dei pasti. La società che per contratto gestisce l’accoglienza dei migranti in arrivo distribuisce 4.200 pasti al giorno. Nell’isola al momento ci sono 6.200 immigrati, dunque 2.000 persone non mangiano. A denunciarlo in conferenza stampa è stato il sindaco di Lampedusa, Dino De Rubeis.

La protesta dei residenti

Non si ferma nemmeno la protesta dei residenti. Pochi minuti fa, infatti, è stata occupata l’aula del consiglio comunale a Lampedusa. Alcuni abitanti, che chiedono il trasferimento in altri posti dei 5 mila migranti presenti nell’isola, hanno affisso striscioni di contestazione al governo. “Non è razzismo, ma sopravvivenza” c’è scritto in un grande manifesto sopra la tribuna del consiglio comunale. In un altro si legge: “State distruggendo il nostro futuro”, mentre in uno striscione all’ingresso del municipio è disegnato un barcone con la scritta: “governo” e poi “arriverà”. Nell’aula è in corso un’assemblea con decine di studenti che oggi non sono andati a scuola. Alcune madri propongono la chiusura del polo didattico per paura che i loro figli possano venire a contatto con i tunisini che bivaccano nella zona. Una donna ha raccontato che davanti la sua abitazione, vicino la Casa della Fraternità ci sono circa 500 migranti che fanno i bisogni fisici per strada.

Nuovi sbarchi

Intanto, durante la notte sono arrivati altri 454 ia Lampedusa. I primi 190 sono sbarcati poco prima della mezzanotte: si tratta per lo più di eritrei, tra cui molte donne e bambini, soccorsi dalle motovedette della guardia costiera e della guardia di finanza, coordinate dalla Capitaneria di porto. Dal secondo barcone sono arrivati 149 tunisini, scortati in porto da un guardacoste, altri 115 sono sono stati soccorsi, da due guardacoste, e giunti in porto alle 3.25. Nel barcone anche diversi bambini, tra cui cinque neonati, il più piccolo di due mesi. I migranti sono stati trasbordati sulle motovedette della guardia costiera e della finanza in condizioni difficili, col mare mosso. Eritrei, somali ed etiopi sono stati trasferiti nell’ex base Loran, dove ci sono già un centinaio di minori e donne tunisine.

Ma l’allarme non è solo a Lampedusa. Un peschereccio con circa 300 migranti a bordo, fra i quali anche donne e bambini, è approdato nella notte a Pozzallo, in provincia di Ragusa. Lo rende noto l’ufficio relazioni esterne della Guardia Costiera. Il barcone si è incagliato a 50 metri dalla riva e alcuni migranti hanno raggiunto la riva a nuoto, dando l’allarme e riferendo che il numero delle persone a bordo è di circa 500: un dato che – sottolinea il luogotenente Massimo Maccheroni della Guardia Costiera – sarà verificato nelle prossime ore. Sono in corso le operazioni di salvataggio. Dal peschereccio sono sbarcati finora circa 200 migranti, fra i quali 5 donne e 5 neonati, come precisa la Guardia Costiera. L’imbarcazione, lunga 35 metri, si è incagliata a Punta del Regiglione, a due miglia marine da Pozzallo. I migranti vengono trasbordati con un gommone di grandi dimensioni dal peschereccio a una motovedetta della Guardia Costiera che, dopo aver prestato una prima assistenza, li accompagna nel porto di Pozzallo. Sul posto è arrivato anche un rimorchiatore che viene utilizzato come base per le operazioni di soccorso che sono tuttora in corso.

Le reazioni di Pdl, Terzo Polo e Pd