Ai docenti del Liceo Artistico De Chirico di Roma il 3 marzo è stata recapitata la circolare 164 a firma del dirigente scolastico, dr. ing. Sante Mazzilli. Gli strafalcioni che troverete sono nell’originale:

L’entrata in classe dei “docenti” deve avvenire sempre in I ora, 5 minuti prima dell’inizio lezione, ovvero alle 07,55, come da C.C.N.L. (art. 29 comma 5)
– Ogni comportamento difforme è sanzionabile in termini penali in quanto configurabile come truffa allo Stato;
– Le soste in corridoio in “amena conversazione”, non sono raffigurabili come presenza a Scuola;
– L’istigazione all’inosservanza di norme e comportamenti che regolano la vita scolastica, visto che rivolti a minori sono configurabili in termini penali come “circonvenzione di minori”;
– È opportuno che non sia dato il consenso all’uscita dalla classe degli allievi prima della seconda ora e comunque non più di uno alla volta. L’uscita del successivo allievo può essere concessa solo e soltanto al rientro del precedente;
– Vale sempre il comportamento che regola “la funzione docente” e nel caso di omissione si configura la “culpa in vigilando”, che rientra nel penale;
– L’entrata in ritardo dei docenti, potrà essere rilevata direttamente dalla Guardia di Finanza;
– Il personale Ata deve dare seguito alle indicazioni derivanti dall’applicazione del regolamento di Istituto, del decreto “Brunetta” che regola le assenze, e dalle comunicazioni ripetute della Vice-Presidenza.

Virgolettare la parola “docenti” equivale a non riconoscere nemmeno lo statuto della docenza ai suoi interlocutori. L’entrata in classe dei “docenti” deve avvenire sempre in I ora o l’entrata in classe dei docenti della I ora deve avvenire 5 minuti prima? Chi valuterà la conduzione di “amene conversazioni” lungo i corridoi? Vigilantes assoldati (privatamente) dalla scuola? Insegnanti acquiescenti reclutati all’uopo? Il preside stesso, tendendo agguati estemporanei? Telecamere e registratori appositamente predisposti nelle lavagne interattive multimediali?

È ragionevole pensare a docenti che istigano all’“inosservanza di norme e comportamenti che regolano la vita scolastica” o – piuttosto – sotto questa ambigua definizione un dirigente prevenuto, brunettiano e punitivo può far rientrare anche tante espressioni del dialogo educativo e della libertà di insegnamento, che in un luogo di pluralismo istituzionalizzato – almeno fino a poco tempo fa – erano considerate legittime?

Guardia di Finanza, profluvio di ricorso all’aggettivo “penale”, al termine sanzione ecc. diffondono un clima poliziesco, un habitat da scuola-caserma che non solo non risponde alla creazione di un ambiente lavorativo stimolante e sereno, ma crea condizioni e atmosfere che sicuramente non favoriscono il diritto all’apprendimento dei ragazzi.

Il 23 febbraio il dirigente si era pronunciato sul “contributo volontario”, la nuova tassa facoltativa chiesta da molte scuole, rendendolo di fatto obbligatorio:

Causa l’esigue entrate derivanti  dal contributo delle famiglie necessario alla scuola per il funzionamento didattico curriculare, ed extracurriculare, vengono sospesi i seguenti servizi fino alla regolarizzazione dei versamenti:
– fotocopie;
– materiale di facile consumo: per le esercitazioni didattiche, uso laboratori ed esami di stato;
– materiali necessari alla progettualità prevista dal Pof;
– contratti con personale esterno per attività integrative non autofinanziate.
I servizi predetti potranno riprendere solo alla regolarizzazione dei versamenti da farsi entro e non oltre il 5 marzo 2011.

La colpa dei docenti e delle famiglie? Non aver approvato in Consiglio di Istituto il Programma annuale e aver respinto in Collegio Docenti le prove Invalsi, il test nazionale a risposta multipla. Quello del contributo (volontario?) è un grande problema politico, perché configura una supplenza della famiglia ai compiti dello Stato: uno dei tanti segnali di privatizzazione strisciante. Il fatto, poi, che tale procedura si stia diffondendo anche presso la scuola dell’obbligo, la scuola media (in barba al comma 2 dell’art. 34 della Costituzione) risulta ancora più pericoloso.

La situazione, alla De Chirico come in molte altre scuole, è grave e penosa. Resa ancor più delicata dalla frustrazione di dirigenti che – approfittando delle nuove prerogative fornite loro dalla legge Brunetta– stanno rendendo l’atmosfera irrespirabile, per il personale docente e non e per i ragazzi. È un problema non solo di lavoratori della scuola, ragazzi, famiglie, ma dei cittadini.

Trasformare i fondi che non arrivano e la conseguente richiesta legittima di un atteggiamento responsabile da parte dei docenti in forme di ritorsione vessatoria e coercitiva – soprattutto nei confronti dei ragazzi e delle famiglie, ma anche dei lavoratori – significa (oltre alla violazione di una serie di diritti) attentare alle finalità della scuola della Repubblica.