Ruby confessò di essere minorenne a Berlusconi. Che le suggerì di andare in giro a raccontare di essere la nipote di Mubarak: “Così potrai giustificare le risorse che ti metterò a disposizione”. A raccontarlo è la giovane marocchina, secondo quanto riportato nel verbale di interrogatorio del 3 agosto 2010, inserito dalla procura di Milano negli atti dell’inchiesta, che oggi sono stati notificati ai legali del premier insieme al decreto con cui Berlusconi è stato rinviato a giudizio dal gip di Milano. Le circa 800 pagine sono state notificate anche a Ruby, parte lesa del processo, e nelle prossime ore arriveranno negli uffici milanesi dell’avvocatura dello Stato, che rappresenta gli interessi del ministero degli Interni, anch’esso indicato come parte offesa nel decreto del gip. Nelle carte è contenuta anche una telefonata intercettata lo scorso settembre, in cui Ruby, informata che la polizia giudiziaria deve sentire sua madre come testimone, dice a suo padre: “Devi dire alla mamma di non parlare, di alzarsi e di dichiarare di non voler rispondere a nulla”. Intanto, da ambienti giudiziari si apprende che saranno chiuse non prima di lunedì prossimo le indagini relative a Nicole Minetti, Emilio Fede e Lele Mora, indagati per favoreggiamento della prostituzione: per fare il punto della situazione i magistrati milanesi si riuniranno lunedì mattina, poi procederanno con il deposito degli atti e la chiusura delle indagini.

La “balla” della nipote di Mubarak – “Dirai a tutti che sei la nipote di Mubarak così potrai giustificare le risorse che ti metterò a disposizione”. Questo disse il presidente del Consiglio a Ruby. Ecco come nasce la “balla” (parole dell’ex questore Vincenzo Indolfi). Sta tutto in poche righe di un verbale. Quello del 3 agosto 2010, quando Ruby viene chiamata dai pm Boccassini, Sangermano e Forno per spiegare. La notte del 27 maggio in questura, ma anche – più in generale – il suo rapporto con Silvio Berlusconi. E qui tutto cambia. Sì perché quell’interrogatorio risulta decisivo per rispondere alle tre domande che da mesi pesano sulle spalle del Cavaliere. Vediamole: Berlusconi chiese a Ruby di fare sesso? Sapeva che la ragazza era minorenne? Come nasce “la balla” della nipote di Mubark? Tutte domande a cui risponde Repubblica nell’articolo a firma Piero Colaprico e Giuseppe D’Avanzo. La chiave di volta sta dentro a poche pagine allegate alla richiesta di rinvio a giudizio depositata una settimana fa nell’ufficio del gip Cristina Di Censo.

Torniamo allora al 14 febbraio 2010, il giorno che fissa il primo ingresso di Ruby a villa San Martino. Racconta la marocchina, che all’epoca ha 17 anni (i 18 li compirà il primo novembre): “Berlusconi mi prese da parte e mi condusse in una stanza dove restammo soli. Mi disse che la mia vita sarebbe cambiata e, anche se non ha mai parlato esplicitamente di rapporti sessuali, non è stato difficile per me capire che mi proponeva di fare sesso con lui”. Cosa pensa quella ragazza che si porta dietro una vita difficile e una fuga dalla comunità di Letojanni in provincia di Messina? In quel San Valentino, prima di entrare ad Arcore, ha già conosciuto Emilio Fede. Il direttore del Tg4 ha promesso di aiutarla e le ha subito presentato Lele Mora. L’impresario dei vip non ha dubbi: quella ragazzina gli piace e la fa entrare nella sua scuderia.

Di nuovo la parola a Ruby: “Berlusconi mi portò in un ufficio e mi consegnò una busta con 50mila euro”. In quel momento, però, il premier non sa che Ruby ha 17 anni. “Lui – dice la ragazza – sa che ho 24 anni”. Per ora, dunque, vale la buona fede del presidente del Consiglio che paga per un presunto rapporto sessuale con una maggiorenne. Tutto nelle regole, dunque.

Proseguiamo. “La volta successiva – va avanti Ruby – , mi ricordo era in marzo, l’autista di Emilio Fede viene a prendermi in via Settala, dove abitavo allora. Torno ad Arcore e là, parlando con le altre ragazze invitate, vengo a sapere che chi stava con lui, con Silvio, poteva avere la casa gratis. Alcune ragazze mi dissero di avere avuto a Milano 2 un appartamento con cinque anni di affitto pagati”. Naturalmente si tratta della Residenza in via Olgettina 65. In quegli appartamenti vivono tutte le ragazze del premier. C’è Marysthell Polanco, la donna del narcotrafficante Ramirez, c’è la soubrette Barbara Guerra, le sorelle De Vivo, napoletane con una partecipazione all’Isola dei Famosi, c’è Iris Berardi, neodiciottenne, origini brasiliane, ma provenienza emiliana, lei è una delle più assidue frequentatrici di Arcore. E c’è anche Nicole Minetti che ora in via Olgettina non abita più, ma che qui, nonostante tutto, ci passa spesso. A lei, infatti, il compito di gestire l’amministrazione delle case per conto delle ragazze e su ordine del premier.

A marzo, quindi, il Cavaliere offre a Ruby un appartamento. Lei non crede alle sue orecchie. Prima il denaro, ora la casa. C’è però un solo pensiero che l’assilla: la bugia sulla sua età. “A Berlusconi – racconta – avevo detto falsamente di avere ventiquattro anni e di essere egiziana. Quando mi propone di intestarmi quella casa, dovevo dirgli come stavano le cose. Non potevo più mentire. Gli dissi la verità: ero minorenne ed ero senza documenti”. Eppure, stando alla testimonianza della ragazza, il premier non si scompone. Le suggerisce: “Dirai a tutti che sei la nipote di Mubarak così potrai giustificare le risorse che ti metterò a disposizione”.

Ecco, allora, la genesi della balla che fa esplodere il caso e che, secondo il gip di Milano, radica il processo a Milano. Berlusconi, infatti, la sera del 27 maggio, telefonando al capo di gabinetto Pietro Ostuni, non agì nel pieno delle sue funzioni. Di più: poco conta che il reato di prostituzione minorile sia avvenuto ad Arcore per cui è competente il Tribunale di Monza, perché, in questo caso, il reato più grave (concussione) attira a sé come una calamita quello meno grave (prostituzione minorile).

La telefonata di Ruby al padre – ”Devi dire alla mamma di non parlare, di alzarsi e di dichiarare di non voler rispondere a nulla”. E’ quanto ha detto Ruby nel corso di una telefonata che risale allo scorso settembre e ora agli atti dell’indagine. La conversazione intercettata risale proprio al giorno in cui gli ufficiali di polizia giudiziaria che indagano sulla vicenda sono in Sicilia per sentire come testimone la madre della ragazza, Naima, che secondo quanto riscontrato dall’inchiesta, anche lei come il padre M’hamed El Mahroug, era a conoscenza dei fatti che riguardavano “la vita di Ruby”, fatti per i quali la figlia ancora diciassettenne e suo padre raccomandano a Naima di tacere per non farli venire a galla.

Dal colloquio intercettato emerge che il padre di Ruby racconta alla figlia di tre uomini e due donne (la polizia giudiziaria, ndr) che “sono usciti… Insieme a tua madre” per sentirla come testimone. E che gli hanno riferito che erano in corso delle indagini. L’uomo ha aggiunto inoltre che alla mamma di Ruby sono state fatte domande sulla storia della figlia, fin da quando ha cominciato a frequentare le scuole. Il padre poi spiega alla figlia che l’interrogatorio serviva per sistemare la situazione in merito ai documenti di Ruby, la quale lo invita a dire alla madre di “alzarsi e dichiarare di non voler rispondere a nulla” e lui le replica: “La mamma sa quel che sta dicendo”. Inoltre M’hamed El Mahroug chiede alla figlia di far quel che è possibile per “sbloccare l’invio di una somma di denaro”, probabilmente un contributo economico della ragazza alla sua famiglia, composta anche, così sembra, da due bambini piccoli.