La sentenza della Consulta sul Legittimo impedimento scatena le dichiarazioni degli esponenti politici. A partire dallo stesso premier, nonostante Palazzo Chigi abbia evitato dichiarazioni ufficiali. Guardiamo il bicchiere mezzo pieno. Così Silvio Berlusconi, a quanto riferiscono i suoi più stretti collaboratori, avrebbe commentato la sentenza della Corte Costituzionale, definendola “un compromesso accettabile”. Il presidente del Consiglio, spiegano le stesse fonti, si attendeva un esito di questo tipo e ha ribadito che la decisione non influenzerà in alcun modo l’esecutivo: sono tranquillo, andiamo avanti, avrebbe detto il Cavaliere. Per il premier ora la parola d’ordine diventa prescrizione. Come già avvenuto nei processi “Toghe sporche”, Berlusconi cercherà di guadagnare tempo, adducendo ogni volta un nuovo impedimento che la corte dovrà vagliare. Ai tempi riuscì a collezionarne anche cinque di fila, tra incontri con i principi, seminari sulla criminalità, summit del governo. Risultato, i giorni passano e la prescrizione si avvicina.

Intanto sulla sentenza della Consulta si scatena la bagarre politica. Il finiano Fabio Granata invita ad “andare avanti senza attaccare i giudici”. Per tutta risposta Sandro Bondi accusa i magistrati della Corte Costituzionale di aver rovesciato i cardini democratici. Oggi, ha detto il ministro alla Cultura, “la Consulta ha stabilito la superiorità dell’ordine giudiziario rispetto a quello democratico, rimettendo nelle mani di un magistrato la decisione ultima in merito all’esercizio della responsabilità politica e istituzionale. Siamo di fronte al rovesciamento dei cardini non solo della nostra Costituzione, ma dei principi fondamentali di ogni ordine democratico”. Per il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, sarà il referendum a “mandare dai giudici Berlusconi”.

“Sono surreali le grida esultanti di una sinistra che scommetteva sulla bocciatura della legge sul presupposto che era tutto già scritto e compreso nella fattispecie prevista dal vigente codice di procedura penale all’art. 420 ter. Questa scommessa la sinistra l’ha persa”. Ad affermarlo e’ il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. “Siamo convinti – aggiunge – che il principio di leale collaborazione spingerà i giudici a non tradire lo spirito di questa sentenza. Attendiamo comunque di leggere le motivazioni per una piu’ approfondita valutazione della decisione”.

Secondo Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato, “non c’era bisogno di essere né cattivi né comunisti per capire che la legge sul legittimo impedimento sarebbe stata, come sembra emergere dalla lettura delle prime agenzie sulla sentenza della Consulta, sostanzialmente bocciata”, ha detto. “La Consulta ha infatti bocciato l’automatismo disposto dalla legge e la certificazione di Palazzo Chigi e ha rimesso ai giudici la valutazione relativa al rinvio dell’udienza per contemperare le esigenze della giurisdizione con quelle dell’esercizio del diritto di difesa e della tutela della funzione di governo. Mi sembra chiaro che a saltare e’ l’impianto complessivo della legge. Cosa succedera’ sul piano politico ora? Non so, certo mi aspetto dal Premier e dai suoi consiglieri qualche reazione sopra le righe”.

E sulla sentenza è intervenuto anche il segretario del Pd, Pierluigi Bersani: “Faccio un ammonimento a Berlusconi: non può pensare che il Paese giri attorno ai problemi suoi, perché l’Italia ne ha già tanti. Innanzitutto – ha continuato -dobbiamo grande rispetto per la sentenza della Corte costituzionale, che ha interpretato la Costituzione. Ritengo inaccettabili e spero che non siano corrette, le prime dichiarazioni del centrodestra e della Lega di attacco alla Corte”.

Mentre per Italo Bocchino, capogruppo dei deputati di Fli, le decisioni della Consulta “vanno semplicemente rispettate”. Il premier, ha aggiunto, “ha detto che non ha nulla da temere, che qualsiasi decisione non avrebbe inciso sulla vita della legislatura e sull’attività di Governo. Prendiamo per vere le sue parole e quindi nulla cambia”. Per la Lega, la sentenza “non deve essere strumentalizzata a fini politici”, ha detto Giacomo Stucchi. “Guardando ai prossimi appuntamenti che impegneranno Governo e maggioranza nell’immediato futuro, conviene compiere un passo alla volta. Il primo passo – rileva – sia per l’immediatezza delle scadenze sia per l’importanza della materia, è certamente quello dell’approvazione dei decreti attuativi del federalismo fiscale. Sullo sfondo – continua Stucchi – rimane l’unica alternativa possibile ad un eventuale stallo sul federalismo fiscale, ovvero le elezioni anticipate. Che nessuno nella Lega vuole brandire quasi come una minaccia ma che, tuttavia, costituirebbero la via maestra lungo la quale procedere per evitare che il quadro politico si possa ingarbugliare”.