Il governo arriverà al voto di sfiducia tutto intero, o quasi. In attesa del voto del 14 dicembre, infatti la prossima settimana la Camera non lavorerà. Salta, quindi, l’annunciata mozione di sfiducia al ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi. Il premier, insomma, vuole evitare “intrighi di palazzo” che procurino altre grane mentre la trattativa per superare il voto di fiducia. Già, la fiducia: l’Udc ha annunciato oggi che presenterà una propria mozione, sperando nelle dimissioni spontanee del premier.

Intanto, però, in una inedita versione dell’arrocco nella partita politica, Montecitorio chiude per una settimana. A stabilirlo è stata la conferenza dei capigruppo che ha accolto la richiesta arrivata dal Pdl. “In pendenza della mozione di sfiducia abbiamo ritenuto opportuno che non vi fossero lavori parlamentari su questioni delicate”, ha spiegato Fabrizio Cicchitto. La richiesta è stata appoggiata da Lega e Fli. Contrario invece il Pd: “Noi abbiamo fatto presente che sarebbe stato opportuno mantenere il calendario fissato”, ha riferito Dario Franceschini.

Resta l’incognita della finanziaria: in caso di modifiche al Senato, Montecitorio dovrebbe riunirsi per la terza lettura. “Se per fini puramente dilatori il ddl stabilità dovesse tornare alla Camera, siamo disponibili a completare la terza lettura in due ore”, ha assicurato Franceschini. Tra l’altro, il partito democratico ha chiesto un passaggio in aula, e non solo in commissione, del piano nazionale di riforma che il governo dovrà presentare all’Ecofin.  Quanto alla mozione Bondi, per il capogruppo del Pd non sarà più necessaria. “Dopo il 14, Bondi non sarà più ministro” ha assicurato, “ho buoni motivi per ritenere che la mozione di sfiducia sarà approvata”. Di ben altro avviso Cicchitto. “Sono sicuro che il governo riprendera’ l’attivita’ nel pieno della sua azione politica”, ha detto.

Quale che sia l’esito della mozione di sfiducia, la mattina del 15 dicembre la conferenza dei capigruppo di Montecitorio tornera’ a riunirsi per ristabilire il calendario. Di certo dovra’ comunque essere convertito il decreto rifiuti, ha ricordato anche il presidente della Camera Gianfranco Fini