Nino Strano, nel giorno della caduta del governo Prodi

Era andato in carcere da parlamentare, per visitare i detenuti in occasione di Natale. Ora Nino Strano, esponente di Futuro e Libertà, è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito dell’operazione “Iblis”, che nei giorni scorsi ha portato all’arresto di mafiosi, politici e imprenditori siciliani. Al centro dell’attenzione dei magistrati, dei presunti scambi di favore con la famiglia di un uomo del clan Santapaola.

Secondo gli inquirenti, nel Natale 2007, dopo una visita ai detenuti nel carcere di Bicocca, a Catania, Strano si era fermato a parlare con qualcuno. In seguito le intercettazioni rivelarono che il Francesco Marsiglione, uomo d’onore della famiglia Santapaola, ritenuto il collegamento tra la mafia, la politica e l’imprenditoria, diceva ai suoi parenti di aver ricevuto la visita di “me frati Nino” (“mio fratello Nino”). Non poteva trattarsi del vero fratello, Antonino, perché non era andato a trovarlo in carcere, ma dell’allora deputato del Pdl.

Marsiglione aveva quindi detto ai suoi di andar a trovare “Nino” perché gli doveva dei favori: l’assunzione della figlia all’aeroporto di Catania e un altro impiego per l’altro figlio Girolamo Davide, la candidatura per consigliere di quartiere. Questa proposta venne rifiutata per problemi di ‘cautela’, e il boss propose il fidanzato della figlia che ‘non porta’ il suo cognome.

Per la procura che ha iscritto sul registro degli indagati Strano “quelle conversazioni denoterebbero una disponibilità da parte del politico nei confronti di tutta la famiglia Marsiglione e un interesse dello stesso politico per l’apporto che potrà ricevere in occasione di competizioni elettorali”. Accuse che lo stesso Nino Strano, oggi al telefono da Perugia, dove si trova per la convention di Fli: “Nessun colloquio, ma una visita per assistere la notte del 25 dicembre alla messa di Natale. Sicuramente a Bicocca è stato registrato il mio nome e ci sarà anche la registrazione che ho assistito alla messa. I Marsigliome? Li conosco. Conobbi il padre il quale aveva una sezione della Dc vicino al cimitero di Catania. Da qui nacque una conoscenza con questa famiglia. Loro mi hanno chiesto favori e dove è stato possibile senza ledere le leggi e prevaricare i diritti degli altri li ho fatti”. Riguardo alla candidatura del figlio di Marsiglione al consiglio di quartiere il politico risponde che “ogni volta che ci sono le elezioni per i consigli di quartiere la mia segreteria chiama per sapere se ci sono disponibilità per la candidatura”, ma il giovane “rifiutò”. Ha comunque sottolineato che “era solo una candidatura al consiglio di quartiere non certo quella per la presidenza dell’Eni o dell’Enel…”.

“La mia coscienza è assolutamente tranquilla: non sono mai stato interessato a logiche criminali o affaristiche, o ad associazioni mafiose – chiosa Nino Strano – per me parlano i miei conti bancari e il mio patrimonio, azzerato dalla passione politica. Questi sono i fatti, che nessuno potrà smentire; le speculazioni politiche le lascio ai professionisti della materia”.