Le notizie di questi giorni sull’annullamento del concorso notarile che si è svolto a Roma fanno ben sperare.

Un gruppo di candidati ha vigorosamente protestato per le irregolarità che a loro avviso si stavano compiendo. In particolare, era stata assegnata una traccia di esame molto simile a quella data pochi giorni prima in una importante scuola di notariato. Molti candidati notai hanno protestato, circostanza che ha costretto la commissione di concorso a pronunciarsi sulla questione e a sospendere le prove.

Se non vi fosse stata questa richiesta di chiarezza da parte dei candidati, con il conseguente “imbarazzo“ della commissione, cosa sarebbe accaduto?

Probabilmente niente. Assolutamente niente.

Cioè quello che succede in tutti i concorsi irregolari (basti pensare all’università…), di cui periodicamente ci dà notizia la stampa: vizi che esistono, ma che spesso non passano il vaglio dei limitati poteri che la giustizia amministrativa ha in materia (e che per certi versi essa stessa contribuisce a ridurre con i propri orientamenti giurisprudenziali restrittivi, vedasi in proposito il mio post sulla trasparenza nei concorsi pubblici), o di cui candidati omertosi non dicono nulla, per paura di denunciare apertamente e subire ritorsioni o preclusioni di carriera. Un segno di viltà, si badi bene, non di eroismo.

A mio avviso sono proprio questi candidati omertosi che con il loro silenzio (ed i loro piccoli e meschini tornaconti) alimentano questo sistema, che dovrebbero essere cacciati via. Non i cervelli che fuggono all’estero, dando poi lustro con i loro studi al Paese che sono stati costretti ad abbandonare a causa della corruzione intellettuale dei “furbetti”.

Qualche volta, troppo di rado, è la giustizia penale che si attiva, e ciò che non avviene a livello amministrativo, avviene (almeno) a livello giudiziario.

La storia delle proteste per il concorso notarile, comunque, ha radici ben più lontane. Non molti sanno che gli ultimi concorsi sono stati oggetto di grandi contestazioni ed è addirittura nato un comitato che ha denunciato gravi irregolarità, chiedendo una giusta revisione delle prove. Sono stati prodotti dossier con elaborati di alcuni vincitori che hanno creato imbarazzo e discussioni: lo stesso Consiglio Nazionale del Notariato ha dovuto interessarsene ufficialmente. La risposta del Ministero della Giustizia, in tale occasione, fu evidentemente troppo timida, segno di una forte miopia istituzionale rispetto al malcontento, che è infatti cresciuto e che ha portato sino alle proteste dell’altro giorno.

Qualcosa quindi si è mosso da tempo e, per fortuna,  oggi se ne vedono i primi frutti.

È quindi un buon segno che il concorso della “casta di professionisti” per eccellenza, quella dei notai, abbia dovuto piegarsi alle richieste di legalità e trasparenza e bloccare le prove in corso, a prescindere dalla volontarietà o meno della irregolarità contestate (sarà presumibilmente la magistratura a chiarirlo).

Le caste, in genere, crescono i propri piccoli già dall’inizio: un meccanismo di selezione poco regolare può contribuire a creare delle sacche di potere che generano meccanismi “a catena”.  Bene, quindi, che proprio dal momento dell’ingresso si cominci a chiedere chiarezza ed esigere trasparenza in queste caste, qualunque esse siano.

In conclusione, credo che non sia errato affermare che di fronte al pessimismo degli ultimi anni ed al senso di impotenza che in genere si respira, questa notizia sul concorso notarile appare davvero in controtendenza. Che sia l’inizio di una presa di coscienza di una generazione che non tollera più abusi, soprusi ed umiliazioni? Di una generazione che non è più decisa a elemosinare ciò che le spetta di diritto? Di una generazione che non vuole più abbassare la testa di fronte ai furbi che pretendono di diventare la futura classe dirigente del Paese con la prepotenza, l’arroganza ed il clientelismo?

E allora, a quando una reazione (vera) dei ricercatori ed aspiranti tali del mondo accademico, piegati per anni alla logica del porta borse per avere le briciole di ciò che naturalmente avrebbero, se si cimentassero in un sistema non caratterizzato dal cancro del baronismo?

Quando una definitiva chiarezza sull’inquinamento massonico delle carriere, che una parte stessa della massoneria, dissenziente  rispetto al punto, contesta per prima, o sui vari comitati di affari più  meno occulti di cui si hanno notizie qua e là?