“Sono fiera, fiera, fiera di essere sua nipote. È una persona bellissima e lo amo più della mia vita. Siete qui a giudicare, ma perché non pensate agli affari vostri invece che a quelli degli altri? Prima di parlare informatevi. Io amo mio zio e lo difenderò contro tutto e contro tutti e contro i vigliacchi come voi”. Così tuona su Facebook la giovanissima J.D.S., figlia di Anna Messina, sorella di Gerlandino Messina, feroce e sanguinario killer della mafia con sigillo del 2004 della corte di Cassazione.

Nulla, però, in confronto alle parole del fidanzato della giovane, il 18enne Pasquale Burgio, che sulla sua bacheca di Facebook, almeno da agosto, quotidianamente attacca con violenza le forze dell’ordine, inneggiando a cosa nostra. Film preferito del giovane, manco a dirlo, ovviamente è “Il capo dei capi”. Ma andiamo con ordine. Tanti gli “status” con armi e citazioni minacciose, come “Tanti chiudono un occhio per perdonare, io per prendere la mira”, e poi l’immancabile immagine di Marlon Brando ne “Il Padrino” con la citazione “chi tradisce la mia fiducia non merita il perdono” e poi ancora “il rispetto va portato solo a chi lo merita”; parola di Don Vito Corleone. E non manca il sostegno a Fabrizio Corona, altro idolo per il giovane nipote acquisito del boss Messina.

La rabbia del giovane ha come obiettivo preferito l’Arma dei Carabinieri, bersagliata da invettive costanti; ironia della sorte sono stati proprio loro, gli “sbirri”, a mettere le manette ai polsi dello zio della sua fidanzata. E, ma questo non fa sorridere, proprio Messina è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio del maresciallo Giuliano Guazzelli, esperto della mafia agrigentina e validissimo militare, assassinato il 4 aprile 1992 sulla strada Agrigento-Menfi. Assieme all’ “eroe” Messina sono condannati al carcere a vita Salvatore Fragapane, Joseph Focoso, Simone Capizzi, Salvatore Castronovo e Giuseppe Fanara. A loro, i carabinieri, ai colleghi di Guazzelli, ma anche del generale Dalla Chiesa e del colonnello Giuseppe Russo, è dedicata la foto di un lupo famelico e la scritta: “non piangere per quello che ti hanno fatto… Ridi per quello che gli farai!” con dedica speciale: “questooooo xvoiii sbirriiiiiiiiiiiiiii di merda”. Il 21 settembre alle ore 2.18, Pasquale Burgio scrive ancora: “sbirri del cazzo scoppiatee” e poi ancora “Ormai i sbirri su comu i cinisi .. Su Unni e Ghe … !! (ormai gli sbirri sono come i cinesi, sono ovunque)”.

Non mancano ovviamente i must, ovvero le frasi celebri tratte dal film preferito, con tanto di foto di Claudio Gioè nei panni del boss: “Sorridi che la vita è bella”. Poi una foto in cui Riina è attorniato da carabinieri e la scritta: “pezzi mi merda”. Il museo degli orrori continua sempre con la frase di Luciano Liggio, tratta da “Il capo dei capi”: “non basta una pistola x diventare masculi… prima ci vonnu i cugghiuna”, frase, questa, che non necessita di traduzione. C’è chi cita Falcone e Borsellino e chi killer sanguinari come Liggio e Riina. E come Messina. Il nostro tour termina con la foto di due carabinieri accanto alla Gazzella e la scritta: “E Mille Altre Volte Te Lo Direi, Ke Non C’è’ Nient’Altro Al Mondo Ke Skifereii”.

Poco dopo l’arresto dello zio acquisito il giovane ma già determinato Burgio minaccia: “Le personeee parlano parlano parlano ma fateviiii i cazzi vostriii”. E lei, la nipote del boss gli risponde: “amò k parlino…le persone sanno solo fare questo…ma ricorda la ruota gira x tutti…oggi ridono loro domani lo farò io…a me sinceramente fanno solo pena…i loro commenti??? pff mi rendono ancora più forte e sempre più orgogliosa di mio zio…gente misera e senza cuore….dai amò nn diamo più retta a certi elementi…siamo superiori a loro…xk abbassarci così tanto…grazie amore ti amo…..”.

Piccola curiosità, l’amicizia virtuale del giovane con il giornale “Grandangolo”, pubblicazione sempre aggiornata sui fatti di mafia e lettura prediletta del boss latitante ed ex capo di Messina, Giuseppe Falsone, catturato il 25 giugno scorso a Marsiglia, in Francia; lo stesso periodico che per primo ha dato la notizia dell’arresto dello zio Gerlandino.

Ha collaborato Valeria Bonanno