I discendenti di un gruppo di investitori americani in possesso di obbligazioni sovrane della repubblica di Weimar vecchie di 86 anni ha intentato una causa contro il governo tedesco per ottenere il rimborso dei bond insolventi. Lo riferisce l’Associated Press svelando i dettagli di una vicenda che ha dell’incredibile e che rischia di imbarazzare non poco i governi dei due Paesi mettendo sul piatto un “bottino” clamoroso, nell’ordine di grandezza del miliardo di dollari.

La causa, ufficialmente apertasi nelle corti federali di New York, Miami e Chicago, coinvolgerebbe per il momento appena mezza dozzina di querelanti. Ma il suo impatto potrebbe essere notevole vista la posta in gioco e la potenziale rilevanza del precedente giudiziario. Davvero niente male per una storia che aveva preso il via otto decenni or sono e di cui quasi tutti, comprensibilmente, avevano perso le tracce. Ma andiamo con ordine.

Tutto prende il via nel 1924, quando il primo conflitto mondiale si è concluso da sei anni e sulle due sponde dell’Atlantico si respira un’aria decisamente diversa. Da un lato gli Stati Uniti, crescita inarrestabile e impennata dei mercati finanziari con la grande crisi ancora lontana e imprevedibile. Dall’altro la Germania, collasso economico, iperinflazione e tumulti politici. I tedeschi devono finanziare la propria ripresa e mettono in pratica l’unica soluzione possibile: una maxi emissione obbligazionaria. Per sei anni la Repubblica di Weimar rastrella biglietti verdi sul mercato statunitense: alla fine saranno oltre duecento milioni di dollari dell’epoca (un paio di miliardi odierni). Agli americani sembra un buon investimento ma qualcuno, come spesso accade, rimarrà scottato. Pochi anni dopo, infatti, i nazisti salgono al potere e Hitler dichiara i bond insolventi decidendo di tenersi i dollari. Gli serviranno per finanziare il riarmo e per scatenare la guerra in Europa. Quando alla fine del conflitto il regime crolla la parabola dei bond sembra essersi conclusa. Ma l’imprevisto è dietro l’angolo.

Cosa è accaduto? Secondo i tedeschi, ed è questa tuttora la tesi ufficiale, l’Unione Sovietica avrebbe saccheggiato dalle casse teutoniche le obbligazioni in default che i nazisti avevano precedentemente riacquistato per pochi spiccioli mettendole nuovamente in circolazione sul mercato. Una sorta di mega “bagarinaggio” che avrebbe nuovamente costituito una truffa per gli investitori che, incautamente, avevano deciso di ridare fiducia ai Weimar-bond. Il nocciolo della questione, in definitiva, si colloca proprio qui. Berlino sostiene di non avere alcuna responsabilità nelle operazioni finanziarie condotte dopo la guerra, gli americani, dal canto loro, la pensano diversamente: i tedeschi hanno emesso per primi le obbligazioni, i tedeschi devono pagare.

Le parti promettono battaglia e non potrebbe essere altrimenti. Il governo tedesco afferma di essere pronto a saldare le obbligazioni che non sono state rimesse illegalmente sul mercato dopo il ’45 – dopo una verifica complessa e, secondo gli americani, incapace di produrre risultati – ma si rifiuta tuttora di rendere pubblica la lista dei bond sottratti da Mosca a suo tempo. Gli americani, sulla falsariga di quanto già fatto in passato per i bond della Cina pre maoista, minacciano di congelare gli assets tedeschi detenuti negli Usa fino a coprire la cifra del saldo totale. Che ad oggi, dopo 86 anni di interessi, avrebbe superato ampiamente il miliardo di dollari.