Cronaca | di Davide Milosa | 24 giugno 2010
La controreplica del procuratore Gatto: “Oggi è il potere a essere giudicato”
Nella sua richiesta Antonino Gatto ha chiesto 11 anni per il senatore azzurro. "Il suo mondo è quello dei mafiosi"". E ai giudici "A voi una decisione storica"
Nessuno dubbio anche sulle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, bracciodestro dei fratelli Graviano, condannati come mandanti per le bombe del 1993. “Potremo apprezzare il suo contributo – ha sottolineato Gatto – forse solo in futuro quando sapremo cosa ha detto alle procure di Firenze e Caltanissetta”. Parole che fanno presagire ulteriori sviluppi sul fronte delle inchieste sulle stragi del 1993. A Firenze, infatti, i magistrati si stanno concentrando sui rapporti politici.
Dopodiché Gatto Gatto ha ripercorso alcuni passaggi del processo, soffermandosi in particolare sui rapporti tra Vittorio Mangano e Dell’Utri e tra i boss di Brancaccio Giuseppe e Filippo Graviano e lo stesso senatore del Pdl. “Il rapporto Graviano-Dell’Utri – ha continuato – risulta provato, attraverso la vicenda del provino del calciatore in erba Gaetano D’Agostino, che fu raccomandato da Dell’Utri e che stava a cuore ai Graviano”. Di più: “A Dell’Utri non vengono contestati i caffe’, svariati, presi con il mafioso Gaetano Cinà o il pranzo con Vittorio Mangano, ma il significato di questi incontri”. In sostanza “se io bazzico con avvocati e magistrati ciò avviene perche’ questo e’ il mio mondo. Il mio campo. Se io bazzico con mafiosi come Virga, i Graviano, Bontade, Teresi bisogna chiedersi quale sia il mio mondo. Ognuno risponda come crede ma con razionalita’’. Ultimo attacco alle accuse che questo sia stato il processo dei pentiti. “Dove le mettiamo – ha ribadito Gatto – allora le testimonianze, i documenti, gli interrogatori, le intercettazioni? I difensori sostengono che tutte le dichiarazioni dei pentiti siano successive al 1994, successive quindi alla discesa in politica di Silvio Berlusconi. Ma a questo punto si dovrebbe dimostrare che i pentiti hanno iniziato a collaborare prima del 1994 e a parlare di Berlusconi e dell’Utri dopo questa data, ma questo non e’ mai stato dimostrato”
Dopo le parole del procuratore generale sono arrivate quelle dell’avvocato Alessandro Sammarco, legale di Marcello Dell’Utri. “Bisogna giudicare non facendo la storia, ma applicando la legge”. Quindi un accenno alle prove raccolte dall’accusa. “Basare tutta la prova del patto con la mafia sul provino di un baby calciatore – ha detto ancora il difensore – dimostra che l’accusa non ha prova, ma solo un… provino”. Terminato i giudici hanno iniziato la lmaratona della Camera di consiglio.





