Allora, anche Beppe Grillo “scende in campo”, come Silvio? Domenica 4 ottobre presenterà al teatro Smeraldo di Milano il suo movimento che parteciperà alle prossime elezioni regionali… Intanto io non scendo, salgo. Sono stato costretto da tempo a salire su un campo non mio: per legittima difesa. Ho detto basta. E ho proposto: facciamo i V Day, candidature pulite, via i pregiudicati dal Parlamento, i parlamentari siano eletti solo per due legislature, basta prenderci per il culo con le elezioni finte senza voto di preferenza…

Alle scorse elezioni amministrative, però, i risultati delle Liste Grillo non sono stati proprio clamorosi…

Le grandi cose nascono sempre piccole, da poche persone che trasformano la realtà. Portare un cittadino, incensurato, di trent’anni, in piazza e poi farlo eleggere nella sua città con liste che hanno preso dal 4 al 10 per cento dei voti – senza mezzi, senza soldi, senza sostegno dei media, senza dietro un partito – è stato il più straordinario successo nella storia della politica italiana. Abbiamo eletto una quarantina di persone: sono stati 40 miracoli realizzati in 30 città capoluoghi di provincia. A Bologna, Modena, Reggio, Cesena, Forlì… Ad Ancona abbiamo ricevuto il 10 per cento. Con un professore che non aveva dietro i partiti, ma i cittadini. A Treviso un ragazzo di 27 anni, che di mestiere fa l’informatico, ha fatto le nostre proposte e si sta portando dietro tutta la giunta (leghista): la raccolta differenziata per 90 scuole a costo zero, un piano di mobilità interattivo con i cittadini dei quartieri, un servizio di risposte ai cittadini attraverso Skype.

Chi si aspettava percentuali a due cifre, però, finora è rimasto deluso…

Vuoi diventare assessore della tua città? Ti iscrivi a un partito, metti lì sul tavolo un milione di euro e diventi assessore. O anche sindaco. Noi abbiamo rovesciato la prospettiva. Lo abbiamo fatto dal basso. E non bisogna dimenticare che anche due eletti al Parlamento europeo, Sonia Alfano e Luigi De Magistris, anche se si sono candidati come indipendenti nell’Italia del valori, sono prodotti della rete, del nostro movimento.

Cioè dell’antipolitica, dice la politica…

L’antipolitica? È fantastico. Sono quello che vuole l’acqua pubblica, che non deve essere quotata in Borsa. Voglio le energie rinnovabili invece del nucleare. Voglio rifiuti zero. Stop al cemento, ma solo ristrutturazioni. Voglio il wi-fi libero, la cittadinanza digitale per l’accesso alla conoscenza. E io sarei l’antipolitica? Ha paura di me, perché dico queste cose, sia la destra , sia quella sinistra (non tutta per fortuna) che tiene in ostaggio migliaia di giovani. Mi hanno accusato di tutto. Per questo si sono cagati addosso quando mi sono candidato alle primarie del Pd, perché io avrei portato le nostre idee, le nostre proposte.

Oggi chi voterebbe dei tre candidati alla segreteria del Pd?

Stiamo parlando di nulla. Il Pd è fuori dalla storia. Non c’è più. Niente idee, c’è solo l’appello alle radici storiche e il contrasto a un morto, a uno Psico-Pedo-Nano che è il passato: e continuare a parlare di un cadavere lo ravviva. C’è una base di ragazzi molto intelligenti, questo sì. Ma i vertici… Mandate a casa queste stampelle di Berlusconi, i D’Alema, i Fassino, i Violante, i Latorre… Fate affiorare i giovani e o vi dò una mano a fare un programma, ce l’abbiamo già: questo voleva dire la mia candidatura alle primarie Pd

E Ignazio Marino? Lo considera come gli altri?

Mi sembra una brava persona, ma non ha possibilità di vincere, perché lì è Bersani che deve vincere. Ed è il Bersani che scriveva a Mastella ministro della Giustizia di processare i medici che avevano protestato contro gli inceneritori, che nel 1999 ha inserito nella legge sulle biomasse che gli inceneritori potevano bruciate materiale organico e inorganico, cioè qualunque cosa.

Che cosa succederà domani allo Smeraldo? Annuncerete la vostra candidatura in tutta Italia, con i vostri candidati presidenti di Regione?

Questo non te lo dico. Lo dirò domenica. Tieni presente che il nostro movimento è lento, inesorabile e vincente. Ma lento. Domani ci sarà la presentazione di un nuovo movimento, un movimento on-line: dunque non è un partito, non ha sedi, non ha organigrammi, non ha referenti provinciali, non ha controlli, non ha comitati di saggi. È un insieme di cittadini. Presenteremo il simbolo e il nostro programma. Ci sarà molta stampa estera e ospiti a sorpresa. No, non ci sarà Patrizia D’Addario , ma magari porto la Ines, quella che faceva i pompini sotto il camion, che adesso ha 74 anni, ma ha svezzato migliaia di ragazzi nel mio quartiere.

Chi contrapporrete ai candidati di centrodestra e di centrosinistra? In Lombardia, per esempio, al presidente Roberto Formigoni…

Lo sentirete domani. Ma comunque Formigoni non è un presidente di Regione, è un primario d’ospedale.

Lo sbarramento al 4 per cento non potrebbe provocare l’effetto di non farvi eleggere nessuno, disperdere i voti e danneggiare anche altre liste, come quella di Di Pietro?

Ma no, il 40 per cento non va più a votare. Noi siamo democrazia dal basso, né di destra né di sinistra, ma con obiettivi chiari sull’energia, sull’ambiente, sulla mobilità, sulla sanità, sul wi-fi… Non danneggeremo nessuno. Noi non siamo un partito, siamo cittadini. Abbiamo una storia diversa da quella di Di Pietro. Abbiamo delle idee in comune, ma la nostra storia è diversa. Di Pietro è un uomo straordinario, l’unico che fa opposizione oggi. Ma rappresenta quella forma di destra che noi vorremmo che fosse al governo e noi, i movimenti, siamo invece quella sinistra che potrebbe rappresentare l’opposizione.

Non partecipate alla giornata per la libertà d’informazione.

Ma no, mi vien da ridere. Su questo ha ragione lo Psiconano. Noi ci abbiamo fatto tre referendum, sulla libertà d’informazione, per bloccare la legge della fattucchiera Gasparri che ha consegnato tre tv a Berlusconi. Loro invece ci fanno una manifestazione che è finta, solo perché il Nano non risponde a dieci domande sulla fica. Ma stiamo scherzando? I giornalisti che manifestano per la libertà di stampa mi fanno pensare a una puttana che cerca di tornare vergine.

E il “Fatto quotidiano”?

È il nostro giornale, anche se io non amo la carta, sai come la penso. Ma finalmente abbiamo il nostro giornale. Vi sono grato di averlo fatto, il Fatto.

di Gianni Barbacetto da Il Fatto Quotidiano del 3 ottobre 2009