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lunedì 20/08/2018

Ponte Morandi, ora i tecnici indagano sui lavori di Autostrade

Non è stato il fulmine, dubbi sul carroponte vicino al pilone crollato. E spunta una nuova relazione: ultimo allarme a febbraio

“La rottura dello strallo”. Resta l’ipotesi principale su cui lavora la commissione ministeriale che indaga sul crollo del ponte. Ma potrebbe esserci, dice il presidente Roberto Ferrazza, “una serie di concause”. Aggiunge: “La rottura dello strallo può essere stata determinata sia da un comportamento anomalo della trave o dal cedimento delle mensole che tengono gli impalcati. Una eventuale rottura della mensola può aver fatto girare l’impalcato e sovraccaricato lo strallo”. Gli esperti si sono concentrati ieri anche sul carro ponte che era stato posizionato sul Morandi e che era utilizzato per i lavori in corso. I dirigenti di Autostrade, interpellati dal cronista, però respingono l’ipotesi: “Si tratta di una struttura che pesa poche tonnellate”. Resta il fatto che il carro ponte – crollato con il Morandi – era posizionato vicino al pilone 9. I tecnici, invece, escludono categoricamente che la causa del disastro sia stato un fulmine. Grazie ai primi rilievi si è già ricostruita la dinamica degli eventi: “Il ponte prima si è storto, poi è caduto”. Le indagini della commissione e dei pm devono stabilire i motivi del disastro e verificare se siano stati svolti controlli adeguati. L’attenzione si sta concentrando anche su eventuali carenze della vigilanza affidata allo stesso ministero. Ancora: in Procura si valuta l’ipotesi di contestare il reato di omicidio stradale.

Ma c’è un altro documento – rivelato da l’Espresso – da cui emerge che le debolezze del ponte erano note. È una relazione del febbraio 2018 con cui il ministero si pronuncia sui lavori previsti, firmata tra gli altri proprio da Ferrazza e Antonio Brencich (che oggi fanno parte della commissione d’indagine). Si legge: “I risultati delle prove riflettometriche hanno evidenziato un lento trend di degrado dei cavi costituenti gli stralli (riduzione d’area totale dei cavi del 10-20%) e proprio per tale considerazione Autostrade ha ritenuto avviare una progettazione finalizzata al rinforzo degli stralli delle pile 9 e 10”. Ancora: “Le indagini sono state estese agli altri elementi strutturali che hanno evidenziato quadri fessurativi (lesioni) più o meno estesi, presenza di umidità, fenomeni di distacchi, dilavamenti, ossidazione… sulla base delle indagini svolte la società progettista ha cautelativamente stimato un grado di ammaloramento medio oscillante dal 10 al 20%”. Un dirigente di Autostrade spiega al Fatto: “Il logoramento era inferiore al margine di sicurezza previsto per il ponte”. Resta il fatto che i rilievi erano noti ai tecnici del ministero (chiamati in causa per valutare l’adeguatezza dei lavori previsti) ed alle stesse Autostrade. Ma a quali conclusioni arrivano gli esperti? Solo Brencich pare aver sollevato dubbi sull’adeguatezza degli interventi: “Il professore fornisce spunti per migliorare la lettura dei documenti progettuali”, è riportato. Una critica che evidenzia la mancanza di radiografie dei cavi con raggi gamma e carotaggi. Tuttavia alla fine la relazione si chiude in modo sorprendente: “Complessivamente il progetto esecutivo esaminato appare ben redatto e completo in ogni dettaglio. Lo stesso risulta studiato in modo metodologicamente ineccepibile”. Nessun provvedimento viene preso per limitare o chiudere il traffico sul ponte.

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