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Legge elettorale, il centrodestra implode sulle preferenze: la Camera boccia il testo di Fdi col voto segreto. Opposizioni: “Elezioni”. Meloni: “Ci abbiamo provato, serve una riflessione”

I franchi tiratori affossano la maggioranza. Conte: "Meloni sfiduciata dalla maggioranza, vada a casa". Dopo il voto dalle opposizioni si alzano i cori: "elezioni" e "dimissioni". La premier: "Serve una riflessione"
Legge elettorale, il centrodestra implode sulle preferenze: la Camera boccia il testo di Fdi col voto segreto. Opposizioni: “Elezioni”. Meloni: “Ci abbiamo provato, serve una riflessione”
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La giornata in 30 righe | I franchi tiratori affossano le preferenze. Meloni sconfitta: “Ha vinto la palude”

Sono la figura più temuta nella storia della politica italiana, i protagonisti delle sorprese più clamorose in Aula, che sia il voto su una legge o quello sull’elezione del presidente della Repubblica. E hanno colpito ancora, in maniera fragorosa. I franchi tiratori in un colpo solo hanno affossato il ritorno delle preferenze nelle schede elettorali e reso molto meno solida la maggioranza che regge il governo di Giorgia Meloni. La premier ha scommesso e ha perso. Per un voto, alla Camera, non è passato l’emendamento sulle preferenze su cui la leader di Fdi ha “messo la faccia”, arrivando a sfidare le opposizioni con la richiesta di contarsi senza ricorrere al voto segreto.

È finita così una giornata che ha registrato un pienone visto raramente in Aula, con i ministri-deputati corsi al proprio scranno dopo il Cdm per partecipare a una votazione che è terminata, come nel centrodestra sembrava non si aspettassero più, con il ko sulle preferenze. Almeno una trentina di voti mancanti – nei conti a spanne che si fanno nei capannelli – e la caccia ai franchi tiratori che parte immediatamente mentre le opposizioni brindano e chiedono immediate “dimissioni“.

“Ci abbiamo provato, ha vinto di nuovo la palude”, il commento amaro a caldo della premier, che ha rivendicato la scelta di avere tentato di “reintrodurre le preferenze dopo più di 30 anni di liste bloccate”. E certo non ha nascosto che a mancare siano stati anche “diversi voti” della maggioranza ma la chiosa, al veleno, ha tentato di ributtare la palla nell’altro campo, perché “l’opposizione che esulta come se avesse vinto un Mondiale per aver impedito ai cittadini di poter scegliere i propri parlamentari dice tutto”. In ogni caso, ha ricordato Ignazio La Russa, si potrà giocare un secondo tempo al Senato, dove sul punto non è previsto “il voto segreto” e ci sarà la “possibilità concreta di modificare, anche chirurgicamente, quanto votato alla Camera“.

La strategia del campo largo, che si è ricompattata sulla legge elettorale dopo le tensioni interne degli ultimi giorni, puntava proprio a smascherare le divisione interne della maggioranza. Efficace, in una giornata che aveva visto il centrodestra, dopo le titubanze di Lega e Forza Italia, convergere sull’emendamento presentato da FdI, Noi Moderati e Udc per introdurre un sistema con capilista bloccati e fino a 3 preferenze. Tanto da portare relatori e governo a dare parere favorevole alla proposta, dopo l’iniziale intenzione di rimettersi all’Aula. Una tecnicalità, che racconta quanto si respirasse ottimismo. Ma la proposta di mediazione per convincere alleati piuttosto riluttanti comunque aveva prestato il fianco a severe critiche per il “colpo” inferto alla rappresentanza di genere. Un “compromesso farsa” per la segretaria del Pd Elly Schlein che aveva preannunciato il muro delle opposizioni. A sera la leader dem ha avuto gioco facile nel segnalare appunto che “le opposizioni” si sono presentate unite mentre “la maggioranza si è subito divisa al voto segreto”. Riccardo Magi aveva anche organizzato un sit-in contro la riforma con tutti i leader delle opposizioni. Ora che è stata “sfiduciata dalla sua maggioranza vada a casa”, ha detto Giuseppe Conte – mentre Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni si sono abbracciati e sono andati ad abbracciare i colleghi in Aula – subito dopo che il tabellone di Montecitorio ha mostrato quei “188” no che hanno prevalso sui “187 sì”.

Probabilmente nemmeno tutti della maggioranza, si sussurra nei capannelli, evidenziando il varco aperto nel centrodestra dalla battaglia sulle preferenze. “Su Fratelli d’Italia posso mettere la mano sul fuoco, forse anche due”, si è difeso il capogruppo Galeazzo Bignami, che per primo ha assicurato che per la maggioranza la riforma “va avanti”. Ha contato i suoi assenti: 5 compresa la stessa Meloni, che “non era nemmeno prevista” e ha segnalato che ci sono stati colleghi di maggioranza che invece “platealmente, ostentatamente non hanno votato”. Ha respinto, Bignami, la richiesta di dimissioni perché si è trattato di “un voto parlamentare, nessuno aveva detto mi dimetto se non passa come aveva fatto Renzi“.

E che si sia trattato di un mero “incidente di percorso” è convinto anche Antonio Tajani, che per tutto il pomeriggio è rimasto in Aula a presidiare i lavori. Certo “non sarebbe dovuto accadere” e “bisognerà riflettere” ma “si va avanti”, ha assicurato, scacciando lo spettro di una fine anticipata della legislatura. E se pure per il ministro Francesco Lollobrigida si è trattato solo di una “cosa puntiforme” non di un dissenso “di gruppi organizzati in maniera militare”, il plenipotenziario di FdI con cautela sibillina ha detto che se ci saranno conseguenze “lo vedremo quando sarà il momento“.

  • 16:58

    Aula gremita per il primo voto

    Aula della Camera gremita in occasione del primo voto sulla legge elettorale. L’assemblea ha infatti, appena, bocciato le questioni di costituzionalità presentate dalle opposizioni.

  • 16:55

    Colucci (M5s): “Preferenze farlocche, destra mortifica cittadini”

    “In Italia abbiamo tanti giovani e tante donne che lavorano sottopagati, molti cittadini che rinunciano alle cure mediche e imprese in grande difficoltà, ma la maggioranza impegna il Parlamento sulla legge elettorale. Dicono che serva per assicurare la governabilità, eppure proprio questo governo a settembre sarà il più longevo della storia repubblicana, quindi non serve una legge per assicurare la governabilità. La verità è che i partiti del centrodestra sanno che nel 2027 avranno meno seggi e che nei collegi uninominali perderebbero, quindi si inventano una legge per provare a conservare il potere”. Lo ha detto il deputato Alfonso Colucci, capogruppo M5s in commissione Affari costituzionali, illustrando la questione pregiudiziale sulla legge elettorale. “Prevedono un listone con ben 105 parlamentari eletti – ha spiegato – senza aver ricevuto neanche un voto, 105 nominati dalle segreterie dei partiti. Per il resto, con l’emendamento Bignami la maggioranza introduce preferenze false, farlocche perché fa salvi i capilista bloccati. Così alimentate l’astensionismo, un grande male della democrazia. Questa proposta di legge elettorale mortifica i cittadini proprio nel diritto di voto che i costituzionalisti definiscono il diritto dei diritti”, ha aggiunto Colucci.

  • 16:51

    Bocciate le questioni pregiudiziali di costituzionalità

    L’Aula della Camera ha bocciato le cinque questioni pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni alla legge elettorale, con 214 voti contrari, 143 favorevoli e 3 astenuti. 

  • 16:48

    Schlein: “Legge elettorale unica priorità governo”

    “Oggi ci dobbiamo occupare della vera vera e unica priorità di questo governo, con un Paese con crescita zero, un calo della produzione industriale, gli stipendi più bassi in Europa e le bollette tra le più care, la legge elettorale”. Lo ha detto Elly Schlein nel suo intervento al convegno Costruire il domani tra Europa, Stati Uniti e Intelligenza artificiale in corso al Senato.

  • 16:47

    Meloni sfida le opposizioni: “No al voto segreto”

    “Sì alle preferenze. No al voto segreto“. Si conclude così un post sui social della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “Sfido le opposizioni – aggiunge – a non chiedere il voto segreto. Ognuno si assuma la responsabilità del proprio voto e ci metta la faccia davanti agli italiani”. “Oggi pomeriggio si voterà l’emendamento, proposto da Fratelli d’Italia e condiviso dai partiti della maggioranza, per introdurre le preferenze nella legge elettorale, come in molti, anche tra le opposizioni, hanno chiesto – scrive la premier -. A questo punto credo sia doverosa un’operazione verità, per capire se quei partiti che da tempo invocano la possibilità per i cittadini di scegliere i propri parlamentari lo facciano per convinzione o soltanto per prendersi gioco degli italiani. C’è un solo modo per scoprirlo: che l’emendamento venga votato a scrutinio palese e non con voto segreto”. “Sfido le opposizioni – la conclusione di Meloni – a non chiedere il voto segreto. Ognuno si assuma la responsabilità del proprio voto e ci metta la faccia davanti agli italiani. Sì alle preferenze. No al voto segreto”.

  • 16:46

    Opposizioni: “Riforma è stata riscritta, lese nostre prerogative”

    “La maggioranza ha presentato emendamenti che hanno sostanzialmente riscritto il cuore della legge“. “Non siamo riusciti”, come opposizioni, “a svolgere il nostro ruolo. Non abbiamo avuto modo di discutere” di “una legge elettorale che non è a disposizione della maggioranza. Una scelta grave e lesiva delle nostre prerogative”. Lo ha detto Federico Fornaro (Pd) in apertura della seduta sulla legge elettorale. Al Pd si sono uniti Avs, M5s, Iv, Azione e Più Europa.

  • 16:45

    Tajani: “Se preferenze non passano con voto segreto, maggioranza non è a rischio”

    “Se l’emendamento sulle preferenze alla fine non dovesse passare con il voto segreto, il governo e la maggioranza non sono a rischio. Il governo è solido, questa è una iniziativa parlamentare. Oggi abbiamo condiviso gli emendamenti alla legge elettorale, le preferenze sono un dettaglio della legge , non sono la legge… E’ stato tutto molto enfatizzato. L’obiettivo era ed è la stabilità che porta crescita economica, investimenti dall’estero e garantisce alle imprese di poter pianificare la loro attività”. Lo ha detto il vicepremier Antonio Tajani parlando al termine della riunione di Fi sulla legge elettorale alla Camera.

  • 16:44

    Tajani: “Problema per la rappresentatività femminile”

    “C’è un problema che riguarda le donne, ma io ho garantito comunque che le donne avranno ampia rappresentanza nelle liste”. Lo ha dichiarato il vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani, dopo la riunione dei gruppi parlamentari sulla legge elettorale, spiegando che il suo partito voterà a favore dell’emendamento sulle preferenze. “Siccome nella legge elettorale” non è garantita la parità di genere, “io come segretario del partito l’ho garantito di fronte ai capigruppo e due vicesegretari del partito, Cirio e Benigni – ha chiarito -. E tenete presente anche che all’interno del partito ci sono una donna capogruppo, una donna presidente della consulta, una donna vicesegretaria, insomma una squadra ben diversa”. Secondo Tajani “i partiti devono farsi carico loro della rappresentatività femminile. È un interesse pure, visto che le donne elettrici sono più degli uomini elettori: credo che sia giusto dare un’ampia rappresentatività alle donne”.

  • 16:43

    Opposizioni chiedono voto segreto su tutta la riforma

    Le opposizioni hanno formalmente chiesto al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, che la proposta di legge sulla riforma elettorale sia votata integralmente a scrutinio segreto. La richiesta, avanzata dai presidenti dei gruppi parlamentari del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra, Chiara Braga, Riccardo Ricciardi e Luana Zanella, riguarda tutti gli emendamenti, gli articoli e il voto finale sul provvedimento. Nella lettera inviata a Fontana, i capigruppo richiamano gli articoli 51, comma 3, e 49, comma 1, del Regolamento della Camera, chiedendo che l’intero iter di votazione della proposta di legge n. 2822 e dei testi abbinati, recante disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, si svolga a scrutinio segreto.

  • 16:42