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Tre caschi blu uccisi in Libano: Francia chiede riunione urgente dell’Onu. Trump: “Intesa o distruggeremo Kharg”

Il presidente Usa ha annunciato "il passaggio di 20 petroliere attraverso Hormuz", ma anche un possibile blitz sul petrolio. Secondo il Wall street journal nel mirino c'è anche l'uranio
Tre caschi blu uccisi in Libano: Francia chiede riunione urgente dell’Onu. Trump: “Intesa o distruggeremo Kharg”
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Trump: “Senza accordo con l’Iran distruggeremo centrali elettriche, pozzi petroliferi e l’isola di Kharg

Senza un accordo che preveda anche la riapertura dello Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti “faranno esplodere” e “distruggeranno completamente” tutte le centrali elettriche iraniane, i pozzi petroliferi e l’isola di Kharg. Lo ha dichiarato su Truth Social il presidente americano Donald Trump.
“Gli Stati Uniti d’America sono in serie trattative con un nuovo regime, più ragionevole, per porre fine alle nostre operazioni militari in Iran – ha spiegato Trump – Sono stati compiuti grandi progressi ma, se per qualsiasi motivo non si raggiungerà presto un accordo, cosa che probabilmente avverrà, e se lo Stretto di Hormuz non sarà immediatamente ‘aperto al commercio’, concluderemo la nostra ‘piacevole permanenza’ in Iran facendo esplodere e distruggendo completamente tutte le loro centrali elettriche, i pozzi petroliferi e l’isola di Kharg (e forse anche tutti gli impianti di desalinizzazione!), che finora abbiamo volutamente non ‘toccato'”.
“Questo avverrà come ritorsione per i nostri numerosi soldati, e altri, che l’Iran ha massacrato e ucciso durante i 47 anni di ‘regno del terrore’ del vecchio regime”, ha concluso Trump.

  • 15:34

    Germania, inflazione a marzo balza al 2,7% per la guerra in Iran

    Il tasso di inflazione a marzo in Germania è aumentato al 2,7%, a causa dello shock energetico provocato dalla guerra in Iran. Lo ha reso noto l’itituto di statistica federale. A febbraio aveva segnato l’,1,9%.

  • 15:33

    Iran, Starmer: “Questa non è la nostra guerra e non ci faremo trascinare”

    “Questa non è la nostra guerra e non ci lasceremo trascinare dentro”. Con queste parole il primo ministro britannico Keir Starmer ha ribadito la linea del Regno Unito sul conflitto in Medio Oriente, respingendo le pressioni e le critiche arrivate dagli Stati Uniti guidati dal presidente Donald Trump. Parlando durante un evento nelle West Midlands per il lancio della campagna elettorale del Labour Party in vista delle elezioni amministrative del 7 maggio, il premier britannico ha sottolineato: “La mia posizione e quella di questo governo non cambia, a prescindere dalla pressione nei nostri confronti”. Le dichiarazioni arrivano in un momento delicato per il premier britannico, che affronta una fase politica complessa e il rischio di una battuta d’arresto elettorale con possibili ripercussioni sulla sua leadership.

  • 13:47

    Trump: “Senza accordo con l’Iran distruggeremo centrali elettriche, pozzi petroliferi e l’isola di Kharg

    Senza un accordo che preveda anche la riapertura dello Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti “faranno esplodere” e “distruggeranno completamente” tutte le centrali elettriche iraniane, i pozzi petroliferi e l’isola di Kharg. Lo ha dichiarato su Truth Social il presidente americano Donald Trump.
    “Gli Stati Uniti d’America sono in serie trattative con un nuovo regime, più ragionevole, per porre fine alle nostre operazioni militari in Iran – ha spiegato Trump – Sono stati compiuti grandi progressi ma, se per qualsiasi motivo non si raggiungerà presto un accordo, cosa che probabilmente avverrà, e se lo Stretto di Hormuz non sarà immediatamente ‘aperto al commercio’, concluderemo la nostra ‘piacevole permanenza’ in Iran facendo esplodere e distruggendo completamente tutte le loro centrali elettriche, i pozzi petroliferi e l’isola di Kharg (e forse anche tutti gli impianti di desalinizzazione!), che finora abbiamo volutamente non ‘toccato'”.
    “Questo avverrà come ritorsione per i nostri numerosi soldati, e altri, che l’Iran ha massacrato e ucciso durante i 47 anni di ‘regno del terrore’ del vecchio regime”, ha concluso Trump.

  • 13:16

    Ue condanna le minacce e gli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso

    L’Unione europea “condanna fermamente le minacce e gli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso e oltre perché rischiano di trascinare lo Yemen nella guerra regionale e di aumentare non solo il conflitto, ma anche l’instabilità nella regione, oltre a influire sul commercio globale e sulla libertà di navigazione”. Lo afferma il portavoce della Commissione europea Anouar El Anouni nel corso del briefing giornaliero con la stampa.
    Da parte sua, l’esecutivo Ue si unisce all’appello dell’inviato speciale Onu per lo Yemen, Hans Grunberg, che ha invitato “a esercitare moderazione, fermare le azioni militari, rispettare il diritto internazionale e il diritto internazionale umanitario al fine di proteggere i civili e prevenire un’ulteriore escalation in Medio Oriente. E allo stesso tempo, noi, come Ue, restiamo impegnati a sostenere il popolo dello Yemen e a promuovere la stabilità in questa regione”, aggiunge El Anouni.

  • 13:15

    Teheran: “Non abbiamo partecipato agli incontri per i negoziati in Pachistan”

    “Gli incontri che il Pakistan sta tenendo sono un quadro che hanno stabilito loro stessi e al quale noi non abbiamo partecipato. È positivo che i Paesi della regione siano preoccupati di porre fine alla guerra, ma dovrebbero fare attenzione a quale parte ha iniziato il conflitto”. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, citato dall’agenzia Tasnim.

  • 13:12

    Iran, Confindustria: “Turismo? Crollate del 90 per cento le prenotazioni, per 3 operatori su 4”

    Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente stanno incidendo in modo rilevante sul mercato turistico italiano, determinando un cambiamento nei comportamenti di acquisto dei viaggiatori e un aumento della complessità gestionale per gli operatori della distribuzione. È quanto emerge dall’Osservatorio Aidit Federturismo Confindustria, realizzato il 25 marzo scorso su un campione di 235 agenzie di viaggio distribuite su tutto il territorio nazionale e che Adnkronos/Labitalia ha potuto visionare in anteprima. Il 75% degli operatori rileva un impatto significativo sul proprio business, con effetti che si manifestano principalmente su tre direttrici: riduzione delle nuove prenotazioni (90,1%), incremento dei costi operativi (49,8%), aumento delle cancellazioni e delle richieste di rimborso (42,5%).
    Secondo Aidit, il quadro mette in rilievo una contrazione della domanda accompagnata da un incremento delle attività di gestione post-vendita. L’indagine evidenzia anche un cambiamento significativo nel comportamento dei viaggiatori: oltre l’80% delle agenzie segnala variazioni rilevanti, il 62% dei clienti tende a rimandare la prenotazione, il 21,8% richiede modifiche o informazioni aggiuntive. Il principale driver di scelta è la sicurezza (55,8%), seguita da flessibilità e prezzo. Si osserva inoltre un aumento della volatilità della domanda: il 61,7% degli operatori prevede prenotazioni caratterizzate da elevata incertezza per la stagione estiva.

  • 12:27

    Il presidente egiziano al-Sisi: “Solo Trump può fermare la guerra nel Golfo”

    “Dico al presidente Trump: solo tu puoi fermare la guerra nella nostra regione del Golfo”. Lo ha dichiarato il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, lanciando un appello al presidente degli Stati Uniti durante la cerimonia di apertura dell’Egypt Energy Show. Lo riporta Haaretz.

  • 12:16

    Iran, domani vicepremier Pakistano a colloquio in Cina

    Visita in Cina, domani, per il vicepremier e ministro degli Esteri pakistano, Ishaq Dar. Lo ha reso noto il ministero degli Esteri di Islamabad, dove ieri si è tenuta una riunione tra i capi delle diplomazie di Pakistan, Arabia Saudita, Turchia ed Egitto incentrata sulla situazione nella regione a un mese dall’avvio delle operazioni di Usa e Israele contro l’Iran a cui Teheran non manca di ‘rispondere’.
    Il Pakistan si è offerto di mediare. La visita di Ishaq Dar a Pechino arriva su invito del capo della diplomazia cinese Wang Yi, precisano dal Pakistan, sottolineando la storica ‘amicizià con il gigante asiatico, una partnership caratterizzata da “forte coordinamento e consultazioni che si tengono regolarmente” su questioni regionali e internazionali. La missione, aggiungono, servirà per parlare “in modo approfondito degli sviluppi nella regione, di questioni bilaterali e globali di interesse comune”.
    Ieri Islamabad ha annunciato di essere pronta a ospitare colloqui tra rappresentanti di Stati Uniti e Iran “nei prossimi giorni” per “giungere a una soluzione globale e duratura del conflitto in corso”.

  • 12:02

    Iran: “Le proposte Usa in 15 punti sono eccessive e irragionevoli”

    “Le richieste che ci sono state trasmesse sono state per lo più irragionevoli ed eccessive”. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, nel corso di una conferenza stampa riportata dall’agenzia Tasnim, sottolineando che “non abbiamo avuto alcun negoziato diretto con gli Stati Uniti” ma solo “messaggi ricevuti tramite intermediari sulla volontà americana di negoziare”.
    Baghaei ha ribadito che “la nostra posizione è chiara e, a differenza dell’altra parte che cambia continuamente posizione, sappiamo bene quale sia il nostro quadro di riferimento”, aggiungendo che “l’Iran non ha iniziato questa guerra ma è stato oggetto di un’aggressione” e che, nelle attuali condizioni, “tutti i nostri sforzi sono concentrati sulla difesa del Paese”.

  • 11:48

    Israele, incendio nella raffineria petrolifera di Haifa dopo attacco missilistico

    Un incendio è scoppiato nella raffineria della città settentrionale israeliana di Haifa per la seconda volta durante l’inizio della guerra. I filmati hanno mostrato fiamme su un grande serbatoio della raffineria con un denso fumo nero alzarsi al cielo. L’incendio è stato rapidamente spento. Non è chiaro se le fiamme siano state causate dall’impatto di un missile o da detriti. Nei raid contro l’Iran, Israele ha preso di mira il giacimento di gas naturale South Pars e altri siti petrolchimici.

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