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Tre caschi blu uccisi in Libano: Francia chiede riunione urgente dell’Onu. Trump: “Intesa o distruggeremo Kharg”

Il presidente Usa ha annunciato "il passaggio di 20 petroliere attraverso Hormuz", ma anche un possibile blitz sul petrolio. Secondo il Wall street journal nel mirino c'è anche l'uranio
Tre caschi blu uccisi in Libano: Francia chiede riunione urgente dell’Onu. Trump: “Intesa o distruggeremo Kharg”
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Trump: “Senza accordo con l’Iran distruggeremo centrali elettriche, pozzi petroliferi e l’isola di Kharg

Senza un accordo che preveda anche la riapertura dello Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti “faranno esplodere” e “distruggeranno completamente” tutte le centrali elettriche iraniane, i pozzi petroliferi e l’isola di Kharg. Lo ha dichiarato su Truth Social il presidente americano Donald Trump.
“Gli Stati Uniti d’America sono in serie trattative con un nuovo regime, più ragionevole, per porre fine alle nostre operazioni militari in Iran – ha spiegato Trump – Sono stati compiuti grandi progressi ma, se per qualsiasi motivo non si raggiungerà presto un accordo, cosa che probabilmente avverrà, e se lo Stretto di Hormuz non sarà immediatamente ‘aperto al commercio’, concluderemo la nostra ‘piacevole permanenza’ in Iran facendo esplodere e distruggendo completamente tutte le loro centrali elettriche, i pozzi petroliferi e l’isola di Kharg (e forse anche tutti gli impianti di desalinizzazione!), che finora abbiamo volutamente non ‘toccato'”.
“Questo avverrà come ritorsione per i nostri numerosi soldati, e altri, che l’Iran ha massacrato e ucciso durante i 47 anni di ‘regno del terrore’ del vecchio regime”, ha concluso Trump.

  • 11:47

    Borsa, l’Europa gira in rialzo: attesa per negoziati Usa-Iran

    Le Borse europee girano in rialzo mentre si guarda agli sviluppi della guerra in Medio Oriente. L’attenzione è rivolta ai negoziati Usa e Iran mentre scendono in campo le forse Houthi contro Israele. L’aumento del petrolio e del gas alimenta il clima di incertezza sul fronte dell’inflazione e sulle prossime mosse delle banche centrali. In lieve calo i rendimenti dei titoli di Stato.
    L’indice stoxx 600 sale dello 0,5%. In rialzo Madrid (+0,9%), Londra (+0,8%), Parigi (+0,4%) e Francoforte (+0,2%). I principali listini sono spinti dalle utility (+1,9%), con l’aumento del gas. Ad Amsterdam le quotazioni registrano un rialzo del 2% a 55,61 euro al megawattora. Sale anche l’energia (+1,7%), il Wti guadagna l’1,4% a 101 dollari al barile. Il Brent guadagna il 2,3% a 115,16 dollari al barile. In aumento anche il comparto tecnologico (+0,7%) e la farmaceutica (+0,6%). In moderato rialzo le assicurazioni (+0,3%) e le banche (+0,1%). Deboli le auto (-0,3%).
    Sul fronte dei titoli di Stato, lo spread tra Btp e Bund sale a 95 punti, con il rendimento del decennale italiano al 4,03% e quello tedesco al 3,08%. In aumento l’oro che guadagna il 2,6% a 4.528 dollari l’oncia. Il dollaro si rafforza sulle principali valute internazionali. L’euro scende a 1,1494 sul biglietto verde.

  • 11:45

    Turchia: “Non siamo parte in causa nel conflitto tra Usa, Israele e Iran

    La Turchia ha ribadito di non essere parte in causa nella guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, respingendo accuse diffuse sui social media secondo cui Ankara vorrebbe entrare nel conflitto a sostegno della Repubblica islamica, intervenendo in Libano. “La Repubblica di Turchia ha sempre ribadito di non essere parte in causa nel conflitto”, ha affermato l’ufficio per le comunicazioni della presidenza della Repubblica di Ankara. “Le affermazioni che circolano su alcune piattaforme di social media, secondo cui ‘la Turchia entrerà in guerra a sostegno dell’Iran o interverrà in Libanò, costituiscono disinformazione”, ha aggiunto l’ufficio delle comunicazioni, definendo queste accuse come “fuorvianti” e “volte a danneggiare la reputazione internazionale della Turchia”. 

  • 11:16

    Tajani: “Tregua più vicina in Medio Oriente che in Ucraina”

    “Certamente si arriva prima alla tregua per il Medioriente che per l’Ucraina, secondo me. Mi auguro che sia una questione di poche settimane, così come ha detto il segretario di Stato Rubio a Parigi al vertice del G7, ha parlato di 2-4 settimane. Speriamo che sia così”. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, nel suo intervento in videocollegamento all’evento ‘Forum della cucina italiana’ a Masseria Li Reni con Bruno Vespa. “Le nostre pressioni sono sempre quelle di poter arrivare ad una cessazione del fuoco il prima possibile, però sono decisioni che sono indipendenti dalla nostra volontà. Abbiamo fatto anche capire a Israele che ci sono delle cose che non vanno”, ha aggiunto. 

  • 11:09

    L’Iran minaccia di colpire le case dei funzionari Usa e israeliani in Medio Oriente

    L’Iran ha dichiarato di voler colpire le abitazioni di funzionari militari e politici statunitensi e israeliani nella regione. Lo riporta SkyNews citando il portavoce dell’esercito iraniano, il tenente colonnello Ebrahim Zolfaghari, che ha parlato di possibile rappresaglia per i bombardamenti effettuati dai due Paesi contro le abitazioni in Iran.

  • 10:52

    Siria: “Attacco con droni su basi militari al confine iracheno”

    “Un attacco su vasta scala, con molti droni”, ha preso di mira “all’alba diverse basi militari” in Siria, “vicino al confine con l’Iraq”. E’ quanto rendono noto i militari siriani, precisando che stanno “valutando le opzioni” e che risponderanno “in modo adeguato per neutralizzare qualsiasi minaccia e impedire qualsiasi aggressione contro il territorio siriano”.

  • 10:50

    Ambasciatore Peled: “Giornalisti a Gaza? Speriamo entro la fine dell’anno”

    “I giornalisti saranno presto in grado di entare nella Striscia di Gaza che ora è sotto il Board of Peace, non è piu responsabilità solo di Israele”. Lo ha dichiarato l’ambasciatore d’Israele in Italia Jonathan Peled intervenendo a ‘Start’ su Sky Tg24. ”E’ molto difficile dare per me una timeline”, ma per l’ingresso dei giornalisti nell’enclave palestinese e per vedere miglioramenti della situazione sul campo “spero che non dovremo aspettare la fine dell’anno”, ha affermato. Certo, ha aggiunto, “la guerra contro l’Iran ci aiuterà nel conflitto con Hamas che presto potremo disarmare”.

  • 10:48

    Ambasciatore israeliano in Italia: “In Libano nessuna invasione, ma teniamo Hezbollah più a nord possibile”

    Israele “non ha alcuna intenzione di dispiegare turppe di terra in Iran”. Lo ha dichiarato l’ambasciatore d’Israele in Italia Jonathan Peled intervenendo a ‘Start’ a Sky Tg24, sottolineando “non so quali siano i piani di Trump” a proposito dell’invio di marines.
    I soldati israeliani sono invece presenti all’interno del territorio libanese, ma “non abbiamo dispute, né richieste territoriali con il Libano”, ha precisato Peled. “Dobbiamo tenere Hezbollah piu a nord possibile”, ha proseguito Peled sottolineando che “il governo libanese è contro Hamas e Hezbollah, il governo e il popolo stanno cercando di liberarsi di loro”. Per cui quella di Israele in Libano ”non è un’invasione”, ma l’obiettivo è quello di aiutare “le forze armate libanesi a essere più forti”.

  • 10:33

    Iran, Confcommercio: fino a +6.261 euro a marzo tra gas ed elettricità per terziario

    “Le tensioni geopolitiche legate al conflitto in Iran stanno generando un nuovo shock sui mercati energetici internazionali, con impatti significativi sulla bolletta energetica delle imprese italiane del terziario e con effetti differenziati a seconda dell’evoluzione del conflitto. Ipotizzando uno scenario di base con prezzi che, nei prossimi mesi, si stabilizzino sui livelli osservati nei primi nove giorni successivi allo scoppio del conflitto, e uno scenario peggiore, con il protrarsi nel tempo del conflitto, a marzo 2026 la bolletta elettrica delle imprese del terziario potrebbe aumentare, nel primo caso, dell’8,5% (passando da una media di 20.521 euro nel primo bimestre 2026 a 22.269 euro a marzo 2026), nel caso dello scenario peggiore del 13,9% rispetto alla media di gennaio-febbraio 2026 (spesa di 23.380 euro) con un incremento medio aggregato della spesa di tutti i settori (alberghi, supermercati, bar, ristoranti, negozi) di 2.853 euro. Analogamente, per il gas gli aumenti sarebbero, per lo scenario base, del 30%, passando da una media di 7.833 euro nel primo bimestre 2026 a 10.181 euro, e del 43,5% nello scenario peggiorativo, con un aumento della bolletta di 3.408 euro (da 7.833 euro a 11.241 euro)”. È quanto emerge da un’analisi di Confcommercio realizzata in collaborazione con il CER, Centro Europa Ricerche, sull’impatto del conflitto in Iran sui costi energetici delle imprese del terziario di mercato. Per Confcommercio è “necessario rafforzare le misure di contenimento della volatilità energetica, dando piena attuazione alle misure del decreto bollette affiancandole con interventi urgenti in grado di ridurre rapidamente i costi per le imprese. Prioritario è sostenere le micro e piccole attività, accelerando l’avvio di processi di aggregazione della domanda così da consentire anche alle imprese più piccole di accedere ai contratti di lungo periodo per l’acquisto di energia da fonti rinnovabili e semplificando gli investimenti in efficienza energetica, così da ridurre in modo strutturale l’esposizione ai rincari”. 

    Entrando nel dettaglio dei settori, secondo l’analisi, le strutture maggiormente esposte saranno gli alberghi medi (con un consumo medio di 230 mila KWh) e le grandi superfici di vendita (con un consumo medio di 175 mila KWh). Per i primi, nell’ipotesi peggiore, l’aumento del prezzo dell’energia elettrica rispetto al periodo gennaio-febbraio 2026 comporterà nel mese di marzo un aggravio che potrà arrivare a 965 euro, quello del gas fino ad oltre 1.200 euro mensili. Per le grandi superfici di vendita, gli incrementi sarebbero di 744 euro per la bolletta elettrica e 445 euro per il gas. Per un bar con un consumo medio di 17 mila KWh, gli incrementi sono rispettivamente 87 e 196 euro. Simile l’impatto per i negozi non alimentari con un consumo medio di 16 mila KWh, mentre per i ristoranti con un consumo medio di 31 mila KWh l’incremento della bolletta elettrica sarebbe di 146 euro, per il gas 508 euro. Si tratta, dunque, di aggravi che colpiscono soprattutto le micro e piccole imprese, già esposte alla volatilità dei mercati energetici e con minore capacità di assorbire nuovi aumenti dei costi. La criticità deriva in particolare dal ruolo strategico dello Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per i flussi globali di petrolio e gas, il cui rallentamento ha determinato forti rialzi dei prezzi all’ingrosso e una crescente instabilità dei mercati. Questo shock si innesta su un contesto strutturalmente fragile per l’Italia, caratterizzato da una forte dipendenza dall’estero – oltre il 90% per il petrolio e oltre il 97% per il gas – e da un sistema elettrico ancora fortemente legato al prezzo del gas nella formazione dei prezzi finali. Oltre a ciò, negli ultimi anni si è assistito a una significativa diversificazione delle fonti, con una riduzione della quota russa ed un incremento del peso del GNL (gas naturale liquefatto), che rappresenta ormai circa un terzo delle importazioni di gas. 

    Tuttavia, questa trasformazione, insieme alla riduzione negli ultimi anni del peso complessivo delle fonti fossili nel mix energetico, accompagnata da un rafforzamento delle rinnovabili, non ha ridotto la dipendenza dall’estero e soprattutto non si è tradotta in un disaccoppiamento dal gas. Il sistema elettrico italiano rimane, infatti, fortemente dipendente dal gas nella formazione del prezzo, poiché il prezzo all’ingrosso è determinato dall’unità marginale di produzione, che nel contesto nazionale è tipicamente rappresentata dalle centrali a gas. Le fonti fossili, dunque, continuano a svolgere un ruolo determinante nel sistema elettrico. Ne deriva che anche una minore incidenza quantitativa del gas nel mix non è sufficiente a ridurne l’influenza sui prezzi, che restano sensibili alle dinamiche del mercato gasiero. Per valutare le conseguenze e l’intensità dello shock innescato dall’attacco statunitense in Iran, risulta particolarmente utile un confronto con il precedente episodio rappresentato dall’invasione della Russia in Ucraina del 2022. Il confronto con la crisi energetica generata dalla guerra in Ucraina mostra, infatti, che l’attuale shock legato al conflitto in Iran presenta caratteristiche in parte diverse. Sul petrolio, l’andamento dei prezzi è inizialmente simile, ma nel caso iraniano l’aumento risulta più prolungato, arrivando a circa il +50% rispetto ai livelli pre-crisi, contro poco più del +30% registrato nel 2022. Per il gas, invece, la dinamica è opposta: la guerra in Ucraina aveva prodotto un picco molto più elevato (fino a circa +160%), ma temporaneo, mentre il conflitto in Iran sta determinando aumenti più contenuti ma comunque significativi. Queste differenze riflettono la diversa natura degli shock: la Russia era il principale fornitore di gas per l’Europa, mentre i Paesi del Golfo sono soprattutto grandi produttori di petrolio. Dinamiche analoghe si riscontrano anche per il prezzo dell’energia elettrica.

  • 10:00

    Idf: “Nuovo attacco degli Houthi contro Israele dallo Yemen”

    L’esercito israeliano ha dichiarato che l’Iran ha lanciato diverse ondate di missili contro Israele e che un attacco è stato lanciato dallo Yemen, per la seconda volta dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele. Lo scrivono i media internazionali.
    Ha inoltre affermato che due droni provenienti dallo Yemen sono stati intercettati stamattina, senza però fornire ulteriori dettagli. La milizia Houthi yemenita, sostenuta dall’Iran, è entrata in guerra sabato, lanciando missili contro Israele e intensificando un conflitto che ha travolto il Medio Oriente.

  • 09:57

    Iran, media: conclusi colloqui Arabia Saudita-Turchia-Egitto a Islamabad

    I ministri degli Esteri di Arabia Saudita, Turchia ed Egitto hanno lasciato Islamabad dopo i colloqui ad alto livello per discutere il raggiungimento di una soluzione diplomatica alla guerra in Iran. Lo riferisce Al Jazeera. Il ministro degli Esteri e vice primo ministro del Pakistan, Ishaq Dar, ha ribadito che “dialogo e diplomazia” rimangono le uniche soluzioni praticabili per la crisi del Golfo. Secondo il comunicato diffuso dopo la sessione, i quattro Paesi hanno chiesto una cessazione immediata delle ostilità, sottolineato l’unità dei musulmani e sostenuto negoziati strutturati tra Washington e Teheran. Dar ha dichiarato di aver informato i suoi omologhi sulle prospettive di possibili colloqui Usa-Iran a Islamabad, con i ministri in visita che hanno espresso “pieno sostegno” all’iniziativa. I ministri degli Esteri hanno anche avuto, a margine dell’incontro, un colloquio con il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif.

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