Libano, Aoun: “Attacchi di Israele sono il preludio all’invasione”
Il presidente libanese Joseph Aoun ha “condannato il bombardamento e la distruzione da parte di Israele di infrastrutture e strutture vitali nel sud del Libano, in particolare il ponte di Al-Qasmiya sul fiume Litani e altri ponti”. Lo si apprende da una nota della presidenza.
“Questi attacchi rappresentano una pericolosa escalation e una flagrante violazione della sovranità del Libano, e sono considerati un preludio a un’invasione terrestre“, ha dichiarato Aoun, poche ore dopo che il ministro della Difesa israeliano aveva annunciato l’ordine di distruggere altri ponti ritenuti utilizzati da Hezbollah.
Pezeshkian: “Stretto di Hormuz è aperto a tutti, tranne a coloro che violano il nostro territorio”
“L’illusione di cancellare l’Iran dalla mappa dimostra disperazione contro la volontà di una nazione che ha fatto la storia. Minacce e terrore non fanno altro che rafforzare la nostra unità”. Lo ha affermato su X il presidente iraniano Masoud Pezeshkian.
“Lo Stretto di Hormuz è aperto a tutti, tranne a coloro che violano il nostro territorio – ha aggiunto -. Affrontiamo con fermezza le minacce deliranti sul campo di battaglia”.
Bessent: “Truppe Usa sull’isola di Kharg? Tutte le opzioni sul tavolo”
“A volte bisogna intensificare una guerra per ridimensionarla”. Lo ha detto il segretario al Tesoro americano Scott Bessent alla Nbc News rispondendo ad una domanda sulle intenzioni di Donald Trump in Iran. Sollecitato sulla possibilità che truppe Usa vengano dislocate sull’isola iraniana di Kharg, Bessent si è limitato a rispondere che “tutte le opzioni sono sul tavolo”. Secondo il segretario al Tesoro, Trump ha “obiettivi molto chiari” nel conflitto con l’Iran: distruggere la marina e l’aeronautica iraniane, le capacità missilistiche del Paese e la sua capacità di rifornirsi di armamenti.
Bessent ha, inoltre, sottolineato che i due missili lanciati contro una base anglo-americana sull’isola di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, sono stati sparati “per disperazione”.
Iran replica a Trump: “Pronti a chiudere completamente Hormuz”
L’esercito iraniano ha minacciato di bloccare completamente lo Stretto di Hormuz se il presidente statunitense Donald Trump desse seguito alle minacce di colpire le centrali elettriche del Paese. “Se le minacce degli Stati Uniti riguardanti le centrali elettriche iraniane dovessero concretizzarsi, lo Stretto di Hormuz verrà completamente chiuso e non verrà riaperto finché le nostre centrali distrutte non saranno ricostruite”, ha dichiarato il comandante operativo militare Khatam Al-Anbiya in un comunicato diffuso dalla televisione di stato iraniana.
L’Iran ha praticamente già bloccato lo Stretto di Hormuz, ma un numero esiguo di imbarcazioni è riuscito a transitarvi, circa il cinque percento del volume prebellico, secondo la società di analisi Kpler.
Nuova ondata di missili su Israele
L’emittente statale iraniana Irib riferisce che è iniziata una nuova ondata di attacchi missilistici. Lo scrive la Bbc precisando che la notizia è confermata dall’Idf. L’esercito israeliano afferma di essere al lavoro per intercettare la minaccia e che è stato inviato un allarme preventivo ai telefoni cellulari nelle zone interessate.
Londra: “L’Iran ha sicuramente lanciato i missili verso la base Diego Garcia”
“La nostra valutazione è che gli iraniani abbiano sicuramente preso di mira Diego Garcia”, la base militare a 3.850 chilometri di distanza dall’Iran: lo ha detto il ministro britannico per le politiche abitative Steve Reed alla Bbc, senza precisare a quale distanza dalla base siano arrivati i due missili balistici iraniani lanciati ieri. La base, che sorge sull’atollo più grande delle isole Chagos, arcipelago nell’Oceano Indiano, è una tra le più importanti al mondo per le forze americane e britanniche. Anche Reed ha poi ridimensionato la tesi dell’Idf israeliano secondo cui Teheran può colpire fino a Londra con i suoi missili: “Non c’è alcuna valutazione specifica secondo cui gli iraniani stiano prendendo di mira il Regno Unito o che potrebbero farlo, se lo volessero”, ha detto il ministro. “Siamo perfettamente in grado di proteggere questo Paese e di garantirne la sicurezza, sia qui sul nostro territorio, sia per quanto riguarda i nostri beni e i nostri cittadini in tutta la regione”.
Axios: “Trump sta creando una squadra per negoziare con l’Iran”
Gli inviati di Donald Trump, Jared Kushner e Steve Witkoff stanno creando una squadra per negoziare con l’Iran su ordine del presidente. Lo riferiscono ad Axios. Negli ultimi giorni non vi sono stati contatti diretti tra Usa e Iran, ma Egitto, Qatar e Regno Unito hanno fatto da tramite per lo scambio di messaggi, sottolineano le fonti. Egitto e Qatar hanno informato Usa e Israele che l’Iran è interessato ad avviare negoziati, sebbene a condizioni molto rigide. Da parte loro, gli Stati Uniti hanno posto sei condizioni, dallo stop al programma missilistico per cinque anni a quello totale dell’arricchimento dell’uranio. Le altre condizioni poste dagli Usa sono: la dismissione degli impianti nucleari di Natanz, Isfahan e Fordow; rigorosi protocolli di controllo esterno riguardanti la produzione e l’utilizzo di centrifughe e macchinari correlati; trattati sul controllo degli armamenti con i Paesi della regione, che prevedano un tetto massimo di missili non superiore a 1.000 unità; nessun finanziamento a gruppi affiliati quali Hezbollah in Libano, gli Houthi in Yemen o Hamas a Gaza.
Per parte sua, anche l’Iran ha posto sei condizioni per porre fine alla guerra con gli Stati Uniti e Israele: la garanzia che il conflitto non si ripeta, la chiusura delle basi militari statunitensi nella regione, il pagamento di un risarcimento all’Iran, la fine della guerra contro tutti i gruppi regionali affiliati all’Iran, l’attuazione di un nuovo regime giuridico per lo Stretto di Hormuz e il perseguimento penale e l’estradizione degli operatori dei media anti-iraniani. Lo riferisce l’agenzia Tasnim, emanazione dei Pasdaran.
Financial Times: “Compagnie aeree hanno perso 53 miliardi di dollari dall’inizio della guerra”
Le 20 maggiori compagnie aeree quotate in borsa a livello mondiale hanno perso circa 53 miliardi di dollari di valore dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, iniziata il 28 febbraio. Lo scrive il Financial Times, secondo cui settore aereo sta attraversando la peggiore crisi dalla pandemia di COVID-19, poiché la guerra ha causato disagi negli aeroporti hub del Golfo e bloccato i voli. Il quotidiano sottolinea inoltre che le compagnie sono preoccupate per una possibile carenza di carburante. Il propellente per aerei, denominato jet, è raddoppiato dall’inizio della guerra, col rischio di un aumento dei prezzi.
Netanyahu: “L’Iran ha provato di essere un pericolo per il mondo”
“Se volete la prova che l’Iran mette in pericolo il mondo intero, le ultime 48 ore ve l’hanno fornita”. Lo ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu in visita ad Arad. “Hanno lanciato un missile balistico intercontinentale contro Diego Garcia. Si tratta di una gittata di 4.000 chilometri. L’ho sempre detto. Ora hanno la capacità di raggiungere zone profonde dell’Europa”. E ancora: “Di quali altre prove avete bisogno per convincervi che questo regime, che minaccia il mondo intero, debba essere fermato?”. Il premier israeliano ha detto che nella notte “l’Iran ha preso di mira un’area civile. Lo sta facendo come arma di sterminio di massa. Per fortuna, nessuno è rimasto ucciso”. In secondo luogo, ha detto, gli iraniani “hanno bombardato Gerusalemme proprio accanto ai luoghi sacri delle tre principali religioni monoteiste: il Muro del Pianto, la Basilica del Santo Sepolcro e la Moschea di Al-Aqsa”. Infine, oltre all’episodio di Diego Garcia, il regime sta “bloccando una rotta marittima internazionale, una via energetica e stanno cercando di ricattare il mondo intero”. Israele e gli Stati Uniti, ha aggiunto, “stanno collaborando per il bene del mondo intero. Ed è ora che anche i leader degli altri Paesi si uniscano a loro. Sono lieto di constatare che alcuni di loro stanno iniziando a muoversi in questa direzione, ma serve di più”.