Sei soldati francesi sono rimasti feriti in raid con drone a Erbil
Sei soldati francesi sono rimasti feriti in un “attacco con drone” a Erbil, nel Kurdistan iracheno. Lo annuncia lo Stato Maggiore francese.
Sei soldati francesi sono rimasti feriti in un “attacco con drone” a Erbil, nel Kurdistan iracheno. Lo annuncia lo Stato Maggiore francese.
Momenti chiave
L’esercito iraniano ha dichiarato di aver preso di mira le basi militari israeliane e il servizio di sicurezza nazionale Shin Bet, mentre la guerra entra nel suo tredicesimo giorno. “Le basi aeree di Palmachim e Ovda del regime sionista, così come il quartier generale dello Shin Bet, sono state prese di mira dai droni dell’esercito della Repubblica Islamica dell’Iran”, ha dichiarato l’esercito in un comunicato trasmesso dalla televisione di Stato.
I posti di blocco delle forze di sicurezza a Teheran sono stati attaccati per la prima volta da droni. Almeno 10 persone sono rimaste uccise. Lo ha riferito un’agenzia di stampa semiufficiale Fars. Ieri sera nella capitale iraniana si sentivano spari, mentre continuavano i bombardamenti. Gli spari sembravano provenire dai posti di blocco, spesso presidiati da membri della forza Basij, composta interamente da volontari, della Guardia Nazionale e da ufficiali delle forze di polizia iraniana.
Il Bahrein ha affermato di aver arrestato quattro persone con l’accusa di spionaggio a favore dell’Iran. Il ministero degli Interni ha dichiarato che una quinta persona è ancora latitante. Il ministero ha accusato tutti e cinque di aver “utilizzato apparecchiature fotografiche ad alta risoluzione per fotografare e registrare le coordinate di luoghi vitali e importanti” per conto della Guardia Rivoluzionaria iraniana, corpo paramilitare iraniano. Il materiale sarebbe poi stato inviato ai pasdaran utilizzando un software crittografato.
Il prezzo del greggio Brent, il benchmark europeo, è salito di oltre il 5% alle 8:16, prima dell’apertura dei mercati azionari europei, mantenendosi leggermente sopra i 96 dollari al barile, ben lontano dai 118 dollari raggiunti lunedì scorso. Tuttavia, ieri sera, il Brent è sceso brevemente sotto la soglia dei 100 dollari. Ciò nonostante, il prezzo del greggio Brent rimane al di sopra della soglia dei 72 dollari che deteneva prima dell’attacco statunitense e israeliano all’Iran.
Nel frattempo, il prezzo del greggio West Texas Intermediate (Wti), il benchmark statunitense, è salito di quasi il 5% prima dell’apertura dei mercati azionari europei, raggiungendo i 91,49 dollari al barile. La decisione dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (Iea) di rilasciare 400 milioni di barili di riserve strategiche non ha fermato l’impennata dei prezzi del petrolio, che sono saliti alle stelle a causa del conflitto in Medio Oriente e delle difficoltà di transito nello Stretto di Hormuz, attraverso il quale passa un quinto del petrolio e del gas mondiale. Nonostante si tratti del più grande rilascio di riserve nella storia dell’Iea, a cui gli Stati Uniti parteciperanno rilasciando 172 milioni di barili, i mercati temono che il conflitto si protrarrà più a lungo del previsto. Inoltre, persistono problemi nello Stretto di Hormuz, dove le petroliere vengono attaccate
L’intensificarsi degli attacchi iraniani e la decisione del governo statunitense di sospendere le scorte militari per le petroliere che attraversano lo Stretto di Hormuz stanno sollevando la prospettiva di una chiusura prolungata che soffocherebbe le esportazioni attraverso la più importante rotta di trasporto energetico del mondo. Lo riporta il Wall Street Journal.
I primi 6 giorni di guerra contro l’Iran sono costati agli Stati Uniti oltre 11,3 miliardi di dollari. Lo ha riferito il Pentagono al Congresso degli Stati Uniti. Si tratta di una somma che destinata ad aumentare vertiginosamente e che non includen molte delle spese per il rafforzamento militare. Contemporaneamente il Dipartimento di Stato ha approvato lo stanziamento di un massimo di 40 milioni di dollari dal bilancio di emergenza per finanziare i voli di evacuazione per i cittadini americani che si trovano Medio Oriente. Sono già oltre 40mila gli americani che sono stati rimpatriati negli Stati Uniti dall’inizio dei combattimenti lo scorso 28 febbraio.
Il Segretario di Stato Marco Rubio ha annullato il consueto obbligo per i cittadini di rimborsare al governo i costi dell’evacuazione e il suo ufficio ha chiarito che “abbiamo fondi sufficienti per coprire i nostri sforzi finora e l’amministrazione collaborerà con il Congresso se saranno necessari ulteriori finanziamenti”.
Nella lotta contro l’aumento dei prezzi del carburante, l’Austria sta ulteriormente limitando i diritti dei gestori delle stazioni di servizio: potranno aumentare i prezzi al massimo tre volte a settimana, anziché una volta al giorno come in precedenza. Lo ha annunciato il Ministro dell’Economia austriaco Wolfgang Hattmannsdorfer. Le riduzioni dei prezzi rimarranno possibili in qualsiasi momento.Secondo il ministro, i prezzi della benzina in Austria sono aumentati di circa il 14% dall’inizio della guerra in Iran. I prezzi del gasolio sono aumentati del 25%. “Il nostro obiettivo è attenuare le fluttuazioni estreme dei prezzi e inviare segnali di stabilizzazione dei prezzi, in modo che le crisi internazionali non si riflettano direttamente sulle pompe”, ha sottolineato Hattmannsdorfer. Ha anche annunciato che saranno svincolate le riserve nazionali di petrolio, come avviene in altri Paesi.
Esplosioni sono state segnalate sopra Gerusalemme dopo che le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno rilevato il lancio di missili provenienti da Teheran. Lo riportano i media israeliani. Haaretz ha riferito che sono suonate sirene di allarme nell’area di Gerusalemme e in Cisgiordania dopo il lancio di missili dall’Iran. Il lancio iraniano è stato intercettato e i detriti sono caduti vicino a Gerusalemme. Al momento non è stato segnalato alcun ferito.
I porti petroliferi iracheni hanno interrotto completamente le loro attività in seguito agli attacchi iraniani contro due petroliere nelle loro acque territoriali. Lo ha dichiarato Farhan al-Fartousi, direttore generale della Iraqi Ports Company, all’Iraqi News Agency. Le operazioni presso i terminal petroliferi iracheni sono state completamente sospese, ma i porti commerciali restano operativi, ha precisato.
Da mercoledì si sono verificati sei attacchi alle navi nel Golfo Persico. La società di commercializzazione del petrolio irachena Somo ha affermato che i raid hanno “un impatto negativo sulla sicurezza e sull’economia dell’Iraq”.
“Siamo preoccupati” per quanto accaduto a Erbil e, “innanzitutto, c’è la nostra solidarietà che va ai nostri militari che hanno subito questo attacco”. Lo ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, a Rtl 102.5. Quanto accaduto, ha aggiunto, “ci vede rinnovare la richiesta di un cessate il fuoco immediato. Questa è una guerra illegale che non doveva iniziare, siamo tutti d’accordo che l’Iran deve fermarsi, ma si devono fermare le bombe di Trump e di Israele” perchè “se si smantella il diritto internazionale con attacchi unilaterali vale la legge del più forte”.