L'ombra di papà Kirk, lo spaccio e l'LSD per Michael Douglas - 4/4
Scorrendo le pagine emerge il peso soffocante del confronto con l’irraggiungibile figura paterna. Per un ragazzo timido e spaventato, sentirsi liquidare al debutto teatrale con la frase “Figlio mio, sei stato terribile” non aiutò la stabilità emotiva. Per affrancarsi economicamente e non chiedere un soldo in famiglia durante gli anni al college in California, Michael si trasformò in uno spacciatore di alto livello: riempiva due valigie di pelle con 44 chili di marijuana (comprata a 75 dollari in California) e li rivendeva a 500 a New York.
La spirale chimica degli anni Settanta e Ottanta fu intensa. “Nell’arco di tre anni posso dire di avere preso l’LSD più di cento volte”, ammette Douglas. Le notti newyorkesi non erano da meno: “Una notte tipica prevedeva di norma cinque drink e un grammo di coca. Ma se mi sentivo dell’umore, poteva essere di più”.
Una sregolatezza che ha fatto i conti con il dramma vero: la condanna del figlio Cameron (finito in carcere per sette anni per droga) e il personale calvario del cancro alla lingua affrontato nel 2010. Ostacoli che non hanno minato l’approccio vitalistico di un uomo che a 82 anni tira le somme con un’unica certezza: “Quando mi sveglio la mattina mi dico: ‘Michael, sei proprio un bastardo fortunato'”.