Il colpo di fulmine di Michael Douglas per Catherine Zeta-Jones - 2/4
Il primo impatto con la futura moglie avvenne al buio. “Prima di allora non mi ero mai innamorato di una donna su uno schermo cinematografico. Ma poi vidi Catherine. Ero a casa di un amico, con papà e mamma, a guardare una proiezione in anteprima di La maschera di Zorro“, racconta Douglas. “Dopo mezz’ora, una donna straordinariamente bella apparve sullo schermo. ‘Wow, chi è questa ragazza?‘ chiesi ad alta voce”.
A frenarlo era solo l’anagrafe: “Che diavolo, avevo venticinque anni più di lei! La cosa avrebbe potuto finire lì, finché non lessi un’intervista in cui Catherine diceva che le piacevano gli uomini maturi. Pensai: Ehi, ho una possibilità!”. L’occasione si materializza in Francia, al Deauville American Film Festival. Grazie all’addetto stampa, Douglas riesce a incrociarla al bar dell’hotel insieme ad Antonio Banderas e Melanie Griffith. Una cena condivisa si trasforma in un drink a due. “Solo in quel bar sulla costa della Normandia, mi ubriacai. Un paio d’ore dopo, le porte si aprirono e vidi un miraggio. Stasera me ne va dritta una dopo l’altra! pensai”.
Seguono ore di conversazione fino all’azzardo davanti all’ascensore e al rifiuto formale dell’attrice britannica. Ma per Douglas la partita era già chiusa: “Quando le dissi che sarei stato il padre dei suoi figli, non era uno squallido mezzuccio per fare colpo. Era la verità. Perché, anche se la conoscevo da poche ore, in lei c’era qualcosa di completamente diverso. La sua magia andava oltre la bellezza. Ed ero certo, come non lo ero mai stato, che fosse la donna giusta”. L’unica condizione posta successivamente dalla Zeta-Jones fu la monogamia, alla quale il divo, abituato a decenni di conquiste compulsive, rispose imperturbabile: “Lasciami fare cinque telefonate. Non ci vorrà molto”.