L'Aldilà attivo e il terrore della demenza - 4/4
Inevitabile, per chi indaga il senso del sacro, la riflessione sul fine vita. Sul Paradiso, Del Debbio rifiuta l’iconografia classica: “A volte la descrizione del Paradiso è un po’ annoiante: sarete beati per sempre… Penso a un’eternità attiva, non passiva. Un mondo dove si sta bene non perché si è fermi, ma perché si è in pace. Non ci annoieremo”.
Altrettanto pragmatica è la visione della morte terrena, di fronte alla quale il giornalista confessa di non provare timore, ma di temere piuttosto il declino della mente: “Non ho paura della morte. Mi fa paura la sofferenza, la perdita delle capacità cognitive. Dio ci ha dato questo grande dono della ragione… mi basterebbe lasciare in funzione i due indici, della mano destra e della sinistra, con cui scrivo a macchina, e se possibile un pollice, per le cancellature”. Perché il suo approccio intellettuale rifiuta ancora i computer: “Scrivo con la Olivetti 32. Il tempo libero lo dedico tutto allo studio e alla scrittura“. E a chi gli chiede se non provi mai uno spaesamento esistenziale, Del Debbio risponde citando Heidegger e i boscaioli: “Il disorientamento è connaturato alla nostra natura. La vita, in forme più o meno strazianti — non necessariamente di sofferenza, anche di gioia — ti disorienta”.