Il dubbio, il mistero e la critica di Del Debbio alla Chiesa contemporanea - 2/4
Nonostante la profonda preparazione teologica, Del Debbio non si nasconde dietro granitiche certezze dogmatiche, ma rivendica il diritto umano allo smarrimento: “Se non dubitassi, sarei Dio. Il dubbio è proprio dell’uomo”. La sua visione del divino rifiuta le scorciatoie rassicuranti: “San Tommaso dimostra con la ragione l’esistenza di Dio, ma non cosa Dio sia. E nessuno potrà mai saperlo. Dio rimane un mistero. Nessuno lo conosce, fuorché l’unico che è tornato dalla morte: Cristo. Il mistero è necessario affinché l’uomo creda. Il mistero è il riparo al limite che noi incontriamo con la sofferenza, le delusioni, le cadute. Sino all’inciampo supremo, la morte”.
Un mistero che, a detta di Del Debbio, l’attuale predicazione sta colpevolmente marginalizzando per inseguire istanze laiche. “C’è una forte crisi di predicazione, e la Chiesa lo sa, anche papa Francesco criticava le omelie sciatte”, analizza il giornalista. “Ratzinger ha ammonito di non aver paura a dire cose difficili per timore che allontanino, di non rifugiarsi nel messaggio ecologico, etico, sociale, politico, nella speranza che avvicini. È esattamente il contrario. Infatti le chiese si stanno svuotando”. Un giudizio che si estende allo stesso Bergoglio: “Non ho visto nella predicazione di Francesco il teocentrismo, la centralità di Dio. Avrei preferito che parlasse un po’ più del mistero. Ma lo rispetto: veniva dal Sud America, dalla realtà delle villas miserias, delle favelas; e il Papa è un uomo, si porta dietro la sua umanità”.