Il teatro, il podcast e l'umanità "come le cipolle" - 4/4
Attualmente Andreoli vive una fase definita “molto fortunata, molto felice, molto intera”, caratterizzata da “una compattezza dentro di me straordinaria che non poteva esserci prima”. Una solidità che le permette di affrontare serenamente le spaccature dell’opinione pubblica, ben consapevole che chi non la conosce possa bollarla come “frivola”, “superficiale”, “eccessivamente sicura di me” e persino “sopravvalutata”.
Oltre alla clinica e ai libri, c’è lo sbocco artistico. Dopo aver studiato recitazione all’Accademia d’arte di Milano, è attualmente in tournée con La mente in scena, spettacolo scritto 25 anni fa dall’amico e regista Luca Stano, rimasto a lungo in un cassetto. Sul palco, affiancata da un’attrice, veste i panni di se stessa: “È un testo ispirato a una paziente border, realmente esistita, che parla della mia materia. Ha avuto senso portarla sul palcoscenico”.
Sul fronte digitale, è protagonista del nuovo video podcast Sky Original Come le cipolle. L’illuminazione per il titolo è arrivata in volo, leggendo un articolo su Jacques Lacan, fuso poi con la celebre metafora pop di Shrek sugli orchi. “Siamo fatti di tanti strati come le cipolle, e questo ci differenzia, ci rende unici al mondo, ma allo stesso tempo ci rende anche tutti uguali. Io credo che oggi l’umanità non piaccia a nessuno ed è un po’ come gli orchi e le cipolle”. L’obiettivo del format è raccontare proprio questa stratificata, imperfetta umanità. L’unico metodo per farlo è “con un po’ di cura, di benevolenza e di amore”.